Tutto si tiene

Son passati praticamente undici anni dai “fatti di Genova” e ancora non abbiamo capito niente. Venerdì è uscito nelle sale Diaz, e neanche a dirlo sono andata a vederlo, uscendo con una ricarica di rabbia che dovrebbe essere il motore che muove ognuno di noi ogni giorno. Sul film in sé, mi sento di condividere la recensione di Militant, un po’ meno quella di Scurati sulla Stampa… perché una proiezione non potrà mai sanare le ferite di quei giorni. E non solo perché, come ovvio, i colpevoli non hanno pagato e sono ancora lì, dagli esecutori ai manovratori, ma soprattutto per un semplice motivo: quella era una guerra che qualcuno provò a combattere e fu annichilito, mentre dal lato opposto hanno continuato a combattere e di questi tempi ci stanno sferrando attacchi micidiali. No, non parlo delle forze di polizia, ma del sistema economico che, dovrebbe essere evidente, ci sta strangolando ogni giorno di più. Siamo stretti in una morsa, e anche se qualcuno sta finalmente aprendo gli occhi, ancora non è chiaro probabilmente a nessuno di noi il quadro generale.

Oggi si parla di un suicidio al giorno tra i disoccupati per colpa della crisi e questa è una pessima notizia innanzitutto dal punto di vista umano ma non solo. Infatti è indice di uno smarrimento e di una mancanza di senso di comunità, di capacità di aggregarsi e far fronte ai problemi collettivamente. E’ una colpa evidentemente della sinistra, o di quel che ne rimane.

Quelle persone, prima a Seattle poi a Genova, avevano ragione, eppure ancora oggi si farnetica di soluzioni che sono parte del problema, mentre un influente economista in un triste articolo sul Corriere riesce a parlare degli Stati Uniti come del paese che anche se ha un sistema individualistico è comunque “uno stato che protegge solo i più deboli” cancellando diverse realtà tra cui la miseria crescente non solo in quel paese ma anche nell’Europa, supposta icona di un modello di stato sociale che è in corso di smantellamento ormai da decenni. Ma non deve temere Alesina, siamo noi ad andare verso il modello americano, non il contrario.

Nel frattempo stamattina la stampa internazionale ha seguito in diretta la testimonianza di Breivik davanti ai giudici in Norvegia. E non è vero che non c’entra nulla, perché le radici dei mali che ci affliggono sono impiantate anche in quei discorsi deliranti sulla difesa della propria comunità contro le altre viste come nemiche ed estranee. Non voglio neanche andare a vedere cosa dicono i nostri giornali, a parte qualche sintesi messa chissà dove. Sono troppo impegnati ad occuparsi DEL problema, ovvero la fuffa del finanziamento pubblico ai partiti, come se tolti i soldi ai partiti questi governeranno con un rinnovato senso dell’etica. Una sintesi efficace della questione l’ha fatta Luca Faenzi su twitter:

Buffo contestare il governo delle banche e nello stesso tempo il finanziamento pubblico ai partiti. Chi credete che li finanzierebbe, dopo?

Ecco, c’è altro da dire? L’altro giorno qualcuno mi ha chiesto che vorrei fare da grande (sorvolando sul fatto che vado per i 28, già). La mia risposta? “Mi piacerebbe far emergere la coscienza di classe in ogni persona”. Per chiudere pensavo di postare il video dei 99 Posse con Caparezza “Tarantelle pe’ campa’”, ma in effetti è più in linea con questo delirio un’altra canzone:

Dopodomani, sicuramente

C’è parecchia carne al fuoco, in questi giorni da canzone del maggio. Eppure stiamo a casa e non in strada. In Spagna si improvvisa una rivoluzione (o ci si prova, certo non lo si può sapere ora) e seguendo l’hashtag #spanishrevolution su twitter ci si può fare una prima idea. Ora pare ci stiano tirando dentro. Infatti è uscito l’hashtag #italianrevolution ma se ci si fa caso, la maggior parte dei messaggi non sono in italiano. Siamo diventati cittadini del mondo o ci invocano da fuori? Comunque qualcosa par che si muova. Ho letto di un appuntamento a Milano domani per chiedere la democrazia ora (gli risponderanno che sarebbero dovuti andare ieri, cioè oggi?) Insomma intanto ci inventiamo il brand e poi ci si organizza.Per quotare direttamente @bidimensionale:

differenze tra l’Italia e la Spagna: in Spagna prima la protesta poi l’hashtag, in Italia prima l’hashtag poi tutto come prima.

Inoltre c’è questo post su Anonymous.

Esagero? No, sono solo un po’ disillusa e provo a scherzarci su. Le amministrative sono state una bella sorpresa in generale, e hanno fornito ottimi spunti per riflettere sulle forze politiche. Per riprendere il discorso dell’ultimo post, ho continuato a leggere e discutere sul grillismo, da ex-grillina. Fondamentale, secondo me, l’analisi di Wu Ming 1 con tutti gli annessi e link.

La prima argomentazione e la più necessaria è secondo me quella sulla presunta uguaglianza di destra e sinistra. Semplicemente una supercazzola, ma che fa grande presa quando i cosiddetti rappresentanti della cosiddetta sinistra (ma anche destra) si dimostrano lontani anni luce dagli ideali che dovrebbero rappresentare. Risveglio delle coscienze, rinnovato interesse per la politica, voglia di impegnarsi sul territorio sono tutti aspetti positivi che sicuramente i meetup hanno avuto. Ma dopo viene un movimento politico che vuole entrare nelle stanze del potere senza alcun apparente ideale, mentre non basta essere gggiovani e puliti per far bene. Soprattutto far bene cosa? Occorrono scelte di campo, perché anche in un comune ci sono servizi pubblici (che coinvolgono direttamente i cittadini) e ci sono scelte da fare e non esistono scelte neutre. Sarebbe come dire che la Moratti e Pisapia sono uguali… un comico italiano ci ha provato in Francia di fronte ad una platea di italiani, e constatati i malumori della folla ha quasi rettificato, perché il suo interesse è raccogliere consensi, vendersi come prodotto. Ovviamente non vi dico chi sia il comico, non è necessario. Credo che gli elettori del M5s a Milano siano più maturi del loro – unico e vero – leader e sapranno cosa scegliere. So del resto che molti dei ragazzi impegnati in questo movimento lo fanno in buona fede e probabilmente non sanno tante cose e tra queste quali conseguenze potrebbe portare l’ascesa politica di un movimento qualunquista, populista e con tratti xenofobi. La pancia di molti italiani è ben coltivata da decenni, è vero, e Grillo non è estraneo a questa operazione. Purtroppo ci saranno alcuni fedelissimi fidelizzati che si ostineranno ad osannare il guru e a non vedere errori e possibili orrori, perché quel lento lavorio alla pancia in gran parte ha funzionato egregiamente, ma ci saranno molti altri che di fronte alla crisi economica, allo scoppio del precariato, al riesplodere del conflitto di classe che riemerge drammaticamente e che presto sarà ancora più evidente di oggi capiranno che le lotte da fare non sono semplicemente sulle fedine penali, ma sull’idea di società (e civiltà*) che vorremmo costruire nel futuro.

* Civiltà perché condivido quanto affermato da Gallino in “Finanzcapitalismo” – che sto leggendo – secondo cui quella che stiamo attraversando non è solo una crisi economica (che tra l’altro potrebbe durare per un altro decennio) ma più profondamente una crisi di civiltà.

Ps. bonus track, della cara Nadia, che tautogrammaticamente mi ha risposto sul forum.

Ps2. My two cents sulla manifestazione no ponte del 14 maggio. L’indicazione della rete era di non portare bandiere per coinvolgere senza distinzioni partitiche. Fail, le bandiere qualcuno contrario alla linea (oppure fedele alla linea, dipende dai punti di vista, c’era pure una bandiera dell’URSS, molto simpatica) le ha portate comunque, e i numeri della manifestazione secondo me sono stati deludenti. Che forse il “né di destra né di sinistra” non paga neanche in una città come Messina?