Basta

http://votantonioblog.splinder.com/post/19781223/A+voi

A voi, testedicazzo, che questi buffoni li avete votati.

A voi, coglioni veltruschini, che ne siete complici.

A voi, politicanti schifosi, feccia indegna di un paese civile, parassiti della società, luridi fascisti.

A voi, papi vescovi e cardinali, che da duemila anni comandate in casa d’altri.

A voi, sciacalli col microfono.

A voi, idioti che dormite, che accettate senza batter ciglio leggi razziali e provvedimenti fascisti.

A voi, morti nelle coscienze, che rincorrete ambulanze gridando “Svegliati!”.

A voi, spenti fin nell’anima, che non avete più nemmeno la dignità di stare zitti.

Che possiate ritrovarvi a vegetare, che le
vostre vite siano affidate a delle macchine, che le vostre volontà
siano calpestate, che i vostri cari siano calunniati, che gente immonda
come voi non provi rispetto nemmeno per la vostra morte.

E che dopo diciassette anni, il vostro dio vi incenerisca tutti!

http://www.carmillaonline.com/archives/2009/02/002935.html#002935

L’ISTITUZIONE-BRANCO

salo_pasolini.jpgdi Wu Ming 1

La clinica nido di membra stanche la casa del riposo
sorge su un colle azzurra come lama di forbice
bianca come latte in polvere come
un lenzuolo e silenzio attorno
La Pace
Arcadia dell’ultimo miglio
qui si è raccolta la famiglia prega assiste la ragazza
si prepara
morta da tanti anni si appresta a morire
senza la paura né l’orrore né bisogno
di aggrapparsi a una mano nell’ultimo momento
[come nei film prove d’attore a buon mercato]
prima del tuffo nel vuoto perché fluttua già nel vuoto
magra nel sarcofago vuoto solo un canale non sintonizzato
sotto la palpebra vuoto

Ce ne è voluto di tempo
tempo per farsi udire capire tempo
per ricorrere reclamare puntare i piedi
risolvere
tutti lo fanno di nascosto
per non soffrire più
di nascosto
perché così si è sempre fatto
di nascosto
succede tutti i giorni dappertutto
di nascosto
si staccano le spine perché qualcuno inciampa
si fermano le cure perché
non sono cure
la legge lo proibisce questi morti
fratelli sorelle
figlie
non vanno sepolti
legge dettata da imbecilli in palandrana
virtuosi col culo degli altri
mentecatti in sottanone
mantecati in dottrine di fango
e cattivi profumi

Poi qualcuno ha detto
di non volerlo fare di nascosto non più di nascosto
perché anche le buone azioni creano circoli viziosi
refoli di aria viziata se non escono
dai chiostri
dove si muore in camuffa
[ma per davvero eccome per davvero]
Qualcuno lo ha detto per tutti
l’uomo bloccato che parlava con le ciglia
l’uomo che perdeva un muscolo al giorno
e il padre della bella dormiente per sempre
sono usciti dal chiostro dove inciampano i dottori
e la piazza si è riempita di voci e lampi si è riempita
di conflitto discorsi la vita la morte e parecchi
ma in fondo nemmeno parecchi
fingevano fingono di non sapere
che di nascosto succede tutti i giorni

Il padre della bella dormiente per sempre
ridotta a pacco di carne e tecnica
dopo il cammino e le tappe forzate sforzate aperte
col piede di porco della tenacia
ricorsi rivolgimenti e un potere refrattario
rinfrangente rifocillantesi di facile consenso
ebbene dopo tutti questi anni di rimbalzi
la bella dormiente per sempre
è all’ultima stazione di un calvario senza i sensi
e tutto sembrerebbe andare bene
finalmente andare bene finalmente
il sollievo
unico momento di vera vita
unici giorni di vita nel corpo
che lotta restituito alla lotta al cadere
al panta rèi

Ma la cattiva sorpresa sale
da dietro la collina sulla strada provinciale
è un caravàn un serraglio di bestie in maschera
di maschere in bestia
convoglio di uomini e troie automobili
dai vetri blindati piene di ghigni espressioni bloccate
in sorrisi di circo e stanza eccoli
si pippano a vicenda la forfora dal cranio
coi biglietti da cinquecento euri
raccontano barzellette barzotte lubriche
gran pacche sulle ginocchia
Sono pronti all’exploit
perché è ora di finirla
Sono
1) Il Primus dei ministri primus habens
2) e 3) il Pope col segreto segretario
detto l’Uccello di rovo
4) Il deputato De Puta
5) Il Filosofino
6) Il Sondaggista
Arrivano di gran carriera
sudati alticci labbra gonfie da impuniti
riempiono il vialetto della clinica
invadono la corsia di tubi al neon
vanno a guardare il corpo
col codazzo di guardie del corpo
e guardie svizzere
[siamo al confine con la Svizzera]
occhiali neri braghe da pagliacci alabarde

Avanti a tutti
il Primus dei ministri primus habens
parrucca di pelo di ratto faccia
bistrata di biacca piastriccio d’ombretto da funebri pompe
[honni soit qui mal y pense]
impagliato da vivo per paura di morire
paladino della vita impasto
di merda e paglia
fa gli onori di casa in casa d’altri
da troppi anni
qui è avanguardia e frangiflutti per

il Pope del Nord
a braccetto con l’Uccello di rovo
bastone della sua vecchiaia
fanno quasi tenerezza
e il Pope somiglia a una candida nonna
parla di pace ma porta il frustino
tiene in bocca uno scudiscio
parla di vita e di morte ogni giorno
accende mutui sui culi degli altri
e a noi tocca pagarli
a tasso variabile
invariabilmente

L’onorevole Nico De Puta è smarrito
vive circondato da cronisti
rilascia dichiarazioni sferra scomuniche civili scaglia
sempre anatemi sempre con l’occhio sempre fisso sull’obiettivo sempre
un occhio bovino che ti guarda dallo schermo
e ti fa venire freddo ma ora è solo
solo con le guardie del corpo nessun microfono
né telecamera

Il Filosofino
ha la faccia colorata di nulla
parla di vita e di morte sui giornali
parla di vita e di morte nei talk-show
collegato da un’altra città sempre
in un’altra città faccia grande su schermo
grande colorata di nulla

Il Sondaggista
fu da giovane maoista
ci mette la faccia e che faccia
per dirti che su cento italiani
novantotto cagano merda
e il due per cento fa la cacca
distilla opinioni a ph neutro
tutte le sere sorride a piene ganasce
ma quando serve se c’è un rovescio
suo compito è farne medaglia
settanta persone su cento la pensano
come non piace al padrone
lui pronto a dire paese
spaccato quasi a metà

Camminano e tutti si spostano
fatece largo che passamo noi
fremono i gorilla dell’antiguerriglia
agli ordini del capo-camarilla
la caposala chiede spiegazioni
il primario chiede spiegazioni
vociare di protesta dei parenti
della bella dormiente per sempre
partono i gorilla il branco bramisce
come un unico alce in calore
un alce a cazzo duro con la Sindrome di Tourette
sparano una salva una selva di porcidèi
il Pope non si scompone anzi
benedice a mezza voce i tirapugni
manganelli retrattili d’acciaio
incidono le teste e sganassoni
mettono i volti a soqquadro
tra pianti e imprecazioni
il Pope con aria dispiaciuta
mulina per l’aere segni della croce
chissà forse dovrebbero attenuare spargere polline
di perdono
dal pavimento dove giacciono i corpi
si innalza un rantolante vaffanculo
spento da un tacco che sbriciola qualcosa
era il padre della ragazza
la bella dormiente per sempre
è lei che vogliono
il Primus dei ministri primus habens
ride beato e dice
avanti
avanti

Davanti alla porta chiusa
ogni maschio inspira forte
e butta fuori ci-o-due
mentre si palpa il pacco
momento che non è di esitazione
ma parte della coreografia
il timing dev’essere perfetto
il Primus è un maestro drammaturgo
poi fa
un cenno
sfondano la porta

Il corpo di lei
stretto rinsecchito atrofizzato
campo desertificato
come tanti saprofiti spuntano tralicci
che portano cavi
tubi
su cui stanno appollaiati come corvi
i sogni di dominio
di questo potere che adesso la guarda
fremente vapore fremente
dalle narici
bavetta che cola sul mento
mani sui pacchi
fuori
i gorilla montano la guardia
e allora fuori
gli uccelli allora
nerastri come cuccioli di corvi
bocche protese verso il verme
stretti rinsecchiti atrofizzati
flaccidi come meduse
questo potere a cazzo fuori sogghigna
si tratta di impartire una lezione
è loro questo corpo
li intriga il suo fiore di catacomba
flaccidi
di fronte a lei dormiente si sentono eterni
flaccidi
la sua parvenza di vita li fa sentire vivi
flaccidi
la sua immobilità li dinamizza
flaccidi
il suo non poter scegliere eccita il loro arbitrio
flaccidi
il suo non avere più niente li fa sentire proprietari
epperò
flaccidi

Calano i calzoni
parte la danza flap flap di mani su e giù
flap flap pugni stretti su e giù
uno in faccia all’altro su e giù
flap flap come un battere d’ali senza decollo
provando a risvegliare uccelli vecchi
dalle ali stanche
appese a corpi stanchi come sacchetti
di necrosi
appese a corpi che non vogliono morire
il Sondaggista li rassicura tutti
il novanta per cento dei membri si rizza
dopo i primi cinque minuti
gli altri dopo i primi dieci
non c’è da preoccuparsi
se sembriamo morti
ottanta italiani su cento
sembrano morti ma sono in gran forma
flaccidi
allegria d’artificio li anima
flaccidi
fuori i gorilla vegliano
dal letto il corpo non assiste
testimone
di niente
tutti quanti
appena appena barzotti
uova in camicia che sanno di vecchio
flaccidi

Il Primus afferma il primato
con un salto da primate
vorrebbe tuffarsi sul corpo
ma lo blocca un cigolìo alla schiena
si costringe a movenze caute
del resto c’ha quasi ottant’anni
sale sul letto pian piano
flaccido pian piano
in cerca del sesso
in cerca impaziente del sesso
in cerca angosciosa del sesso
in cerca attonita del
sesso mentre cerca di tenere
la mezza erezione
si perde nelle pieghe di un mistero
confuso
me l’avevano data
per bella figa
vedrà vedrà mi han detto
mi han preso per il culo mi sentiranno
quando torno a Palazzo mi sentiranno
nel culo
oh se mi sentiranno
ma adesso
deve fare buon viso a cattivo gioco adesso
reggere la parte del grande amatore adesso
si sdraia sul corpo e grugnisce
finge di dare un colpo due tre ansima
flaccido
si alza affettando trionfo
adesso tocca agli altri adesso
si guarda nelle mutande
chissà come
ha eiaculato un fiotto di
un fiotto di sangue e
un fiotto di sangue e pus
presagio di morte disagio dosaggio di morte
fa finta di niente nessuno si è accorto
si allaccia i calzoni
fuori i gorilla vegliano

Uno dopo l’altro
flaccidi sudati calzoni calati
simulano il coito
respinti dal mistero che sei
bella dormiente per sempre
sugli scogli del tuo mistero si spaccano le chiglie
di ogni nave da guerra
nelle sabbie del tuo mistero sprofondano i convogli
che portano armi
nel buco del tuo mistero vengono inghiottiti gli dèi
nel mistero del tuo mistero si perdono le certezze
del potere
dello Stato
sul tuo stato

Embarazo
parola falsa amica
vuol dire essere gravide in Castiglia
e sentirsi facce di cazzo in Italia
Forse cercavano l’embarazo
di certo li morde l’imbarazzo
ciascuno ha in faccia il proprio cazzo
flaccido
io so che tu sai che io so
lui sa che tu sai che lui sa
lei sa che io so che tu sai
tutti sappiamo di esser morti
e in decomposizione

Il Primus va a orinare
lui orina pochissimo sapete
due gocce e ci mette una vita
problemi di prostata sapete
ma questo della prostata è un pretesto
si studia la mutandata
dal glande continua a uscire pus
si studia l’inguine
che sembra cedere in procinto di
cedere creparsi in procinto di
arrendersi a qualcosa
la pelle è rossa e croccante
dietro si agita
qualcosa
buon viso a cattivo gioco adesso
il Primus si guarda allo specchio
la pelle è giallastra e cascante

Chissà perché il bisogno scappa a tutti
e ognuno sta in bagno una vita sapete com’è
dopo una certa età sapete com’è
ché qui sembriamo sempre dei ragazzini ma gli anni passano
due gocce e ci vuole mezz’ora
ma in fondo siamo in forma
sopra la media nazionale di bell’aspetto
pensate che novanta italiani su cento
sono più brutti di noi
dal letto il corpo non assiste alla processione
parata verso il cesso a senso unico alternato
dal letto il corpo è testimone
di niente
e fuori i gorilla vegliano

ogni animale è triste post coito
se di coito si può parlare
nessuno si gira a guardarla nessuno
spaventa
il suo fiore di catacomba
la marcia verso l’uscita è più mesta
su tutti grava un peso grave un peso
denso nero grave un peso greve li schiaccia un peso
li tira giù lo sentono
lo sentono nei dischi vertebrali
erano arsi dall’ansia di catarsi
adesso sono spompi e spenti adesso
respirano col soffio di una valvola
difettosa
ognuno sa che gli altri sanno
si portano la mano al pacco
qualcosa si muove là sotto là dietro là dentro

li morde da dentro

la pelle sottile

la pelle che cede a uno scavo di talpa

e fuori c’è il sole

la luce del sole

fuori

riparte il convoglio

giù per la collina giù

sulla strada provinciale giù

un peso li tira

d’ora in avanti

giù

ci vorrà tempo ma

giù

7-9 febbraio 2009

http://www.carmillaonline.com/archives/2009/02/002934.html#002934

Il corpo e il sangue di Eluana Englaro: lo stupro assoluto

di Giuseppe Genna

eluana_englaro.jpgPrima
di iniziare qualunque discorso sulle drammatiche ore che sta vivendo il
Paese, poiché queste ore si scatenano utilizzando in maniera oscena e
quasi triviale il corpo e il sangue di Eluana Englaro, è a lei – a
quello che è stata e a quella crisalide abbandonata che è ora – che
dovrebbe andare un silenzio meditativo e privo di giudizio. Il suo
corpo e il suo sangue non sono offerti in dono, e comunque non affinché
l’eventuale dono si tramuti nel massacro volgare a cui stiamo
assistendo. Il suo corpo inabile poiché inabile è il suo organo
cerebrale, e quei 17 anni di pura vegetazione: la tragedia prima è
questa, cioè l’artificialità con cui la natura è stata soppressa da una
seconda natura, violentissima, che ne ha stuprato la volontà certa,
comprovata, che lei non avrebbe desiderato per sé l’artificio che
mantenesse respirante un corpo incapace di sopravvivere, nemmeno di
vivere, senza l’ausilio di questo emblema della tragedia tutta, che è
“il sondino”.
Davvero non coglie pietà a fronte di un corpo rattrappito, una persona
che non detiene più il principio di personalità? Pietà pura, intendo:
non giudizio pietoso o pietistico, e tantomeno ideologico.
Raffiguratevela mentalmente e sentitevi lei. Perché, se non si
riaccende l’empatia e la pietà, cioè l’amore stesso, ogni parola è vana
e ciò che si sta per leggere diventa ulteriore rumore nella lugubre e
drammatica caciara di queste ore italiane – nell’espropriazione
definitiva dell’Italia repubblicana da se stessa, che è la fase che ci
stanno facendo vivere: a noi, non a Eluana.

L’ordine del discorso parte dalla concretezza della situazione
corporea, ed eventualmente animica (come si specificherà di seguito),
di Eluana Englaro. Si deve partire concretamente, materialmente,
mondanamente da lei: non si deve prescindere da lei. Deve
rimanere presente, come un filo rosso acceso, per tutto il discorso.
Qualunque grado di affermazione deve essere riportato a quel corpo che
sta nel letto della clinica La Quiete, questo luogo assediato tutto attorno da una nazione che pressa diventando Il Rumore.
Il rumore stupra il silenzio di fronte al quale ci si pone vedendo il
corpo e il sangue di Eluana Englaro e il suo mistero finale – una fine
che dura intatta e intollerabile da 17 anni.
Si parte, nell’ordine del discorso, da quanto il premier Berlusconi, in
evidente coordinamento con le gerarchie della chiesa cattolica, sta
compiendo in queste ore: è un discorso politico. Si continua il
discorso esaminando la posizione eversiva, rispetto a uno Stato laico e
sovrano, della chiesa cattolica. Si giunge, dunque, a discutere della
situazione di Eluana. E si conclude il discorso: ogni discorso, come
ogni esistenza, affonda nel silenzio – ed è a questo silenzio che si
inviterà lo sguardo e il corpo tutto di chi legge queste parole.

Lo stupro politico
Ciò che sta avvenendo in queste ore già definite drammatiche per
l’Italia: è un colpo di Stato, o perlomeno una discontinuità, un evento
politico che chiude la parentesi iniziatasi nel 1992/93.
Fino a venerdì, quando ha deciso lo strappo istituzionale più grave
della storia della Repubblica, il premier Berlusconi aveva enunciato
una sua posizione personale sul caso Englaro (già questa oscenità
giornalistica andrebbe ricondotta a silenzio: “il caso Englaro”, “il
caso Cogne”, “il caso Meredith” – questa morbosità spalmata sui lobi
cerebrali della nazione, che se li fa spalmare volentieri…). La
posizione del premier Berlusconi era di totale incertezza, di
solidarietà con Beppino Englaro, di empatia con l’ambiguità terribile
del momento e della scelta. Confesso che le sue dichiarazioni umane,
discrete, finite per una volta in minimi trafiletti e non in
obbrobriose paginate, costituiscono per me l’unico momento,
in quasi un ventennio, in cui Silvio Berlusconi mi è parso umanamente
comprensibile, tremulo – e quindi virtuoso. La sensazione di simpatia
non ha avuto il tempo di durare.
Il premier ha scelto di muoversi politicamente sfruttando il corpo
privo di coscienza di Eluana Englaro: ha, cioè, scelto di muoversi
antipoliticamente. Ha sfruttato l’emotività amplificata dai media
intorno al corpo di Eluana Englaro per scatenare la tempesta perfetta
di una lacerante mossa di scacchi: la mossa di fare saltare la
scacchiera tutta della politica, intesa nell’accezione istituzionale.
Non fosse chiaro quanto è successo, tento di riassumerne i momenti
cardinali e le motivazioni sottaciute, enunciate invece alla nazione
con spudoratezza mussoliniana, come ricorda il fondo di Eugenio
Scalfari su La Repubblica di oggi:
– Improvvisamente, mutando opinione e rompendo la discrezione che aveva
mantenuto fino a quel momento, Berlusconi convoca il consiglio dei
ministri affinché emani un decreto legge di applicazione immediata per
interrompere il protocollo che porterà il corpo incosciente di Eluana a
una morte naturale. Il decreto legge è uno strumento straordinario e,
in quanto tale, deve essere approvato dal Presidente della Repubblica,
poiché esso scavalca, per presupposti di urgenza ma anche di
opportunità, il lavoro del Parlamento. Prima di emettere un decreto
legge, che cioè diventa legge dello Stato senza essere votato dai rappresentanti del popolo,
esistono contatti con la Presidenza dello Stato, onde evitare conflitti
ai più alti livelli istituzionali. Tali contatti, parzialmente
riservati, hanno al proprio centro il parere del Capo dello Stato: il
quale, rispetto al decreto legge in questione, avanza le sue
perplessità di anticostituzionalità e anticipa in una lettera privata,
indirizzata al premier, che non firmerà il decreto in questione.
Questo è il momento in cui, sfruttando lo stato emotivo confusionale
del Paese, Berlusconi decide di compiere la sua istantanea, fulminea
marcia su Roma: al di fuori da ogni protocollo, rende pubblica e
commenta, con un’interpretazione assolutamente deviante, la lettera
inviatagli da Napolitano. Attraverso negazione, evoca l’improponibile
spettro dell’impeachment nei
confronti del Capo dello Stato. Non può più fare il decreto legge,
passerà per il Parlamento: in tre giorni la legge sarà fatta – l’arco
di tempo in cui il Cristo ci mise a risorgere, secondo i credenti.
– La ragione centrale di un’eventuale discussione parlamentare, che
viene relegata sullo sfondo e dimenticata, è che si tratta di materia
complessa eticamente e dunque politicamente, già al vaglio delle
Commissioni e in discussione alle Camere: si tratta di stabilire una
regolamentazione della materia che si riassume come “testamento
biologico”. Da questo momento, il Parlamento, composto da una
maggioranza che obbedisce soldatescamente alle disposizioni del premier
voluto dagli italiani, è esentato da quel dibattito complesso e
decisivo, che viene stracciato, abbandonato, silenziato. Si voterà il
decreto legge urgentemente.
Questo è il momento in cui, secondo le categorie classiche, la democrazia si trasforma in demagogia: si attua uno stupro nei confronti della democrazia. La Repubblica è stuprata.
– In pari tempo, e del tutto coerentemente, il premier non smette di
attaccare il Capo dello Stato e arriva a mettere in discussione una
Costituzione che è riconosciutamente un modello di equilibratezza. Lo
fa con due argomenti: la Costituzione gli limita i poteri, perché se
lui vuole decidere con urgenza e non convocare le Camere, vuole poterlo
fare e la Costituzione invece gli mette i bastoni tra le ruote,
regolamentando i processi attuativi, riportandoli nella logica saggia e
democratica del contrappeso tra poteri, impedendo così una deriva da caudillo al
governo dell’Italia; il secondo argomento, tutto mediatico, giocato
sulla menzogna storica, è che la Costituzione sarebbe stata influenzata
da padri fondatori ideologizzati, in particolare da comunisti che
guardavano all’Unione Sovietica, e, nel condizionamento mediale che va
avanti per slogan a effetto, ciò viene espresso con la sintesi che “La
Costituzione è filosovietica”, il che fa saltare le premesse di ogni
plausibile sillogismo, agendo sulla componente irrazionale di metà di
un popolo che tale non è mai diventato. Poiché la Costituzione sarebbe
vecchia e comunista (quando è invece modernissima, presa a esempio da
altre nazioni, e fu elaborata proprio prescindendo dai possibili
ideologismi del tempo, che ne avrebbero condizionato la durata e la
validità, secondo tutte le testimonianze storiche che sono
pubblicamente consultabili), Berlusconi annuncia che vuole riformare la
Costituzione, avendo tuttavia giurato su di essa. E’ il rischio che si
paventava da anni e che si realizza ora, sfruttando il corpo e il
sangue di Eluana Englaro come un’occasione disumana per realizzare un
progetto politico che data da lungo tempo.
– Messo all’angolo il Capo dello Stato, approfittando di un’opposizione
incapace di schierare masse che appunto si oppongano a una decisione e
un proposito di inaudita gravità, cavalcando l’assenza di percezione
collettiva rispetto al baratro in cui viene di colpo a trovarsi la
Repubblica, Berlusconi salda un’indegna allenza con il Vaticano, ben al
di là dei Patti che governano i rapporti tra i due Stati. La chiesa
cattolica, per bocca dei suoi esponenti e per atti mediatici dei suoi
sostenitori più integralisti, sulla vita artificiale di Eluana Englaro
ha montato una deriva mediatica di inarginabile potenza. La
politicizzazione della chiesa cattolica è esplicita, al di là delle
ragioni morali che saranno qui sotto discusse. E’ un debordare delle
politiche vaticane al di là dei confini statuali, è una metastasi
ideologica che, se di per sé si pone come anti-liberista, va a
congiungersi con la componente politica italiana più liberista della
storia repubblicana. E’ un pressing che era garantito da quello che
Pasolini definiva “clerico-fascismo” nei decenni andati, e che oggi si
ripresenta geneticamente mutato: la chiesa cattolica si allea con un
premier massone (una volta iniziati alla massoneria, si resta massoni a
vita), a un gruppo di divorziati che partecipano al Family-Day, a una
componente tecnocratica della vita politica di uno Stato laico ed
estero. A questa chiesa cattolica, il premier risponde “sì”: non
mistiche nozze. Si dà una giunzione di nuova specie, per nulla
corrispondente al sondabile legame che strinse la stessa chiesa alla DC
nel corso della Prima Repubblica.
– Berlusconi utilizza una pressione personale e mediatica sul corpo e
il sangue di Eluana Englaro e addirittura sul padre di lei. Afferma
cose gravissime, infondate dal punto di vista clinico, raccapriccianti
per qualunque popolazione: “Potrebbe avere un figlio”, evocando
propriamente lo stupro necrofilo di
un film di Almodovar o di Tarantino e, al contempo, una concezione dei
diritti della donna che viene sottesa non tanto subliminalmente, e che
dovrebbe portare immediatamente in piazza la metà femminile e la parte
maschile libertaria di questo Paese, per protestare. “Ha il ciclo
mestruale” rincara il premier con modalità che valicano lo splatter.
Enuncia giudizi insostenibili sul padre di Eluana Englaro e subito a
Udine appare la scritta “Peppino boia”. Una vedova di Nassirya dice che
Eluana Englaro sorride e non è vero. Il neurologo Giuliano Dolce
assicura che Eluana Englaro è in grado di deglutire e non è vero. Il
premier, in pratica, mette in moto l’oscenità della disinformazione su
larga scala. Sfrutta l’emotività come ogni populismo che corra dritto
verso la legittimazione di una dittatura ha fatto.
La verità è stuprata.
– Con il decreto legge, il premier avrebbe reso vana una sentenza della
Magistratura, potere che per Costituzione è indipendente
dall’Esecutivo. E’ un tema che accompagna dal 1992-93 la vita politica
di Berlusconi. La Magistratura controllata dal governo è uno dei
capisaldi del Piano di Rinascita Democratica elaborato
da Licio Gelli, gran maestro della loggia eversiva P2. Punto per punto,
Berlusconi ha realizzato in quindici anni quel piano. Si trova
all’ultimo ostacolo: rendere vani i contrappesi istituzionali, arrivare
a un presidenzialismo che, di fatto, è una dittatura solo
apparentemente morbida. Ciò che è osceno è che questo allucinante
progetto politico non passi al vaglio delle coscienze democratiche, ma
venga inaugurato con un tragico strappo di potere che fa perno sul
corpo e sul sangue di Eluana Englaro.

Lo stupro cattolico
La chiesa cattolica ritiene di giocare una battaglia fondamentale sul
corpo e sul sangue di Eluana Englaro. Vincere questa battaglia varrebbe
pareggiare il conto dopo la sconfitta subìta per il coraggio e la
determinazione di Piergiorgio Welby, devastato da sclerosi laterale
amiotrofica, che ha gridato senza voce all’Italia il suo diritto a
morire in pace, a sospendere un accanimento terapeutico per lui
intollerabile. Senza macchine o artificialità sia Welby sia Englaro
muoiono. Qui si evidenzia lo scontro frontale, decisivo politicamente
perché decisivo biologicamente, tra natura e tecnologia.
In queste battaglie, la chiesa cattolica cade in una contraddizione che
si rivelerà devastante per la sua storia. Essa sta divaricando il suo
popolo con una forbice che si allarga: da una parte chi crede alla
chiesa istituzionalizzata e dall’altra chi crede al Cristo. L’amore nei
confronti della vita si converte in una difesa della sopravvivenza a
ogni costo. Se c’è un tema che l’attuale pontefice, Joseph Ratzinger,
propala dall’inizio del suo vicariato a oggi, è la battaglia contro il
relativismo. La scienza e lo scientismo sono i canali che veicolano il
relativismo come metodo e come propria espressione fondamentale. Nel
caso di Eluana Englaro, è proprio alla scienza che la chiesa cattolica
affida il suo messaggio. Già da tempo la chiesa cattolica non propaga
più la metafisica testimoniata dal Cristo, bensì la verità della
propria tradizione istituzionale. Nel fondamentale saggio La nemesi medica, l’ex sacerdote Ivan Ilich avvertiva del pericolo:

“Le
pratiche mediche diventano magia nera quando, invece di mobilitare i
poteri di autoguarigione del malato, lo trasformano in un flaccido e
mistificato guardone della propria cura.”

Senza considerare
che in questo caso il paziente nemmeno è in grado di guardare, aderendo
a questa magia nera, la chiesa cattolica si attacca al respiratore
automatico.
Sta succedendo sempre più spesso, negli ultimi tempi. La sacralità del
matrimonio, evocata ai tempi della proposta sui PACS, si riferisce a
un’istituzione che non è affatto un’istruzione cristica, ma
ecclesiastica (il sacramento, per come lo conosce la modernità, risale
al X secolo dopo Cristo). In questa istituzionalizzazione del prossimo
e dell’amore (che, secondo Illich, ma non soltanto secondo lui, deriva
da una misinterpretazione della parabola del “Buon Samaritano”), giunge
anche l’istituzionalizzazione della vita: che diventa indifferente dalla sopravvivenza.
La posizione della chiesa cattolica gronda contraddizioni. E’
sorprendente che perfino un filosofo pervicacemente cattolico, che mai
si è sbilanciato a sfavore delle dottrine vaticane, quale è Giovanni
Reale, in un’intervista al Corriere della Sera (7.2.09) denunci la contraddizione fondamentale della battaglia sul “sondino”:

Quando
entra nel merito della vicenda di Eluana Englaro, cita il francese Jean
Baudrillard. Da 17 anni, per Reale, Eluana Englaro sopravvive a prezzo
della vita. «La tesi portata avanti da molti uomini della Chiesa, e ora
anche del governo, è sbagliata e va corretta — dice il filosofo —. Nel
caso di Eluana vedo un abuso da parte di una civiltà tecnologica
totalizzante, così gonfia di sé e dei suoi successi da volersi
sostituire alla natura. Si è perduta la saggezza della giusta misura.
La Chiesa, e il governo insieme a lei, sono vittime di questo paradigma
culturale dominante».
[…] Se il diritto alla vita perde la precedenza su tutti gli altri
valori, sa anche lei quale potrebbe essere il prossimo passo: parlare
in termini meno ideologici di eutanasia. «Errore. Io non lascio aperto
nessuno spiraglio all’eutanasia. Non dico: fammi morire. Ma: lasciami
morire come ha stabilito la natura. Né io, né tu. La natura. Prendiamo
il caso di Piergiorgio Welby, che ho seguito da vicino. Welby
sostanzialmente non disse: staccate la spina. Ma: lasciate che la
natura faccia il suo corso, non fatemi restare vittima di una
tecnologia che costruisce qualcosa di sostitutivo e artificiale
rispetto alla natura. È un’affermazione identica a quella che si dice
abbia fatto Giovanni Paolo II: lasciatemi tornare alla casa del Padre».

L’insanabile
contraddizione in cui si sta iscrivendo il magistero e l’azione
dell’attuale chiesa cattolica conduce a tentennamenti sconcertanti: la
difesa dell’embrione a fronte della cura per la vita e la sopravvivenza
concessa dalle cellule staminali; l’attacco alla contraccezione che
confonde la potenzialità di fecondazione con il fatto che la
fecondazione avvenga (dunque: perché non darmi dello sterminatore, io
che potrei avere decine di figli e non ne ho fatto uno che sia uno?);
la resa di fronte agli attuali studi sulla coscienza a fronte
dell’insegnamento sulla persistenza dell’anima.
Quarant’anni orsono, il corpo di Eluana Englaro non avrebbe subìto un
calvario per più di tre lustri. La tecnologia non ne avrebbe impedito
la morte naturale. La difesa a oltranza della sopravvivenza corporea
dipende dunque da un passo in avanti della scienza. Il timore della
chiesa cattolica circa la depopolazione, che è un’ideologia
contrapposta a un’ideologia di stampo liberista, sta conducendo il
pianeta e la specie all’esaurimento della vita stessa. Tutto ciò
dipende, a conti fatti, dal processo di “istituzionalizzazione del
prossimo” che, al contrario di quanto facilmente dichiarato ai media da
esponenti vaticani e non intimamente meditato, è tutto tranne che il
rispetto della persona Eluana Englaro: fa di questa persona una sineddoche,
cioè una figura retorica, come è tipico di ciò che è ideologico. La
modernità occidentale è figlia della compassione istituzionalizzata che
crea un nuovo statuto della sofferenza e della povertà. Un processo che
trasforma l’ospitalità e la percezione del dolore. Tutto inizia alla
metà del IV secolo dopo Cristo, nelle tesi di Ilich, quando, sotto
l’influenza cristiana, sorgono i primi veri ospizi per i senzatetto
finanziati dalla comunità. L’effetto? La distruzione della pratica
spontanea e personale dell’ospitalità. Mentre la storia del “corpo in
pena” ci racconta la trasformazione della compassione (esperienza vissuta in prima persona)
in “gestione del dolore” negli ospedali. Luogo istituzionale in cui ai
malati viene conferito uno statuto. Ecco perciò a cosa si riduce
pericolosamente (per se stessa e per chi non aderisce al suo limitante
insegnamento, come il sottoscritto) la chiesa cattolica di fronte a
Eluana Englaro: essa è l’enorme ospedale non più metafisico, che
istituzionalizza il paziente a prescindere dalla persona.

Lo stupro di Eluana Englaro
Alcune verità accertate,
perché frutto di esami clinici e audizioni, non soltanto dei medici e
dei parenti di Eluana Englaro, bensì anche dei suoi intimi amici:
Eluana davvero non avrebbe desiderato vivere artificialmente, priva di
coscienza e personalità; Eluana è priva di coscienza psichica e non ha
possibilità di ritorno a uno stato non vegetativo (va ricordato che,
dopo l’immenso e macabro can-can intorno a Terry Schiavo, l’autopsia
stabilì che il cervello della donna era ridotto alla metà del peso di
un cervello normale, e non esisteva presenza di neuroni): Eluana non
può accedere al dibattito che si sta scatenando intorno a lei.
La posizione apparentemente amorosa, e in realtà profondamente
ideologica, della chiesa cattolica è relativa. Altre metafisiche la
pensano in maniera diversa. Se fossi induista o buddhista, per esempio,
sarei convinto che ciò che accade da 17 a Eluana Englaro è tremendo,
poiché una tecnologia oscena impedisce al principio animico di
staccarsi dal corpo, che è un semplice veicolo fisico. Non è con
l’ideologia religiosa che si può stare quindi di fronte a un caso che
non lo è: per natura, Eluana morirebbe nel giro di poco tempo.
Tuttavia c’è una battaglia civile in corso. Beppino Englaro sta
lottando per un diritto di libertà che si estenda a tutti noi italiani.
Gli sarebbe stato più comodo trasportare il corpo inerte di sua figlia
in Spagna o in Olanda e lì dare corso a quanto la natura dispone. Un
tale diritto, cioè ricongiungersi alla natura,
è il punto su cui il padre di Eluana Englaro sta combattendo una
battaglia di libertà. Sta passando, questo uomo coriaceo, immerso da
anni in un dolore insanabile, una staffetta che eventualmente gli
italiani possono prendere in mano: decidere per un testamento
biologico, decidere se la vita coincide con la personalità e rifiutare
una sopravvivenza che non manifesta la personalità stessa o (per i
credenti cattolici) non permette all’anima di agire attraverso il
corpo. Non è affatto destinale che il corpo inanimato sia obbligato a
un’indefinita e ossessionante sospensione, che nega di fatto ciò di cui
la società occidentale ha paura: vale a dire la morte e il lutto.
Su tutto ciò, si innesca una vicenda politico-istituzionale: si innesca
indegnamente. Siamo al baratro che chiude un’epoca e ne apre un’altra,
e lo siamo nella maniera più immorale con cui potevamo essere condotti
su questa faglia. Avendo a disposizione un tessuto popolare effettivo,
il che in Italia non è, oggi vedremmo le persone manifestare per
appropriarsi di un diritto, così come fu nei casi di divorzio e aborto.
L’innaturale mitosi tra potere ecclesiastico e potere populista fa di
questo Stato la negazione di se stesso.
Per questa ultrema violenza, non liberatrice bensì oscena soltanto,
Eluana Englaro è sotto multipli stupri: è sotto stupro assoluto.

Infine
Poiché questa terra non ti è stata lieve, qualunque altra terra ti sia lieve.

Nel Critone, racconta Platone che a Socrate, incarcerato, il
giorno in cui deve bere la cicuta che gli porterà la morte, gli amici
offrono una via di fuga: potrebbe salvarsi. Accetterà invece la morte,
nella consapevolezza: per rispetto della natura e del “senso” di cui si
è fatto veicolo consapevole, non per rispetto alle istituzioni. E’ la
vita che lo attende dopo la fuga a mutare i contorni di ciò che voleva,
desiderava, credeva. La morte per lui o è un sonno senza sogni oppure è
una possibilità di accedere a una realtà in cui il dialogo è
elevatissimo.

C’è un momento in cui Gesù decide di non scappare e accettare la morte:

Detto
questo, Gesù uscì con i suoi discepoli e andò di là dal torrente
Cèdron, dove c’era un giardino nel quale entrò con i suoi discepoli.
Anche Giuda, il traditore, conosceva quel posto, perché Gesù vi si ritirava spesso con i suoi discepoli.
Giuda dunque, preso un distaccamento di soldati e delle guardie fornite
dai sommi sacerdoti e dai farisei, si recò là con lanterne, torce e
armi.
Gesù allora, conoscendo tutto quello che gli doveva accadere, si fece innanzi e disse loro: «Chi cercate?».
Gli risposero: «Gesù, il Nazareno». Disse loro Gesù: «Sono io!». Vi era là con loro anche Giuda, il traditore.
Appena disse «Sono io», indietreggiarono e caddero a terra.
Domandò loro di nuovo: «Chi cercate?». Risposero: «Gesù, il Nazareno».
Gesù replicò: «Vi ho detto che sono io. Se dunque cercate me, lasciate che questi se ne vadano».
Perché s’adempisse la parola che egli aveva detto: «Non ho perduto nessuno di quelli che mi hai dato».
Allora Simon Pietro, che aveva una spada, la trasse fuori e colpì il
servo del sommo sacerdote e gli tagliò l’orecchio destro. Quel servo si
chiamava Malco.
Gesù allora disse a Pietro: «Rimetti la tua spada nel fodero; non devo forse bere il calice che il Padre mi ha dato?».

Dice bene Giorgio Napolitano, affermando che il dolore non è monopolio
di nessuno. Però quando se ne pretende il monopolio, si chiama una
reazione. Che, in qualche modo, se non in maniera eclatante, prima o
poi giungerà a manifestarsi: è legge fisica ed è legge metafisica. Però
questo concerne il futuro, mentre bisogna stare al presente e abolire
ogni discorso, in un silenzio davanti al corpo e al sangue di Eluana
Englaro, oltre che a quanto suo padre sta facendo per tutti noi e altri
stanno per compiere contro tutti noi.
In silenzio contemplare il corpo e il sangue di Eluana Englaro, la sua
figura scarna, il suo principio vitale che non è personale più, ma
soltanto organico, l’eco del suo desiderio che rimbalza da 17 anni
orsono.
Bisogna provare pietà e amore e con questi, che non sono semplicemente
sentimenti o emozioni, dare forma al silenzio e dare forma all’azione.

Annunci

2 pensieri su “Basta

  1. Pingback: Sweepsy's Blog

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...