Scrittura e blog, riflessioni e spunti

scrivere

Comincio di numeri, giusto per rendere un’idea. Ad oggi, 6 agosto 2020, il blog nel 2020 ha fatto 1745 visite. Nel 2019, intero anno, erano state 909. Il dato più basso nel 2017 (179), il più alto nel 2011 (2701).

Contesto: ho trasferito il vecchio blog su wordpress nel settembre 2010 e il picco di visite del 2011 è dovuto sicuramente all’attività più intensa rispetto agli anni successivi, quindi ad un certo entusiasmo iniziale e anche, non meno importante, al maggiore peso che avevano i blog allora all’interno del world wide web.

Il 2020 è l’anno della svolta perché, oltre ad aver chiuso Faceboook, ho deciso di dare in generale una più chiara direzione al mio stare in rete e mi sono data come obiettivo una certa costanza, che non ho voluto quantificare esattamente, innanzitutto perché non sapevo se sarei stata in grado di valutare correttamente dei numeri realisti e soprattutto perché ritengo che nella scrittura certe rigidità e vincoli potrebbero essere controproducenti. In realtà so benissimo che per scrivere, occorre scrivere il più possibile, e anche imporsi di farlo tutti i giorni; per le finalità del blog questo però non credo sia necessario. In conclusione comunque ho mantenuto un discreto ritmo ed in qualche modo inizio a vederne i frutti.

Anche se i blog non sono più luogo privilegiato della rete, dato il sovraffollamento dei social network, sono un punto di riferimento serio per alcune nicchie (vedi i blog letterari, in Italia ce ne sono davvero tanti validi) e in generale hanno il pregio di tenere memoria, tramite i propri archivi interni, a differenza dell’incessante flusso dei vari Facebook e compagnia, costruiti appunto sul principio dell’immediatezza, e nei quali si perde presto traccia anche del recente passato.

L’abitudine di scrivere porta a scrivere di più e ne ho parlato qui, dove del resto mi ripromettevo di adottare un taccuino, cosa che ho in effetti fatto – si chiama Lolli! -, e grazie al positivo influsso di @cronomaestro; da leggere sicuramente i due post sui taccuini (qui e qui) ma il suo blog in generale è davvero interessante e di esempio. Come dice anche Cronomaestro quindi, scrivere serve prima di tutto a se stessi, si mette ordine tra i pensieri e ci si aiuta anche a svilupparli e a migliorare le proprie riflessioni. Nondimeno, ci si dedica del tempo, cosa che facciamo davvero poco. Scrivere online e offline insomma, per me e per chi passa di qui, credetemi, è un’ottima terapia.

Come ho spiegato più sopra i blog sono molto più adatti dei cosiddetti social, anche per fare rete, e ne sono stata sempre convinta in qualche modo, anche negli anni in cui ho trascurato il mio. Non ho mai smesso di seguirne tanti, e con la scelta di uscire da Facebook – e Instagram – di cui accennavo sopra ho liberato ulteriore tempo per leggere e scrivere. Nel post in cui spiegavo la mia decisione rimandavo tra gli altri al blog della Wu Ming Foundation ed in particolare al doppio post in cui spiegano la loro scelta di fuoriuscire da Twitter (un passo che io non ho scelto di fare, nonostante tutti i peggioramenti che Twitter ha subìto/voluto negli anni). Proprio nella seconda parte di quel post ho letto l’invito a tornare ai blog, che condivido, nel suo duplice senso:

A chi per ora non se la sente di chiudere gli account sui social commerciali, chiediamo di dare comunque una mano a riattivare voci e canali indipendenti, macchine di comunicazione non gamificate. Chi ha un blog e in questi anni lo ha negletto, torni a scriverci sopra e a promuoverlo, lo rivitalizzi e ne faccia l’epicentro della sua comunicazione quando ha qualcosa da dire. I social, soltanto come rimbalzo. Per le situazioni militanti, come scritto nella prima puntata, questa è una necessità vitale, ma in fondo lo è anche per il singolo individuo. Non è più tempo di essere ex-blogger.

Queste parole sono state una conferma e un’ulteriore incoraggiamento per la mia scelta, che era andata maturando in realtà già nel corso del 2019: con quello che state leggendo sono 31 post nel 2020, 18 in tutto il 2019, di cui però 16 nella seconda metà dell’anno, quando in effetti ho iniziato a darmi un ritmo. Per questo mi ha aiutato anche la decisione di scrivere sempre qualcosa dei testi che leggo, e anche di film/serie che mi colpiscono. Scriverne mi aiuta anche a rifletterci sopra e a mantenere più tracce nella memoria di ciò che leggo e vedo.

Scrivere, scrivere e rendersi conto di avere qualcosa da dire, magari non troppo banale, magari che piace. E se non lo nota nessuno, cosa che in realtà col tempo accade se si scrive bene e di cose interessanti, quando ti rileggerai ne trarrai comunque qualcosa.

Prossimi obiettivi: scrivere tutti i giorni, perché fa bene, perché aumenta la consapevolezza di sé e non solo, e aumentare il ritmo del blog, perché sì.

Postilla: la scusa della mancanza di tempo è appunto una scusa. Io per esempio riesco sempre a trovare il tempo per leggere ( e leggere, mi sembra superfluo dirlo, è necessario per scrivere). Nella vita possiamo essere impegnati per molte ore al giorno, ma se davvero ci teniamo a qualcosa ci ritagliamo del tempo per dedicarglielo. Non è questione di tempo quindi ma di scelte.

Starting DeGoogle

Proseguo il mio obiettivo di un 2020 di liberazione e consapevolezza digitale facendo i primi passi verso il DeGoogle. Come ho già accennato qui e più specificamente qui ci penso da un po’, la decisione è già presa, il processo però è lungo e i risultati necessitano tempo. Nel secondo dei post citati ho fatto riferimento ad un TOOT su Mastodon che considero molto imporatnte e che riproduce un post sul blog di Kyle Piira*. Il post si focalizza prima ancora che sulle questioni della privacy e del controllo su quella ancora più basilare della dipendenza della propria esistenza digitale da un unica compagnia.

Cosa ho fatto in concreto fino ad ora per ridurre la mia dipendenza da Google? In realtà ancora pochissimo: a parte usare DuckDuckGo già da un po’, ho aperto una mail su Protonmail, un servizio che garantisce sicurezza e privacy della corrispondenza digitale. Progressivamente passerò i diversi servizi che ho registrato via Gmail e so già che ci vorrà diverso tempo, ma chi non comincia…

Tra le features interessanti di Protonmail c’è la possibilità di utilizzare un indirizzo più breve per semplificare il lungo @protonmail.com. Tramite web (e non all’interno dell’app) è possibile selezionare e attivare pm.me in maniera tale che le mail possano essere ricevute (e non inviate qualora si scelga il servizio base, gratuito, come ho fatto io) tramite un più semplice esempio@pm.me.

*NOTA TECNICA: l’autore spiega che con quel post ha iniziato ad usare ActivityPub, un plugin di WordPress che permette di riprodurre i post su Mastodon o su altre piattaforme federate come Pleroma o Friendica, una cosa davvero interessante e che mi sarebbe piaciuta fare peccato che i plugin si possono installare solo sui piani a pagamento.

Avrei dovuto farlo prima… o del perché esco da Facebook

Negli ultimi anni ho impiegato o forse perso un imprecisato numero di ore sui social network, ed in particolare su Facebook. Mi sono iscritta lì non durante ma dopo l’ondata che ha reso popolare il social nella provincialissima Italia, un po’ spinta da chi c’era entrato, un po’ per vedere l’effetto che faceva (“cosa sarà mai sto Facebook”), anche se dei problemi intrinseci a Facebook ne ho letto sempre, anche prima di entrarci, e si sono sicuramente ampliati nel corso degli anni. Ero già da poco dentro Twitter, che ho sempre sbandierato come social “migliore”, anche se la sua facebookizzazione ormai è risalente nel tempo. Non è da poco che sento invece una crescente insofferenza nel mio stare in rete. Ho sempre seguito una serie di blog e ho continuato a farlo grazie a Feedly anche nella morìa generale codeterminata forse dall’esplosione dei social, ma il tempo che mi risucchiano Facebook, Twitter ed in misura minore Instagram mi pesa sempre di più. Meditavo quindi di ridare spazio ad altro, ho ripreso già da un po’ a scrivere su questo blog cercando di rimanere costante per gli stessi motivi e spero di liberare altro tempo da dedicare a letture e scritture. Mi manca sempre l’era dei forum grazie alla quale sono cresciuta anche politicamente e in rete, e questo vuoto i social network non l’hanno affatto colmato, al più l’hanno ingigantito, perché discutere su queste piattaforme è deleterio se non impossibile. Insomma, aspettavo una spinta per fare finalmente il gesto decisivo, e finalmente è arrivata con il duplice post dei Wu Ming (qui la seconda parte, in cui è linkata anche la prima; consiglio sicuramente di leggere anche i commenti, come sempre necessari). Ho letto con interesse anche il personale contributo di Yamunin, e spero di poterne leggere altri su altri blog. Ho iniziato la procedura di cancellazione, dicevo. Il primo passo è la richiesta di backup di tutto ciò che di mio c’è sulla piattaforma. Sinceramente il colpo di spugna non mi si addice, e allora aspetto che la copia di tutti i contenuti sia completata per procedere alla loro cancellazione da fb e alla susseguente disattivazione dell’account. Se Facebook come fonte di informazione non l’ho mai usato e per questo non mi mancherà, diverso è il discorso su Twitter, per il quale non nutro le stesse riserve nonostante sia evidente come sia peggiorato rispetto a quando feci l’account (dieci anni e spicci fa). Il fattore tempo da liberare non è l’unica determinante: sicuramente le critiche a facebook sono molto più risalenti, nel senso che è la sua natura affatto neutra ad essere il problema per cui un uso critico e militante viene difficile. La mia recente decisione di impegnarmi in prima persona politicamente per un attimo è stato quasi un alibi per mantenere attivo il profilo, solo per condividere eventi/notizie della militanza, ma mi son detta che suona come una stronzata perché so benissimo che continuerò ad usarlo come ora, tra meme e immersioni inutili e perditempo, qualche condivisione di link poco efficace e nessuna reale incidenza sulla realtà materiale che sarebbe invece la base da cui partire. Per cui, seguendo anche Wu Ming 1, da marxista e anticapitalista cerco di essere conseguente e me ne tiro fuori. La lotta si fa in strada:

io continuo a pensare che, da un lato, stare su FB senza criticare lo strumento – come fanno molti che pure sono anticapitalisti – sia una contraddizione non da poco, e dall’altro lato, che una critica a FB espressa senza mettere in questione il frame fornito da FB e aderendo alla “sintassi” di FB (scrivere una “nota” anziché un articolo da un’altra parte) sia intrinsecamente “autoneutralizzante”. (WM1 dai commenti in calce alla seconda parte del post linkato sopra)

La lotta si fa in strada, dicevo, ma anche nella rete, più generale. L’auspicio di una federazione di blog decentralizzati è interessante. Io tecnicamente sono una capra per cui dopo essermi iscritta a Mastodon ed in particolare all’istanza bida ci sono stata dentro pochissimo ma spero di rimediare e perché no, ridurre il tempo dedicato a Twitter in suo favore. Tutto questo discorso è legato ad uno più generale sul capitalismo della sorveglianza (qui e nella mia ormai lunghissima coda di lettura) e allo strapotere delle piattaforme, per cui ho già smesso di utilizzare Chrome da desktop e da mobile e spero di riuscire col tempo a liberarmi di Google e la sua galassia di servizi invasivi. Per le ricerche uso Duckduckgo e va bene, Il discorso ricomprenderebbe anche WordPress ma chiedo lumi ai più esperti perché già ho fatto la migrazione del blog una volta e non saprei proprio a quale servizio rivolgermi. Un altro modo di stare in rete esiste ed è già fattibile, bisogna impegnarsi in prima persona ma ciò è vero per ogni forma di lotta e quindi non dovrebbe essere una novità. Che il 2020 possa essere di liberazione!

Ps. ho provato a disattivare i bottoni dei social, per condividere ci sono modi più lenti ma più meditati. Come spiegano ancora i Wu Ming: “Già la loro mera presenza su una pagina ciuccia dati a chi la visita, a vantaggio dei rispettivi social media. Spesso un bottone social installa un cookie che ti segue ovunque e ti traccia per conto di Facebook o chi altri. Una delle possibilità è di metterli inattivi di default: per condividere un post su un social, l’utente deve prima attivare il bottone, come spiegato qui. Oppure copia l’URL e amen :-)”

Murphologia

Questa mia solo per congratularmi con Windows Live Spaces e WordPress. Perché? Perché!

Ci ho messo una vita a trovare il modo di importare il blog, ho scelto la piattaforma di wordpress, ci ho perso una giornata intera e pure la stima, credo, di chi mi ha aiutata, tipo @particolaro …

E ora Windows Live Spaces chiude ed una partnership con WordPress permetterà di traslocare semplicemente i blog a quest’ultima piattaforma O_o Che culo!