Nessun rimorso

Giorni intensi sono trascorsi, in vista del ventennale. Il 20 è sempre il giorno più difficile, perché qualcuno ogni anno si sente titolato a straparlare, avendo la sua superficiale verità in tasca. Sapevo che su Twitter sarei rimasta intrappolata, ma Zerocalcare nelle sue tavole risponde alla domanda che mi pongo: perché mi ci amminchio ogni anno?

Non cambierò l’opinione di coloro che sentono il bisogno di scrivere le solite boiate per sentirsi migliori, ma se anche una sola persona leggendo quelle discussioni si pone qualche domanda e decide di approfondire ben venga. Ho finito giusto il 20 Nessun rimorso, nuova edizione del testo curato da Supporto legale con i contributi di tanti fumettisti. Questa non è una classica recensione, perché non starò tanto a soffermarmi sul contenuto in sé, però sicuramente lo consiglio, perché è uno dei contributi migliori usciti per questo ventennale. Quest’anno l’attenzione sui fatti di Genova, complice la cifra tonda, è stata sovradimendionata rispetto agli altri anni, però, come abbiamo già detto, tocca al movimento raccontarsi, più che lasciarsi raccontare. Sui media mainstream ci hanno ripetuto che avevamo ragione noi, ma è una frase buttata lì, perché in realtà sono poche le analisi su cosa fosse il movimento, su cosa volesse. Giusto ricordare le violenze e la repressione, ma sembra un alibi per non dire tutto il resto.

Da parte di chi c’era, o anche di chi ha vissuto quelle giornate pur non essendo fisicamente lì, ho percepito invece una grande voglia di raccontarsi, mi sembra si stia in qualche modo elaborando – finalmente – un lutto lungo ormai venti anni. Anche in strada, a Genova, non è stata semplicemente, come non doveva essere, una commemorazione, ma un momento di raccolta e riflessione per ripartire, cominciando a mettere dei punti fermi, a partire dal fatto che non è stata la repressione in sé ad uccidere il movimento. Il fatto che da Piazza Alimonda, pardon, piazza Carlo Giuliani, sia partito un corteo mi sembra simbolicamente importante. Intanto io continuo a raccogliere materiale da leggere, continuo ad ascoltare il podcast di Internazionale ancora in pubblicazione, e ci tengo a segnalare lo speciale – trasmesso in quattro giorni, la settimana scorsa – di Radio Quar che sarà presto disponibile online.

Intanto mi è arrivato finalmente e ho iniziato il numero 54 di Zapruder “Zona rossa” che ho ordinato tramite un circuito dii librai indipendenti. Ho preso anche alcuni libri che leggerò in questa lunga estate in cui ho deciso che devo continuare a scandagliare questo nostro grande rimosso generazionale, e so che tanti hanno fatto questa scelta, come Loredana Lipperini: “Ieri sera ho rivisto Diaz, il film di Daniele Vicari. Non volevo farmi del male, anche se me ne sono fatta, ma volevo ricordare meglio, e usare una narrazione oltre alle decine di podcast e di libri e di storie di questi giorni”. Ricordare meglio, usare diverse narrazioni, continuare questo lavoro di elaborazione della memoria collettiva, quasi come fosse non dico un dovere, ma una necessità morale che ci attraversa, ed è il percorso comune di chi in questi anni, da Genova, o da prima di Genova, ha scelto di fare politica, nelle forme più varie, e continua a farla ancora, in modi anche nuovi e diversi. Perché siamo sempre immersi nella stessa realtà che raccontavamo ingiusta, e siamo ancora consapevoli che un altro mondo è possibile.

insorgiamo ZCNota a margine ma non fuori tema: Le cronache sono incartate nei dibattiti intorno all’obbligatorietà vaccinale, più surrettizia tramite il green pass che diretta, mentre il conflitto sociale, che aumenta e aumenterà, è rimosso dal discorso pubblico, ma torna prepotentemente per chi lo vuole vedere: le conseguenze dello sblocco dei licenziamenti passano dalla GKN con il loro bellissimo Insorgiamo (qui l’account twitter di sostegno al collettivo di fabbrica), ai lavoratori Whirpool di Napoli che ricevono la solidarietà dai colleghi degli altri stabilimenti, fino alle realtà più piccole e per questo forse meno visibili, a volte invisibili (per fare alcuni nomi, ma sono 89 i tavoli aperti al MISE: Timken, Gianetti Ruote, ABB, Elica,… ), i lavoratori dovrebbero avere il centro della scena.

insorgiamo

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