Iperconnessi

Sio 16 maggioSono sicuramente più brava con la parola scritta che con quella parlata, e infatti tengo un blog, mica faccio video. Le parole comunque sono potentissime, come ci insegna il saggio Sio. Ad ogni modo mi hanno proposto di parlare di argomenti che mi appassionano, e di cui si trovano tante tracce proprio su questo blog e ho colto la sfida, sperando di essere stata abbastanza chiara (e di averle messe giù in un certo ordine). Per un barlume di coerenza, linko la versione di peertube, ma il video si trova su Youtube oltre che sulla pagina Facebook Le frites, dal Belgio e non solo.

Facebook, Whatsapp, gli USA e noi

waA rigor di logica non dovrei né vorrei occuparmi di nuovo di Facebook, dopo aver appena festeggiato un anno senza, ma anche se io me ne volessi disinteressare sembra che Facebook non si disinteressi a me. Tra la nuova policy di Whatsapp che ti impone di condividere le informazioni dell’account con Facebook, che non sarebbe applicabile in Unione Europea vista la vigenza del GDPR (però anche Facebook stesso c’è nonostante il GDPR quindi…), e la relazione tra politica e piattaforme a livello sia locale che mondiale, tocca parlarne ancora. A livello locale l’esempio mi viene con il continuo utilizzo da parte delle istituzioni di comunicazioni poco istituzionali come le dirette Facebook per informare la cittadinanza alla faccia di chi non ha e non vuole aderire ad una piattaforma privata. La stessa piattaforma che ha fatto da cassa da risonanza ai deliri del presidente uscente degli Stati Uniti e dato spazio a gruppi e persone che nel modo più soft possono essere definiti suprematisti bianchi, oltre a feccia varia, per poi decidere in autonomia che ora basta, gli si toglie il palcoscenico. In base a cosa? Come dice bene Loredana Lipperini nel post di oggi:

Ma chi vigila sulla democrazia, certamente messa in pericolo ANCHE da un delirante quasi-ex-presidente degli Stati Uniti?
Perché se la difesa della democrazia viene delegata a un impero digitale non mi sembra il caso di essere così tranquilli. Come giustamente ha scritto uno dei non molti commentatori che aveva compreso il punto, siamo di fronte a “un soggetto privato che autonomamente sceglie se e quanto permettere al rappresentante in capo di uno stato di esprimersi”. E’ un cambio di paradigma incredibile (…)

E così torno a pensare, e a scrivere di queste cose. Il percorso di riflessione iniziato con la disamina del testo Il capitalismo della sorveglianza di Shoshana Zuboff, proseguito con l’analisi della necessaria, puntuale, nonché lunghissima critica di Evgeny Morozov allo stesso testo si arricchisce ancora con un’inaspettata quanto opportuna critica alle trappole pseudomarxiane delle categorie del surveillance capitalism fatta su questo blog, che incrocia anche una critica del fediverso che mi trova molto interessata e che sentenzia, non senza ragione: “Non bisogna credere che per liberarsi dei social commerciali basti crearne una versione priva di tracciamento dei dati”. L’occasione è ottima per continuare a riflettere sul potere delle piattaforme, un potere che ha diverse declinazioni, una delle quali è sulla nostra perdita della capacità di scrivere. Questa è una battaglia che ho deciso di combattere imponendomi nuovamente la scrittura, ed è uno dei numerosi motivi per cui ho abbandonato Facebook.

L’idea di abbandonare Whatsapp lo ha avuta pure ma è più complicato in base all’uso che ne faccio: principalmente ragioni di lavoro e di scuola della prole mi hanno impedito fino ad ora di farlo. Forse mi illudo che con questa nuova policy qualcosa possa cambiare a livelli significativi, perché leggo di picchi di iscrizioni ad alternative tipo Signal, anche se sulla bontà delle alternative bisognerebbe pure discutere: Signal, Telegram, what else? Su Mastodon, a proposito ancora di fediverso, se ne sta discutendo, ad esempio, e ci sono diverse posizioni, tra chi rompe senza problemi con un tot di contatti a chi si trova in difficoltà a farlo per le più varie ragioni.

capitol hill

Paladini del capitalismo nelle loro vesti più credibili

Dubbi, spinte al cambiamento, critiche del sistema dei social, sono tutti segnali importanti che non dobbiamo trascurare, e però hanno bisogno di uno sguardo complessivo. Condivido appieno quanto detto ancora da Loredana in questo caso ieri, in riferimento alla ignominiosa vicenda dell’assalto a Capitol Hill, riguardo al nostro presente: “siamo amabilmente al servizio di un capitalismo persino più feroce del precedente, quello che la rete e i social gestisce”. Questo dovrebbe essere un punto di partenza, che non nega un altro aspetto della questione: quello statunitense è un impero in decadenza, e anche la dimostrazione plastica dell’ennesima, sempre più dirompente crisi di un capitalismo che comunque si piega ma non si spezzerà da solo, senza un movimento reale che sappia agire per il cambiamento.

2021: work in progress

Qualche giorno fa ricordavo parlando con un amico che è trascorso un anno da quando ho cancellato il mio account Facebook. Alla domanda secca “come ti senti?” la prima risposta spontanea è stata “una persona normale”, perché davvero non è che abbia stravolto la mia vita da allora, sebbene il tempo “liberato” non sia poco. Del resto finché sto su Twitter e in misura minore su Mastodon non è che sia davvero “libera” dalla gamification, dall’infinite scroll, dal FOMO (Fear Of Missing Out), e da tutto il contorno che i social network comportano, seppure ognuno in diversa misura.

Su Twitter, posso dire che mi trovo ancora comoda nella mia bolla, raccolgo ogni tanto qualche utile news e partecipo al costante rumore di fondo, in fondo insignificante, in maniera tutto sommato dignitosa, credo. Su Mastodon avrei qualche riserva, non sull’idea in sé di federazione dei mezzi, quanto sulle pratiche adottate realmente sui singoli nodi. Mi ero iscritta all’istanza di tendenza anarchica bolognese Bida e dopo ripetute segnalazioni ho deciso di cambiare: i miei post di condivisione dal sito di Sinistra Classe Rivoluzione erano trattati alla stregua dei post di Gasparri, in fondo. Esagero forse, però sentirmi dire che non è consentita propaganda partitica quando se solo si desse un’occhiata al sito Rivoluzione si comprenderebbe l’assurdità dell’accusa mi ha veramente intristita. Trasferitami su Cisti, istanza di posizioni simili torinese, non avevo letto nelle policy la stessa discriminante antipartitica che pure c’è, ma dopo un primo messaggio non ho ricevuto più moniti, continuando a condividere, fino ad ora, senza problemi. Sinceramente vorrei che se ne discutesse perché il fatto di volersi distinguere dai soliti social non dovrebbe diventare un alibi per creare pratiche inutilmente escludenti, proprio in ambienti dove si dice che la sua cifra sia l’inclusività (anche se da certe discussioni che ho visto en passant non sempre si riesce).

Ad ogni modo come mi ero ripromessa oltre ai libri ho mantenuto costante la lettura dei blog grazie all’aggregatore Feedly permettendo di seguire il mio flusso personale di argomenti e interessi fuori da trending news e trending topics che fuori e dentro Twitter spesso sono semplicemente tossici. Sulla “polemica del giorno” ci sarebbe da scrivere perché troppo facilmente si trova appagamento nel partecipare in fondo in maniera inconcludente alle discussioni online di moda senza alcun valido riscontro se non per il proprio ego, con risultati quindi alla fin fine negativi per l’ecologia della mente, e della rete.

Il processo di Degoogling invece è sempre in fieri, come principale “progresso” alla fine del 2020 nel cambiare telefono ne ho scelto uno senza i google services, e a parte qualche compatibilità mancante per alcune app, che suppongo verranno col tempo sistemate, mi trovo bene. Le mail invece non le ho definitivamente migrate, per motivi di lavoro e di pigrizia, sto cercando comunque di portare quanto più possibile su protonmail, sperando di chiudere prima o poi quest’infinito percorso. Intanto i lavoratori di Google, anzi di Alphabet, ci portano belle notizie, ovvero la loro prima sindacalizzazione. Buona notizia che fa il paio con il rifiuto dell’estradizione a Julian Assange da parte di un tribunale britannico, dandoci qualche fievole speranza di un 2021 migliore. Vittorie parziali che ci devono ricordare che la lotta è un processo e non un singolo evento.

Starting DeGoogle

Proseguo il mio obiettivo di un 2020 di liberazione e consapevolezza digitale facendo i primi passi verso il DeGoogle. Come ho già accennato qui e più specificamente qui ci penso da un po’, la decisione è già presa, il processo però è lungo e i risultati necessitano tempo. Nel secondo dei post citati ho fatto riferimento ad un TOOT su Mastodon che considero molto imporatnte e che riproduce un post sul blog di Kyle Piira*. Il post si focalizza prima ancora che sulle questioni della privacy e del controllo su quella ancora più basilare della dipendenza della propria esistenza digitale da un unica compagnia.

Cosa ho fatto in concreto fino ad ora per ridurre la mia dipendenza da Google? In realtà ancora pochissimo: a parte usare DuckDuckGo già da un po’, ho aperto una mail su Protonmail, un servizio che garantisce sicurezza e privacy della corrispondenza digitale. Progressivamente passerò i diversi servizi che ho registrato via Gmail e so già che ci vorrà diverso tempo, ma chi non comincia…

Tra le features interessanti di Protonmail c’è la possibilità di utilizzare un indirizzo più breve per semplificare il lungo @protonmail.com. Tramite web (e non all’interno dell’app) è possibile selezionare e attivare pm.me in maniera tale che le mail possano essere ricevute (e non inviate qualora si scelga il servizio base, gratuito, come ho fatto io) tramite un più semplice esempio@pm.me.

*NOTA TECNICA: l’autore spiega che con quel post ha iniziato ad usare ActivityPub, un plugin di WordPress che permette di riprodurre i post su Mastodon o su altre piattaforme federate come Pleroma o Friendica, una cosa davvero interessante e che mi sarebbe piaciuta fare peccato che i plugin si possono installare solo sui piani a pagamento.

A che punto siamo, segnalazioni e consigli di lettura

Sono passati 11 giorni da quando ho iniziato a lavorare per cancellarmi da Facebook, come ho spiegato qui e qui. Siccome ancora non ho terminato, ho pensato di aggiornare per fare un po’ il punto della situazione e intanto segnalare ciò che ho letto in questi giorni e ritengo interessante sul tema. Nel mondo reale intanto ho iniziato a leggere Il capitalismo della sorveglianza di Shoshana Zuboff a cui già avevo accennato. Per quanto riguarda la cancellazione dei dati, sto procedendo senza più plugin esterni, tramite la gestione dei post. Si cancellano i post da me scritti, i link, e e i tag, che devo rimuovere a parte ma si può lavorare sempre in blocchi di 50 post e quindi si procede discretamente bene. Se ci lavorassi tutto il giorno avrei sicuramente terminato, ma ovviamente ho anche una vita da vivere, uno dei motivi tra l’altro per cui sto uscendo da lì, e quindi quando posso ci dedico un po’ di tempo. Al momento ho cancellato i post dal 2009, anno di iscrizione, al 2017 e sto lavorando al 2018. Il problema di questo metodo è che non si può agire sui mi piace dati alle pagine, quindi dovrò scegliere se farlo successivamente manualmente o lasciar perdere. Per quanto riguarda la cancellazione degli amici, ho provato manualmente ma il mio account ha alcune funzioni bloccate, non so se per i tentativi di uso di risorse esterne o per segnalazione di altri, cosa che dubito visto che posso postare tranquillamente, e a quanto pare mi impedisce solo di rimuovere gli amici.

Ma andiamo alle segnalazioni: a parte una *postilla* al doppio post dei Wu Ming che è stata pubblicata come post per comodità data la lunghezza e anche l’argomento, consiglio l’ottima lettura su Doppiozero, molto interessante anche se come fa notare Yamunin sul suo blog manca la parte sul “Che fare?”. Il post di Yamunin è interessante pur nella sua brevità anche perché da chiare definizioni di Gamification e FOMO, due concetti chiave da inquadrare nel discorso:

sia la Gamification (ovvero tutte le tecniche di marketing mutuate dai giochi affinché si torni compulsivamente e volontariamente a controllare la time line, ad esempio) che la FOMO (l’ansia di essere tagliati fuori) vanno a condizionare fortemente il nostro modo di vivere e di interagire con gli altri.

Necessaria anche nell’inquietudine che mette l’inchiesta del New York Times sulla pervasività della geolocalizzazione inserita in una miriade di app che abbiamo sul telefono. Da ultimo ho letto un importante e utilissimo Toot su Mastodon riguardante il “DeGoogle”, un movimento che si spera diventi dirompente e del quale vorrei essere parte, perché ritengo anch’io necessario al di là anche di questioni etiche e politiche, tirarsi fuori da questa monodipendenza con i rischi che comporta e che spiega bene Kyle Piira.

Ps. A proposito di Mastodon, che boccata d’ossigeno essere lì dentro piuttosto che altrove (Twitter o Facebook) dopo la dipartita del revisionista Giampaolo Pansa, lontana dai coccodrilli vili, tristi e inutilmente apologetici verso una figura che ha terribilmente contribuito ad infangare la memoria della Resistenza con operazioni commerciali/editoriali di dubbio gusto.  Visto che è giornata di segnalazioni, sul tema consiglio di leggere le parole del gruppo di lavoro Nicoletta Bourbaki e Luca Casarotti per Jacobin Italia.

Volevo cancellare tutto – alcuni consigli e una richiesta per uscire da Facebook

Quando ho deciso di uscire da Facebook potevo semplicemente cancellare l’account. Avrei guadagnato tempo e salute probabilmente, ma ho deciso di fare le cose per bene e così è da due giorni che sto lì sopra cancellando i dati personali accumulati negli anni, in dieci anni. Il motivo principale è che Facebook dichiara di cancellare tutto ma si riserva di mantenere qualsiasi cosa con la scusa di tutelarsi legalmente. Ho così iniziato seguendo qualche guida online, prima salvando tutti i dati personali in un file, possibilità data dalla stexternal-content.duckduckgo.comessa piattaforma, e poi ho iniziato a cancellare. Al momento ho eliminato totalmente solo le foto e le informazioni personali, agendo manualmente e singolarmente eccetto che per le foto contenute negli album. Un consiglio spassionato: fate sempre album di foto, che lavorare sulle singole immagini è terribilmente più lungo. Premessa: avrei voluto procedere solo su Firefox ma in genere le estensioni per Chrome sono più efficaci, quindi ho utilizzato principalmente quest’ultimo. C’è un plugin per cancellare tutte le chat, Messenger Cleaner, che ho provato e apparentemente ha funzionato, se non fosse che riaprendo Facebook e Messenger le chat sono magicamente riapparse. Il plugin “più efficace” che ho trovato per cancellare tutte le attività direttamente dal Registro attività è Social Book Post Manager. Metto tra virgolette perché al momento, dopo ore lì dentro ho cancellato i dati di meno di un anno, spesso si blocca a causa principalmente dei “Mi piace” alle pagine esterne che non vengono eliminati in automatico. Per quanto riguarda i gruppi sono uscita manualmente da ognuno di essi. Da quello che leggo confrontandomi anche con altr* su Mastodon il metodo più sicuro, ma certamente lentissimo, è quello di agire manualmente e ripercorrere così tutti gli anni lì dentro. Sinceramente non so se ne valga la pena, mi sembra di regalare altro tempo alla piattaforma che già me ne ha succhiato abbastanza. Per quanto riguarda gli amici tramite Fb Purity ho individuato gli inattivi da togliere subito, ma non sono riuscita a cancellarli in blocco: li ho dovuti selezionare uno alla volta. Un altra estensione, Mass friend Deleter, sempre su Chrome, ha funzionato parzialmente su un piccolo numero di contatti e poi ripetendo l’operazione non ho ottenuto alcun altro risultato. A questo punto, chiedo alla rete se ha dei suggerimenti per ottenere migliori risultati in minor tempo.

Avrei dovuto farlo prima… o del perché esco da Facebook

Negli ultimi anni ho impiegato o forse perso un imprecisato numero di ore sui social network, ed in particolare su Facebook. Mi sono iscritta lì non durante ma dopo l’ondata che ha reso popolare il social nella provincialissima Italia, un po’ spinta da chi c’era entrato, un po’ per vedere l’effetto che faceva (“cosa sarà mai sto Facebook”), anche se dei problemi intrinseci a Facebook ne ho letto sempre, anche prima di entrarci, e si sono sicuramente ampliati nel corso degli anni. Ero già da poco dentro Twitter, che ho sempre sbandierato come social “migliore”, anche se la sua facebookizzazione ormai è risalente nel tempo. Non è da poco che sento invece una crescente insofferenza nel mio stare in rete. Ho sempre seguito una serie di blog e ho continuato a farlo grazie a Feedly anche nella morìa generale codeterminata forse dall’esplosione dei social, ma il tempo che mi risucchiano Facebook, Twitter ed in misura minore Instagram mi pesa sempre di più. Meditavo quindi di ridare spazio ad altro, ho ripreso già da un po’ a scrivere su questo blog cercando di rimanere costante per gli stessi motivi e spero di liberare altro tempo da dedicare a letture e scritture. Mi manca sempre l’era dei forum grazie alla quale sono cresciuta anche politicamente e in rete, e questo vuoto i social network non l’hanno affatto colmato, al più l’hanno ingigantito, perché discutere su queste piattaforme è deleterio se non impossibile. Insomma, aspettavo una spinta per fare finalmente il gesto decisivo, e finalmente è arrivata con il duplice post dei Wu Ming (qui la seconda parte, in cui è linkata anche la prima; consiglio sicuramente di leggere anche i commenti, come sempre necessari). Ho letto con interesse anche il personale contributo di Yamunin, e spero di poterne leggere altri su altri blog. Ho iniziato la procedura di cancellazione, dicevo. Il primo passo è la richiesta di backup di tutto ciò che di mio c’è sulla piattaforma. Sinceramente il colpo di spugna non mi si addice, e allora aspetto che la copia di tutti i contenuti sia completata per procedere alla loro cancellazione da fb e alla susseguente disattivazione dell’account. Se Facebook come fonte di informazione non l’ho mai usato e per questo non mi mancherà, diverso è il discorso su Twitter, per il quale non nutro le stesse riserve nonostante sia evidente come sia peggiorato rispetto a quando feci l’account (dieci anni e spicci fa). Il fattore tempo da liberare non è l’unica determinante: sicuramente le critiche a facebook sono molto più risalenti, nel senso che è la sua natura affatto neutra ad essere il problema per cui un uso critico e militante viene difficile. La mia recente decisione di impegnarmi in prima persona politicamente per un attimo è stato quasi un alibi per mantenere attivo il profilo, solo per condividere eventi/notizie della militanza, ma mi son detta che suona come una stronzata perché so benissimo che continuerò ad usarlo come ora, tra meme e immersioni inutili e perditempo, qualche condivisione di link poco efficace e nessuna reale incidenza sulla realtà materiale che sarebbe invece la base da cui partire. Per cui, seguendo anche Wu Ming 1, da marxista e anticapitalista cerco di essere conseguente e me ne tiro fuori. La lotta si fa in strada:

io continuo a pensare che, da un lato, stare su FB senza criticare lo strumento – come fanno molti che pure sono anticapitalisti – sia una contraddizione non da poco, e dall’altro lato, che una critica a FB espressa senza mettere in questione il frame fornito da FB e aderendo alla “sintassi” di FB (scrivere una “nota” anziché un articolo da un’altra parte) sia intrinsecamente “autoneutralizzante”. (WM1 dai commenti in calce alla seconda parte del post linkato sopra)

La lotta si fa in strada, dicevo, ma anche nella rete, più generale. L’auspicio di una federazione di blog decentralizzati è interessante. Io tecnicamente sono una capra per cui dopo essermi iscritta a Mastodon ed in particolare all’istanza bida ci sono stata dentro pochissimo ma spero di rimediare e perché no, ridurre il tempo dedicato a Twitter in suo favore. Tutto questo discorso è legato ad uno più generale sul capitalismo della sorveglianza (qui e nella mia ormai lunghissima coda di lettura) e allo strapotere delle piattaforme, per cui ho già smesso di utilizzare Chrome da desktop e da mobile e spero di riuscire col tempo a liberarmi di Google e la sua galassia di servizi invasivi. Per le ricerche uso Duckduckgo e va bene, Il discorso ricomprenderebbe anche WordPress ma chiedo lumi ai più esperti perché già ho fatto la migrazione del blog una volta e non saprei proprio a quale servizio rivolgermi. Un altro modo di stare in rete esiste ed è già fattibile, bisogna impegnarsi in prima persona ma ciò è vero per ogni forma di lotta e quindi non dovrebbe essere una novità. Che il 2020 possa essere di liberazione!

Ps. ho provato a disattivare i bottoni dei social, per condividere ci sono modi più lenti ma più meditati. Come spiegano ancora i Wu Ming: “Già la loro mera presenza su una pagina ciuccia dati a chi la visita, a vantaggio dei rispettivi social media. Spesso un bottone social installa un cookie che ti segue ovunque e ti traccia per conto di Facebook o chi altri. Una delle possibilità è di metterli inattivi di default: per condividere un post su un social, l’utente deve prima attivare il bottone, come spiegato qui. Oppure copia l’URL e amen :-)”