Volevo cancellare tutto – alcuni consigli e una richiesta per uscire da Facebook

Quando ho deciso di uscire da Facebook potevo semplicemente cancellare l’account. Avrei guadagnato tempo e salute probabilmente, ma ho deciso di fare le cose per bene e così è da due giorni che sto lì sopra cancellando i dati personali accumulati negli anni, in dieci anni. Il motivo principale è che Facebook dichiara di cancellare tutto ma si riserva di mantenere qualsiasi cosa con la scusa di tutelarsi legalmente. Ho così iniziato seguendo qualche guida online, prima salvando tutti i dati personali in un file, possibilità data dalla stexternal-content.duckduckgo.comessa piattaforma, e poi ho iniziato a cancellare. Al momento ho eliminato totalmente solo le foto e le informazioni personali, agendo manualmente e singolarmente eccetto che per le foto contenute negli album. Un consiglio spassionato: fate sempre album di foto, che lavorare sulle singole immagini è terribilmente più lungo. Premessa: avrei voluto procedere solo su Firefox ma in genere le estensioni per Chrome sono più efficaci, quindi ho utilizzato principalmente quest’ultimo. C’è un plugin per cancellare tutte le chat, Messenger Cleaner, che ho provato e apparentemente ha funzionato, se non fosse che riaprendo Facebook e Messenger le chat sono magicamente riapparse. Il plugin “più efficace” che ho trovato per cancellare tutte le attività direttamente dal Registro attività è Social Book Post Manager. Metto tra virgolette perché al momento, dopo ore lì dentro ho cancellato i dati di meno di un anno, spesso si blocca a causa principalmente dei “Mi piace” alle pagine esterne che non vengono eliminati in automatico. Per quanto riguarda i gruppi sono uscita manualmente da ognuno di essi. Da quello che leggo confrontandomi anche con altr* su Mastodon il metodo più sicuro, ma certamente lentissimo, è quello di agire manualmente e ripercorrere così tutti gli anni lì dentro. Sinceramente non so se ne valga la pena, mi sembra di regalare altro tempo alla piattaforma che già me ne ha succhiato abbastanza. Per quanto riguarda gli amici tramite Fb Purity ho individuato gli inattivi da togliere subito, ma non sono riuscita a cancellarli in blocco: li ho dovuti selezionare uno alla volta. Un altra estensione, Mass friend Deleter, sempre su Chrome, ha funzionato parzialmente su un piccolo numero di contatti e poi ripetendo l’operazione non ho ottenuto alcun altro risultato. A questo punto, chiedo alla rete se ha dei suggerimenti per ottenere migliori risultati in minor tempo.

Avrei dovuto farlo prima… o del perché esco da Facebook

Negli ultimi anni ho impiegato o forse perso un imprecisato numero di ore sui social network, ed in particolare su Facebook. Mi sono iscritta lì non durante ma dopo l’ondata che ha reso popolare il social nella provincialissima Italia, un po’ spinta da chi c’era entrato, un po’ per vedere l’effetto che faceva (“cosa sarà mai sto Facebook”), anche se dei problemi intrinseci a Facebook ne ho letto sempre, anche prima di entrarci, e si sono sicuramente ampliati nel corso degli anni. Ero già da poco dentro Twitter, che ho sempre sbandierato come social “migliore”, anche se la sua facebookizzazione ormai è risalente nel tempo. Non è da poco che sento invece una crescente insofferenza nel mio stare in rete. Ho sempre seguito una serie di blog e ho continuato a farlo grazie a Feedly anche nella morìa generale codeterminata forse dall’esplosione dei social, ma il tempo che mi risucchiano Facebook, Twitter ed in misura minore Instagram mi pesa sempre di più. Meditavo quindi di ridare spazio ad altro, ho ripreso già da un po’ a scrivere su questo blog cercando di rimanere costante per gli stessi motivi e spero di liberare altro tempo da dedicare a letture e scritture. Mi manca sempre l’era dei forum grazie alla quale sono cresciuta anche politicamente e in rete, e questo vuoto i social network non l’hanno affatto colmato, al più l’hanno ingigantito, perché discutere su queste piattaforme è deleterio se non impossibile. Insomma, aspettavo una spinta per fare finalmente il gesto decisivo, e finalmente è arrivata con il duplice post dei Wu Ming (qui la seconda parte, in cui è linkata anche la prima; consiglio sicuramente di leggere anche i commenti, come sempre necessari). Ho letto con interesse anche il personale contributo di Yamunin, e spero di poterne leggere altri su altri blog. Ho iniziato la procedura di cancellazione, dicevo. Il primo passo è la richiesta di backup di tutto ciò che di mio c’è sulla piattaforma. Sinceramente il colpo di spugna non mi si addice, e allora aspetto che la copia di tutti i contenuti sia completata per procedere alla loro cancellazione da fb e alla susseguente disattivazione dell’account. Se Facebook come fonte di informazione non l’ho mai usato e per questo non mi mancherà, diverso è il discorso su Twitter, per il quale non nutro le stesse riserve nonostante sia evidente come sia peggiorato rispetto a quando feci l’account (dieci anni e spicci fa). Il fattore tempo da liberare non è l’unica determinante: sicuramente le critiche a facebook sono molto più risalenti, nel senso che è la sua natura affatto neutra ad essere il problema per cui un uso critico e militante viene difficile. La mia recente decisione di impegnarmi in prima persona politicamente per un attimo è stato quasi un alibi per mantenere attivo il profilo, solo per condividere eventi/notizie della militanza, ma mi son detta che suona come una stronzata perché so benissimo che continuerò ad usarlo come ora, tra meme e immersioni inutili e perditempo, qualche condivisione di link poco efficace e nessuna reale incidenza sulla realtà materiale che sarebbe invece la base da cui partire. Per cui, seguendo anche Wu Ming 1, da marxista e anticapitalista cerco di essere conseguente e me ne tiro fuori. La lotta si fa in strada:

io continuo a pensare che, da un lato, stare su FB senza criticare lo strumento – come fanno molti che pure sono anticapitalisti – sia una contraddizione non da poco, e dall’altro lato, che una critica a FB espressa senza mettere in questione il frame fornito da FB e aderendo alla “sintassi” di FB (scrivere una “nota” anziché un articolo da un’altra parte) sia intrinsecamente “autoneutralizzante”. (WM1 dai commenti in calce alla seconda parte del post linkato sopra)

La lotta si fa in strada, dicevo, ma anche nella rete, più generale. L’auspicio di una federazione di blog decentralizzati è interessante. Io tecnicamente sono una capra per cui dopo essermi iscritta a Mastodon ed in particolare all’istanza bida ci sono stata dentro pochissimo ma spero di rimediare e perché no, ridurre il tempo dedicato a Twitter in suo favore. Tutto questo discorso è legato ad uno più generale sul capitalismo della sorveglianza (qui e nella mia ormai lunghissima coda di lettura) e allo strapotere delle piattaforme, per cui ho già smesso di utilizzare Chrome da desktop e da mobile e spero di riuscire col tempo a liberarmi di Google e la sua galassia di servizi invasivi. Per le ricerche uso Duckduckgo e va bene, Il discorso ricomprenderebbe anche WordPress ma chiedo lumi ai più esperti perché già ho fatto la migrazione del blog una volta e non saprei proprio a quale servizio rivolgermi. Un altro modo di stare in rete esiste ed è già fattibile, bisogna impegnarsi in prima persona ma ciò è vero per ogni forma di lotta e quindi non dovrebbe essere una novità. Che il 2020 possa essere di liberazione!

Ps. ho provato a disattivare i bottoni dei social, per condividere ci sono modi più lenti ma più meditati. Come spiegano ancora i Wu Ming: “Già la loro mera presenza su una pagina ciuccia dati a chi la visita, a vantaggio dei rispettivi social media. Spesso un bottone social installa un cookie che ti segue ovunque e ti traccia per conto di Facebook o chi altri. Una delle possibilità è di metterli inattivi di default: per condividere un post su un social, l’utente deve prima attivare il bottone, come spiegato qui. Oppure copia l’URL e amen :-)”

Yes, We Commons

Il cosiddetto legittimo godimento e` quella pratica che ti da immensa soddisfazione nel vedere un governo preso a sberle da ben 26 milioni di italiani messi in fila (cit. Crozza).

Al referendum abbiamo vinto. Ma abbiamo vinto chi? E`partita subito la corsa, un movimento doppio e inverso, da un lato i membri del governo e in primis il nano n.1 a cercare di smarcarsi dalla botta, dall’altro i partiti, specialmente il PD ma non solo, a cercare di accaparrarsi i meriti per una vittoria che e` specificamente civica. Gia`, il PD e` quello che sui quattro quesiti aveva al suo interno tutte le opzioni possibile, anche il “non so”, eppure ora fanno i gradassi.

Non hanno capito che le sberle erano proprio contro la prepotenza della politica, e non di una politica genericamente truffaldina, quella che ci piace tanto insultare leggendo i libri di Gian Antonio Stella. No, la sberla era ad una politica che da decenni ci toglie il futuro, ci toglie cio` che e` nostro, di tutti. Non potrei trovare parole migliori di quelle dette da Luca su Giap:

La realtà è che questo voto referendario è, prima di ogni altra cosa, una sconfessione e una sconfitta del dogma neoliberista che ci ossessiona da trent’anni.

Ecco infatti, la grande vittoria taciuta, mentre ci si diverte, ed e` anche legittimo, a scovare tutti gli sconfitti.

La realta` e` che il sistema scricchiola, ed e` partita la corsa al si salvi chi puo`. Ci hanno creati individualisti, ma noi siamo comunitari. Verrebbe da dire che ci sono nicchie di resistenza, ma leggendo i numeri piu` delle percentuali altro che minoranza! Certo, non abbiamo votato tutti con la consapevolezza di difendere il bene comune, ci sono millemila motivazioni dietro quella scelta, ma e` comunque un segnale importante, in un’Italia stanca e che per anni e` sembrata senza speranza.

E vorrei sentire piu` spesso analisi di questo tipo, piuttosto che il classico “cade non cade” riferito al governo, o alla boiata delle boiate, la vittoria della rete!

Eh gia`, perche` sono andati i bit a votare, mica i cittadini. La rete ha un grande merito apparentemente, quello di veicolare, di riunire, di facilitare, ma una volta ci si riusciva benissimo anche senza, quindi la rete dev’essere evidentemente lo strumento piu` idoneo ADESSO per battaglie che hanno una validita` che trascende il momento storico, perche` e` l’eterna lotta per l’emancipazione contro ogni forma di sfruttamento, dell’uomo sull’uomo e dell’uomo sul mondo.

I media, le fughe di cervelli e il ghetto (o ode a twitter)

Questo post nasce su twitter, un’idea che mi viene in mente verificando notizie geograficamente vicine e lontane, che arrivano in tempo reale sul social network. La prima cosa che faccio, se la notizia mi interessa, e` cercare altre fonti, altri dati, approfondimenti per quanto sia possibile se si tratta di breaking news. Cosa succede allora? Ieri leggo di un’allarme bomba in Francia, evacuata la Torre Eiffel. Cerco in vari siti di informazione ma noto che anche solo i lanci di agenzia tardano ad arrivare. Oggi la cosa succede di nuovo, ancora piu` evidente. Leggo un lancio di Reuters, su twitter, riguardo un terremoto tra Myanmar e Thailandia (ore 15.09). Apro l’Ansa, lo faccio spesso, e non compare nulla, neanche un lancio. Saranno a prendersi un caffe`, si commenta su twitter, oppure stanno cercando la posizione geografica su google maps prima di scriverne. Sempre su twitter, pochi minuti dopo la notizia arriva da AJLive e BBC. Ancora poco dopo, Internazionale riprende il lancio di Reuters. Poi aprendo le pagine di AGI e ADNkronos noto che dopo un tempo tuttosommato accettabile (10 minuti o poco piu`) danno la notizia anche loro. E` passata un’ora (sono le 16.02) e sull’Ansa ancora nessuna traccia. Dovrebbe essere la prima agenzia italiana, se non erro. E lascio perdere i quotidiani online, che hanno la velocita` di un bradipo stordito. Del resto non sono agenzie di informazione, ma giornali e magari il loro punto forte e` l’approfondimento, non le breaking news (evito di infierire piu` che altro… cos’e` la BBC allora? e se dovessimo analizzare gli approfondimenti dei nostri giornali…)

Su twitter ci chiediamo il motivo. Si parla di provincialismo e scarsa professionalita`. Provincialismo. Gia`… @kappazeta mi linka un vecchio pezzo su Giap (quando era una newsletter) che parla della mentalita` del ghetto, un pezzo che trovai interessante allora ma che oggi e` piu` che mai attuale. Tra l’altro avvengono strani incroci, perche` proprio in questi giorni su Giap (nel nuovo formato blog) si e` discusso di fughe di cervelli partendo per la tangente dall’intervento di WM2 su Tripoli e i 150 anni d’Italia. Credo che le parole al riguardo nel vecchio post di Giap siano punto di partenza e conclusione allo stesso tempo. Per quanto riguarda i media italiani, invece, bisogna confermare una mentalita` del ghetto persistente, ottundente, che contagia e che ci atrofizza. Ci sono pero` buone notizie. Twitter e` un social un po` sui generis, dal mio punto di vista, ed ha enormi potenzialita` di azione e informazione, dal basso e orizzontalmente. Questa storia potrebbe essere raccontata nuovamente evidenziando la reattivita` di twitter piuttosto che la lentezza del web piu` tradizionale. Mentre su facebook leggo stronzate, comunico con parenti e amici che c’hanno solo quello (e meno male!) su twitter mi sento parte attiva, partecipo, comunico in maniera diversa, per interessi e non per obblighi sociali.

 

CREDITS: ringrazio la collaborazione su twitter, oltre del gia` citato @kappazeta, di @tanzmax, @uomoinpolvere, @j0hngr4dy. Senza le loro risposte questo post non ci sarebbe.

Ps. prima di pubblicare il pst, ore 16.22, ancora l’Ansa non ha idea di dove sia il Myanmar…

Si fa fatica a star dietro a tutto quello che accade intorno alla vicenda #rogodilibri.. molti incoraggianti segnali intasano la rete e, speriamo, intaseranno anche le strade. Sin dal principio comunque ci si e` mossi su entrambi i fronti. Nel mio piccolo ho contribuito alla creazione di strumenti di aggregazione virtuale per la diffusione delle notizie, ma questo non dev’essere un alibi per fermarsi al primo (o al centesimo, e` uguale) click.

Cosa accade?

Su Giap, Carmilla, Rogodilibri si possono trovare tutte le informazioni del caso, in continuo aggiornamento.

Come gruppi ci sono:

Goodreads: http://www.goodreads.com/group/show/42677.Contro_la_censura_di_libri

Anobii: http://www.anobii.com/groups/01a8bd9440bc4af657/

Facebook: http://www.facebook.com/#!/home.php?sk=group_194244440592200&ap=1

Su twitter si puo` seguire agevolmente tramite l’hashtag #rogodilibri. Utenti consigliati sono @Wu_Ming_Foundt, @jumpinshark, @abcdeeffe, @Finzioni, @librisulibri.

Ultime importanti, in ordine sparso:

Mazzetta: Alla faccia del giorno della memoria e del #rogodilibri

Su Carmilla, Scrittori contro il #rogodilibri

Siccome che, collage di copertine di libri da usare come si vuole, grazie a blockmianotes /via @jumpinshark.

La vicenda di Saviano, i cui libri sono spariti dalla biblioteca di Preganziol, e` antecedente alla bufera Speranzon/Donazzan, ma procede oggi parallela la battaglia contro la censura. Domani infatti ci saranno lettori e scrittori davanti alla biblioteca di Preganziol con Costituzione e libri di Saviano in mano! Ps. ecco perche` quando scrivo un post non devo avere fretta e devo dilungarmi… appena letto su twitter:

Domani a Preganziol inviati di El Pais e Le Monde Diplomatique #rogodilibri /via @Wu_Ming_Foundt

Questo mi ricorda anche che i nostri mezzi d’informazione coprono poco e male la vicenda, mentre dall’estero, come spesso accade, danno altra e alta attenzione a certe vicende. Senza dimenticare poi che nel bel mezzo della crisi sta esplodendo la protesta in tutto il mediterraneo, mentre l’Italia affonda dietro un vecchio dal culo flaccido (cit. Nicole Minetti). Tutto si tiene, e` bene ricordarlo, e quindi tutto dovrebbe cedere quasi simultaneamente, o no?

I book bloc sono stati piu` profetici di quanto potessero pensare…

~~~ Il seguente sfogo e` puramente personale. C’entra relativamente con la questione, le notizie importanti per il momento sono concluse. Leggete solo se morbosamente curiosi o nullafacenti. ~~~

Il libro per me e` sempre stato sacro, qualsiasi libro. Quando ero ancora bambina la mia mamma mi dava qualcosa che potessi sfogliare e guardare, se non ancora leggere, e conoscere la magia delle lettere che si trasformano in parole e poi in frasi, pensieri, idee e mondi interi. Sono cresciuta tra i libri, e oggi i libri mi avvicinano ancora a lei, non piu` vicina a me da ormai 7 anni. Proprio in questo ultimo mese ho preso in mano It e l’ho letto ricordando sempre quando lo guardavo con timore quasi reverenziale, sulla lavatrice, con il segnalibro che si muoveva veloce, di giorno in giorno. Il giorno della memoria per me e` un giorno doppiamente straziante, per me come essere umano e per me come figlia. Il libro per me e` qualcosa che mi appartiene, fa parte della mia famiglia, oserei dire della mia essenza. Devo difendere il libro, ogni libro, per me e per lei. In fondo, per tutti.

Good reads – a grande richiesta

Anobii è uno dei social network che preferisco, anche se non riesco mai ad usarlo quanto vorrei… eppure ultimamente ho letto in giro che il sito aveva problemi. Davvero? L’ho riscontrato direttamente quando per giorni non sono riuscita ad accedere alla mia libreria per aggiornarla, lasciando in sospeso libri da leggere e in lettura… problemi temporanei? Dalle voci su internet pare di no. Pare che la questione sia più seria. E’ iniziata così, con amarezza, la ricerca di buoni sostituti, anche in Italia.

Quel che sembra un’ottima alternativa è Goodreads ma il problema per i tantissimi utenti di Anobii è non perdere il prezioso lavoro di catalogazione già fatto in precedenza (inserire un sacco di libri manuallmente è una soffisfazione che costa fatica, l’ho fatto la prima volta su Anobii ma non credo avrei il coraggio di ricominciare da capo). Come fare allora? Ci soccorre @jumpinshark in questo (ringraziatelo!) in questo post.

Seguendo l’eccellente guida ieri mi sono messa a fare il trasloco. Ovviamente Anobii non l’ho chiuso, per il momento è prevista una pacifica coesistenza, in futuro si vedrà. Ho perso non più di 10 minuti a far tutto, e anche se non è perfetto, è sempre perfettibile. Per esempio, la metà dei miei libri non è stata riconosciuta. Poco male, molti erano fumetti che avevo inserito senza pensare di fare un account separato (cosa che mi sembra molto più corretta) e per gli altri c’è sempre speranza. Infatti il file .csv può essere ricaricato successivamente per verificare se altri libri sono stati aggiunti. Quel che bisogna ricordare infatti è che per qualsiasi social network il più della forza è costituita dagli utenti. Anobii era ottimo più che per la piattaforma (visti i disagi sempre più frequenti) per l’enorme quantità di utenti che lo arricchivano – ne parlo al passato, brutto segno. Credo quindi che se il trasloco avverrà in massa, così come è al momento prevedibile, Goodreads sarà all’altezza di Anobii e forse anche meglio.

E’ giunto il momento di scrivere le prime impressioni. A parte i problemi con le date che @jumpinshark spiega (ma continuate a seguirlo perché il post sarà aggiornato) e i libri non riconosciuti, l’impressione iniziale è stata positiva. Ho collegato twitter e facebook e ho messo in lettura It (letture per le vacanze, rilassanti XD). A questo punto ho scoperto la prima figata (sperando ce ne siano altre!): si può aggiornare lo status del libro inserendo il numero di pagina a cui si è arrivati, e appena ho cliccato sul libro ho visto quanta gente lo sta leggendo e a che punto è arrivata! Si può anche scegliere l’obiettivo di lettura per l’anno corrente, io ho messo 100 libri ma è più un sogno che altro, visto i mesi che mi aspettano).

Ancora il sito è da esplorare con calma, e credo che riuscirò a conoscerlo bene solo col tempo e la frequentazione. Intanto, auspico che molti si iscrivano così da arricchire la community. Spargete la voce, provate goodreads e ringraziate @jumpinshark!!!

Twitter rules!

Le novità che presto arriveranno da Twitter mi hanno spinta a riflettere un po’ sul ‘social network’ che uso maggiormente. Un po’ restia nel farmi coinvolgere dalle mode statunitensi che a ondate assalgono la bassa provincia italiana, mentre ogni giorno mi arrivavano nuove mail di invito a Facebook da chiunque, io decisi di provare Twitter. Mi sembrava carino, minimalista e funzionale. E così ho iniziato quest’avventura. Curiosamente, tra 6 giorni esatti sarà trascorso un anno esatto dalla mia iscrizione a Twitter! (Siccome certe cose non le segno nel calendario, quest’informazione l’ho avuta utilizzando il servizio When Did You Join Twitter?)  Al momento ho 2725 tweets, 213 following e 184 followers. Mi trovo molto bene e spesso lo tengo costantemente acceso (in genere ogni qual volta ho la possibilità di stare al pc o nelle vicinanze), lo uso parecchio per informarmi, per dialogare con molta gente. Ho conosciuto un sacco di persone eccezionali, e mi diverte soprattutto quando in concomitanza di trasmissioni televisive come Annozero, si commenta tutti insieme in tempo reale, sia tra chi si segue, sia con altri, utilizzando un semplice hashtag (#annozero in questo caso). In questo modo si possono scambiare le impressioni e incrementare le proprie conoscenze. Ha poi una miriade di servizi complementari e sussidiari che lo arricchiscono senza appesantirlo. Ad esempio io uso il client desktop Tweetdeck per seguire la mia timeline (non ne ho trovati di migliori, mi sembrava buono anche Mixero ma ad un certo punto ha smesso di girare bene), Twitpic per aggiungere le foto e condividerle, Snaptu per restare connessa in mobilità, Tweetmeme per aggregare link e condividerli..Twitter è anche collegato con Anobii e LinkedIn, oltre che con FriendFeed (che uso di riflesso in genere, non mi viene molto comodo). In genere tra chi frequenta Twitter c’è una certa riluttanza verso Facebook, anche se non mancano utenti che usano entrambi i social, anche insieme. Io oggi rientro tra questi, poiché alla fine sono caduta nel tunnel di Facebook. Si possono collegare, ma io lo faccio solo in alcuni casi, attraverso SelectiveTweets. Facebook lo uso molto diversamente. Soprattutto ultimamente, se aggiorno lo status lo faccio in maniera piuttosto criptica, scambio soprattutto link e messaggi con amici che sennò potrei raggiungere solo telefonicamente. Al più faccio qualche gioco scemo (avendone il tempo.. per ora la vedo dura!). Ma non mi sento in condivisione con la gente con cui in teoria sarei collegata. Ho pensato anche di cancellarmi, ma sinceramente per poche cose ha anche la sua utilità. Di certo lo uso poco rispetto a Twitter. Ora, pare che Twitter cambierà radicalmente. No, dalle informazioni circolanti non mi sembra diventi sempre più simile a Facebook. I cambiamenti sembrano positivi. Sarà più multimediale, ma ha sempre una struttura particolarmente virale ed immediata, è pur sempre un servizio di microblogging. Insomma sono ottimista, e spero che questa fiducia sia ben riposta!

Ps. non è un caso se nella parte destra di questo blog si trovano gli aggiornamenti dal mio Twitter… =)