À la guillotine!

curarobespierreWebC’è un motivo se scorrendo le homepage dei principali quotidiani italiani (Repubblica e Corriere ad esempio) non c’è nessuna traccia di quello che sta accadendo in Francia. Forse è lo stesso motivo per cui lì hanno avuto la Rivoluzione Francese e noi le Guerre d’Indipendenza, fino all’Unità di Italia, lì i Robespierre e qui i Cavour.

Per leggere qualche riga c’è Internazionale online, anche i trending topic italiani su Twitter tacciono. Bisogna avere un discreto feed di blog di un certo tipo per essere raggiunti dalle notizie. È così che sono arrivata all’articolo pubblicato su Le parole e le cose, e almeno ho iniziato ad intuire cosa si sta muovendo in Francia oggi, mentre Hollande scopiazza il Jobs act renziano.

(Allo stesso modo si parla poco anche dell’Islanda, anche da parte di coloro che pensano di fare contro-informazione (e magari fanno anti-informazione), come fa notare Mazzetta scrivendo sullo stato dell’informazione riguardo i Panama Papers, notizia che peraltro qualche spazio ha sui media nostrani, al netto delle acque nei mulini di chi se ne occupa.)

Ma cosa accade in Francia? Per non aver mai voluto/potuto studiare francese sono in difetto, ma mi arrabatto e cerco di risalire a qualcosa dal link inviato a commento dell’articolo su Le parole e le cose: ceci n’est pas un mouvement! Dichiarano dunque di non essere un movimento, citano Deleuze e Guattari, ma anche Bateson. Millepiani e plateau, non si combatte solo la legge El Kohmri, ma si va verso la destitution de ce qui nous gouverne.

À la guillotine!

 

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Tutto si tiene

Son passati praticamente undici anni dai “fatti di Genova” e ancora non abbiamo capito niente. Venerdì è uscito nelle sale Diaz, e neanche a dirlo sono andata a vederlo, uscendo con una ricarica di rabbia che dovrebbe essere il motore che muove ognuno di noi ogni giorno. Sul film in sé, mi sento di condividere la recensione di Militant, un po’ meno quella di Scurati sulla Stampa… perché una proiezione non potrà mai sanare le ferite di quei giorni. E non solo perché, come ovvio, i colpevoli non hanno pagato e sono ancora lì, dagli esecutori ai manovratori, ma soprattutto per un semplice motivo: quella era una guerra che qualcuno provò a combattere e fu annichilito, mentre dal lato opposto hanno continuato a combattere e di questi tempi ci stanno sferrando attacchi micidiali. No, non parlo delle forze di polizia, ma del sistema economico che, dovrebbe essere evidente, ci sta strangolando ogni giorno di più. Siamo stretti in una morsa, e anche se qualcuno sta finalmente aprendo gli occhi, ancora non è chiaro probabilmente a nessuno di noi il quadro generale.

Oggi si parla di un suicidio al giorno tra i disoccupati per colpa della crisi e questa è una pessima notizia innanzitutto dal punto di vista umano ma non solo. Infatti è indice di uno smarrimento e di una mancanza di senso di comunità, di capacità di aggregarsi e far fronte ai problemi collettivamente. E’ una colpa evidentemente della sinistra, o di quel che ne rimane.

Quelle persone, prima a Seattle poi a Genova, avevano ragione, eppure ancora oggi si farnetica di soluzioni che sono parte del problema, mentre un influente economista in un triste articolo sul Corriere riesce a parlare degli Stati Uniti come del paese che anche se ha un sistema individualistico è comunque “uno stato che protegge solo i più deboli” cancellando diverse realtà tra cui la miseria crescente non solo in quel paese ma anche nell’Europa, supposta icona di un modello di stato sociale che è in corso di smantellamento ormai da decenni. Ma non deve temere Alesina, siamo noi ad andare verso il modello americano, non il contrario.

Nel frattempo stamattina la stampa internazionale ha seguito in diretta la testimonianza di Breivik davanti ai giudici in Norvegia. E non è vero che non c’entra nulla, perché le radici dei mali che ci affliggono sono impiantate anche in quei discorsi deliranti sulla difesa della propria comunità contro le altre viste come nemiche ed estranee. Non voglio neanche andare a vedere cosa dicono i nostri giornali, a parte qualche sintesi messa chissà dove. Sono troppo impegnati ad occuparsi DEL problema, ovvero la fuffa del finanziamento pubblico ai partiti, come se tolti i soldi ai partiti questi governeranno con un rinnovato senso dell’etica. Una sintesi efficace della questione l’ha fatta Luca Faenzi su twitter:

Buffo contestare il governo delle banche e nello stesso tempo il finanziamento pubblico ai partiti. Chi credete che li finanzierebbe, dopo?

Ecco, c’è altro da dire? L’altro giorno qualcuno mi ha chiesto che vorrei fare da grande (sorvolando sul fatto che vado per i 28, già). La mia risposta? “Mi piacerebbe far emergere la coscienza di classe in ogni persona”. Per chiudere pensavo di postare il video dei 99 Posse con Caparezza “Tarantelle pe’ campa’”, ma in effetti è più in linea con questo delirio un’altra canzone:

Metereopatie

Sogno un notiziario che cominci cosi`: “la stagione e` calda e` vero, ma nei prossimi mesi questo caldo aumentera`. Stante la situazione attuale, e` previsto un autunno caldissimo e un 2012 ancora piu` caldo. Le tensioni sociali sono a livelli altissimi”

E invece tutti i notiziari sono impegnati a dirci quanto caldo fa solo a livello di temperature, come se noi si fosse a gennaio ed improvvisamente fosse arrivata un’ondata anomala di calore. Ovviamente a luglio e` normale che ci siano 30 e piu` gradi, eppure tutti a lamentarci, anche su twitter ieri #caldo era trending topic e @cartaorg ipotizzava una presa dell’hashtag come nel caso di nervi #saldi. [A proposito di prese, oggi e` il 14 luglio. Auguri a tutti!]

La situazione economica e` bollente, la situazione sociale di conseguenza e` scottante ogni giorno di piu`, e invece si discute di afa. Le similitudini tra tempo meteorologico ed economia sono parecchie, e forse non sono casuali, come osserva Tonino Perna nel suo ultimo libro.

E` bene ricordare come Lorsignori facciano tutto scientemente, perche` la dottrina della shock economy e` un metodo “geniale” dal loro punto di vista per imporre il loro sistema unico, come ricorda bene @Adrianaaaaaaaa (spero di aver contato bene le a XD) nel suo ultimo post.

Eppure si parla di caldo torrido come se fosse la notizia. Un po` di timori per il venerdi` nero in borsa (in Italia ma non solo) e poi tutti a rallegrarci perche` il peggio e` passato. In realta’ il bello (o ballo) deve ancora venire, anzi sta proprio arrivando. A questo proposito e` interessante l’ultimo commento nel post appena citato su Giap, di un ragazzo greco.

Qualche ovvieta` che sfugge ai piu` puo` essere letta nella contromanovra proposta da Sbilanciamoci.

Intanto c’e` chi discetta di bassa politica, ma in realta` non so se questo governo cadra`, e soprattutto non credo affatto che cio` possa provocare un miglioramento. C’e` il fatto che Mr B. non e` il piu` adatto per eseguire gli ordini superiori di Europa e FMI e anzi temo che riesumeranno Prodi perche` e` molto bravo nel sistemare i conti facendoci pagare il conto.

Ma noi non stiamo in piazza come in Grecia o in Spagna. Fa troppo caldo e al limite potremmo fare qualche raduno al mare o in nottata, sperando in un fresco venticello. Quello che pare abbia iniziato a soffiare con amministrative e referendum, ma sembra sia passato un secolo da allora…

Ps. in tutto questo e` stato approvato ieri alla camera il disegno di legge sul biotestamento. Ieri ho letto un inquietante articolo sulla Stampa con ancor piu` inquietante foto della Binetti. E` il caso di ricordare la bella e rabbiosa poesia di WM1 sull’istituzione-branco, gia` segnalata su Twitter.

NB. Tra pochi giorni ricorre esattamente il decennale di Genova. Io ricordo (e consiglio di seguire @IoRicordoGenova su twitter). Tutto si tiene.

Stato dell’informazione e del marxismo

Cosa succede nel mondo? Qui da noi le cose vanno come sempre, il governo si piega ma non si spezza, si discetta delle solite cose all’italiana mentre il magnaccia del boss e` finito in galera. E all’estero? Dalla Libia il solito rumore di sottofondo, della Siria pare non ci sia piu` nulla, la Spagna e` un lontano ricordo e della Grecia si sa solo il rinvio del nuovo prestito da parte dell’Eurogruppo ma si deve andare in fondo alla home page de Il Fatto. Sull’Ansa nulla, su Repubblica neanche. Ma la societa` civile dove sta? Vabbe` che da noi e` anestetizzata dalle solite beghe tra celoduristi e viagristi, pero` all’estero e` viva e lotta, senza di noi. Devo andare su twitter per sapere qualcosa, seguire @acampadasol per la spagna e lo stesso account consiglia @tinaletina per avere news tradotte (ovviamente in spagnolo) dalla Grecia. Gia` perche` in entrambi i paesi sono in strada a protestare contro il sistema. Non contro i politici perche` son tutti ladri o vacuita` del genere. Il problema e` il sistema economico che ci strangola, e che e` reso piu` evidente nella sua cattiveria dalla crisi globale.

Il bisogno di sinistra di cui parlavo pare affacciarsi anche tra di noi, comunque. Come fanno notare su Giap in una bellissima discussione sui social network, il referendum e il fantomatico “popolo della rete” pure Grillo cerca di intercettare il fenomeno. Gia`, sul suo blog c’e` un’intervista ad Hobsbawn dal titolo Il marxismo oggi e c’e` pure la possibilita` di comprare l’ultimo libro del grande storico marxista. Appero`, mi son detta. Chissa` che si dice nei commenti? Ho dato una scorsa, solo ai piu` votati per ovvi motivi di tempo, e mi sono divertita un po`. Tra banali semplificazioni e slogan di geniacci per cui comunismo e fascismo son la stessa cosa, leggo un commento davvero divertente di un tizio che ritiene che l’ideologia vada praticata privatamente, mentre dai partiti deve restare fuori. E di grazia, messere, la politica in base a cosa la si fa, per sorteggio di argomenti e azioni da intraprendere?

Al di la` della ovvia ignoranza che gira da sempre nel blog di Grillo tra i commenti, mi sembra un significativo segnale il fatto che sia stata fatta questa intervista. Beppe Grillo non pubblica a caso o secondo il sentimento del momento, ha dietro una vera industria che programma gli interventi allo scopo di intercettare il piu` possibile utenti. Ecco, cio` significa che i suoi esperti hanno scoperto questa voglia di sinistra, per di piu` marxista, che serpeggia tra i cittadini italiani. Questa e` la bella notizia del giorno, direi, nell’attesa che si passi alle pratiche reali.

Orfani della rivolta

Solita storia. Su twitter seguo in tempo reale la #spanishrevolution che continua, muta forma, sempre fedele a se stessa e sempre nuova, e i nostri media online (lasciamo perdere la tv per pieta`) si occupano di tutto tranne che di quello. Si decidera` mai l’Ansa ad avere un inviato dalla Spagna, tipo un @LucioLuci che tanto fa per gli italiani invidiosi su twitter?

Ad ogni modo di invidia ne ho parecchia, perche` gli spagnoli sono avanti, e lo dimostrano nuovamente. Stasera sono di fronte al parlamento e vogliono fare assemblea li` dentro, sfidando la polizia… ironicamente anche tramite slogan: sin el casco estáis mas guapos. Originali, ma non solo. Hanno spiegato che non vogliono vincere, ma cambiare le regole del gioco. Mentre noi facciamo la giusta battaglia referendaria (per inciso questo weekend faccio il viaggio solo per votare, perche` SI DEVE fare)  loro sono avanti. E di parecchio anche. Sfidano gli spazi ma soprattutto i tempi, per riprendere le belle discussioni su Giap riguardanti i tempi della rivoluzione, vanno oltre mentre qui si capisce poco o nulla.

Come mi fa notare @EveBlissett su twitter, i “nostri” si stupiscono perche` loro li chiamano ‘indignados’ e “noi” ‘giustizialisti’. Gia`, quelli del popolo viola, quelli furbi, quelli alternativi, che stasera su facebook hanno prodotto centinaia di commenti sul punto fondamentale: dove Bossi mettera` il Trota senza acqua pubblica? Simpatico, ma ho provato a commentare dicendo che mentre noi si scherza in Spagna si fa sul serio. La finestra della mia stanza e` piu` ricettiva, giuro. Come non avessi postato nulla. Non so se e` solo il mezzo, perche` facebook e` terribilmente uniformante, tutti a seguire il vento, a cercare di far parte di una massa informe e deforme. Probabilmente non e` un caso se son nati proprio li`, i violetti. Noi c’abbiamo i violacei e i grilli parlanti, e loro c’hanno gli acampados, quelli de “Democratia Real Ya”. No, non e` un caso. Se noi c’avessimo avuto un sinistrorso al governo, non si sarebbe mossa mai foglia in piazza.Ma anche con la berlusconeide siam troppo buoni. Forse stiamo ancora troppo poco male, tutto qui.

La questione e` sistemica, ma qui non se ne accorge nessuno. I pastori sardi si sono uniti con gli agricoltori siciliani oggi. Ieri i tassinari e sono un altro paio di maniche. Da anni i NO TAV, lasciati soli o quasi dal resto del paese. Eppure vennero a sostenerci a Messina, chissa` se la Rete No Ponte, presa dai suoi importanti impegni (?) si ricorda di loro…

Il 14 dicembre sembra esser finito in fuffa… il 13 febbraio pare abbia portato un comunista a Milano… il referendum fara` prudere le chiappe al nano. E poi?

I media, le fughe di cervelli e il ghetto (o ode a twitter)

Questo post nasce su twitter, un’idea che mi viene in mente verificando notizie geograficamente vicine e lontane, che arrivano in tempo reale sul social network. La prima cosa che faccio, se la notizia mi interessa, e` cercare altre fonti, altri dati, approfondimenti per quanto sia possibile se si tratta di breaking news. Cosa succede allora? Ieri leggo di un’allarme bomba in Francia, evacuata la Torre Eiffel. Cerco in vari siti di informazione ma noto che anche solo i lanci di agenzia tardano ad arrivare. Oggi la cosa succede di nuovo, ancora piu` evidente. Leggo un lancio di Reuters, su twitter, riguardo un terremoto tra Myanmar e Thailandia (ore 15.09). Apro l’Ansa, lo faccio spesso, e non compare nulla, neanche un lancio. Saranno a prendersi un caffe`, si commenta su twitter, oppure stanno cercando la posizione geografica su google maps prima di scriverne. Sempre su twitter, pochi minuti dopo la notizia arriva da AJLive e BBC. Ancora poco dopo, Internazionale riprende il lancio di Reuters. Poi aprendo le pagine di AGI e ADNkronos noto che dopo un tempo tuttosommato accettabile (10 minuti o poco piu`) danno la notizia anche loro. E` passata un’ora (sono le 16.02) e sull’Ansa ancora nessuna traccia. Dovrebbe essere la prima agenzia italiana, se non erro. E lascio perdere i quotidiani online, che hanno la velocita` di un bradipo stordito. Del resto non sono agenzie di informazione, ma giornali e magari il loro punto forte e` l’approfondimento, non le breaking news (evito di infierire piu` che altro… cos’e` la BBC allora? e se dovessimo analizzare gli approfondimenti dei nostri giornali…)

Su twitter ci chiediamo il motivo. Si parla di provincialismo e scarsa professionalita`. Provincialismo. Gia`… @kappazeta mi linka un vecchio pezzo su Giap (quando era una newsletter) che parla della mentalita` del ghetto, un pezzo che trovai interessante allora ma che oggi e` piu` che mai attuale. Tra l’altro avvengono strani incroci, perche` proprio in questi giorni su Giap (nel nuovo formato blog) si e` discusso di fughe di cervelli partendo per la tangente dall’intervento di WM2 su Tripoli e i 150 anni d’Italia. Credo che le parole al riguardo nel vecchio post di Giap siano punto di partenza e conclusione allo stesso tempo. Per quanto riguarda i media italiani, invece, bisogna confermare una mentalita` del ghetto persistente, ottundente, che contagia e che ci atrofizza. Ci sono pero` buone notizie. Twitter e` un social un po` sui generis, dal mio punto di vista, ed ha enormi potenzialita` di azione e informazione, dal basso e orizzontalmente. Questa storia potrebbe essere raccontata nuovamente evidenziando la reattivita` di twitter piuttosto che la lentezza del web piu` tradizionale. Mentre su facebook leggo stronzate, comunico con parenti e amici che c’hanno solo quello (e meno male!) su twitter mi sento parte attiva, partecipo, comunico in maniera diversa, per interessi e non per obblighi sociali.

 

CREDITS: ringrazio la collaborazione su twitter, oltre del gia` citato @kappazeta, di @tanzmax, @uomoinpolvere, @j0hngr4dy. Senza le loro risposte questo post non ci sarebbe.

Ps. prima di pubblicare il pst, ore 16.22, ancora l’Ansa non ha idea di dove sia il Myanmar…

Chi è stato?

Passato il 17 marzo, festa dell’unità italiana, pare. Sono abbastanza dibattuta sui sentimenti suscitati da tali celebrazioni perché temo il frame dominante, che banalizza e traduce il senso di appartenza ad una comunità come esclusione rispetto a tutti gli altri, ed è inoltre reazionario e destrorso. No grazie. E però sono italiana, e mi sento di esserlo, nonostante tutto. Come ci si può sentire italiani senza paure né colpe oggi? E’ un processo difficile ma credo sia necessario. Le mie celebrazioni sono iniziate girovagando su un treno espresso che sembrava risalire ai tempi dell’unità, e le ho concluse in maniera soddisfacente ascoltando la prima parte dell’intervento dei Wu Ming vicino Bologna in occasione proprio del 150esimo, che potete trovare qui (una buona sintesi degli argomenti principali anche qui). Continuo ogni giorno ascoltando un illustre “infangatore della patria”, Caparezza. Per intenderci la canzone che ho dedicato al 17 è “Non siete stato voi”

Ecco il testo:

Non siete Stato voiche parlate di libertà
come si parla di una notte brava dentro
i lupanari.
Non siete Stato voi che
trascinate la nazione dentro il buio
ma vi divertite a fare i luminari.
Non siete Stato voi che siete uomini di
polso forse perché circondati da una
manica di idioti.
Non siete Stato voi
che sventolate il tricolore come in
curva e tanto basta per sentirvi patrioti.
Non
siete Stato voi né il vostro parlamento
di idolatri pronti a tutto per ricevere
un’udienza.
Non siete Stato voi che
comprate voti con la propaganda ma
non ne pagate mai la conseguenza.
Non siete Stato voi che stringete tra le
dita il rosario dei sondaggi sperando
che vi rinfranchi.
Non siete Stato
voi che risolvete il dramma dei disoccupati
andando nei salotti a fare i saltimbanchi.
Non
siete Stato voi. Non siete Stato, voi.
Non siete Stato voi, uomini boia con la
divisa che ammazzate di percosse i
detenuti.
Non siete Stato voi con gli
anfibi sulle facce disarmate prese
a calci come sacchi di rifiuti.
Non
siete Stato voi che mandate i vostri
figli al fronte come una carogna da
una iena che la spolpa.
Non siete Stato
voi che rimboccate le bandiere sulle
bare per addormentare ogni senso di
colpa.
Non siete Stato voi maledetti
forcaioli impreparati, sempre in cerca
di un nemico per la lotta.
Non siete
Stato voi che brucereste come streghe
gli immigrati salvo venerare quello
nella grotta.
Non siete Stato voi col
busto del duce sugli scrittoi e la
costituzione sotto i piedi.
Non siete
Stato voi che meritereste d’essere
estripati come la malerba dalle vostre
sedi.
Non siete Stato voi. Non siete
Stato, voi.
Non siete Stato voi che
brindate con il sangue di chi tenta
di far luce sulle vostre vite oscure.
Non
siete Stato voi che vorreste dare voce
a quotidiani di partito muti come sepolture.
Non
siete Stato voi che fate leggi su misura
come un paio di mutande a seconda dei
genitali.
Non siete Stato voi che trattate
chi vi critica come un randagio a cui
tagliare le corde vocali.
Non siete
Stato voi, servi, che avete noleggiato
costumi da sovrani con soldi immeritati,
siete
voi confratelli di una loggia che poggia
sul valore dei privilegiati
come voi
che i mafiosi li chiamate eroi e che
il corrotto lo chiamate pio
e ciascuno
di voi, implicato in ogni sorta di
reato fissa il magistrato e poi giura
su Dio:
“Non sono stato io”.

Ma credo che in tutto il cd, come nei precedenti, si possano trovare riferimento all’Italia non da celebrare ma da denunciare, perché se si tiene veramente al proprio paese si alza il culo per migliorarlo, non per seppellirne le colpe, come da sempre facciamo noi. Caparezza è stato accusato dal ministro Rotondi di essere contro l’Italia. Solita storia del dito e della luna.

Altre citazioni dall’album:

Risorgimento italiano,
non fare il baro o chiamo il notaro.
Perché non dirlo, il tema dell’inno
non è di Mameli
è di Novaro.

NEWS: Ore 13 a tavola,
riuniti davanti al TG come ellenici all’agorà.
Notizie del principe e di Corona, di Draghi
e del cavaliere, cos’è? Una favola?

E i funerali di stato a che servono?
I militari in missione chi servono?
E i caduti sul lavoro? Per loro nemmeno
un cero con il santo patrono,
ma sii serio.. (Cose che non capisco)

E sul popol(in)o italiano…

Neanche a citare Goodbye Malincònia, per la quale il sottoministro s’è risentito (per inciso il tizio crede che la musica italiana di un certo livello possa valicare le alpi solo per collaborazioni internazionali, non per la sua validità intrinseca. Tzé). Io mi risento quando scopro che siamo lì lì per bombardare la Libia, probabilmente per festeggiare i 100 anni della prima invasione. In Italia la realtà è sempre più spesso la tragedia della farsa della tragedia.