La miscela segreta di casa Olivares

Allora pensavo che la felicità fosse nell’oblio. Ma è nel ricordo la salvezza: me ne accorgo oggi, quando la memoria mi restituisce brandelli di un passato fiabesco.

Felici coincidenze, quando ad agosto trovi in ufficio qualcuno che ti affianca sul lavoro e non solo, regalando pure preziosi consigli di lettura. È così che mi è stato raccontato di Giuseppina Torregrossa. Incuriosita dalla trama de La

miscela segreta casa Olivares

miscela segreta di casa Olivares, mentre sono a Palermo mi metto sulle tracce del romanzo, con anche la voglia di leggere qualcosa che mi racconti della città, e ovviamente trovo tutti tranne questo. Dopo i primi tentativi a vuoto col decisivo supporto della Spongee si trova e così lo metto in lettura appena finito Fisher. Come mi era stato detto, l’autrice racconta in maniera suggestiva Palermo prima, durante e dopo la Seconda guerra mondiale e sembra quasi di sentirne i rumori e percepirne gli odori. La storia del romanzo ruota attorno ad una famiglia che gestisce una torrefazione, ma racconta anche della vita a tutto tondo, della crescita e delle donne in particolare, ma non solo, con uno sguardo delicato e al tempo stesso deciso.

La morte è cosa di femmine, come la vita del resto.

La protagonista, oltre il caffè che pervade con il suo aroma tutto il testo, e manca davvero nelle pagine che raccontano le carenze dovute alla guerra, è Genziana (a casa Olivares tutte le donne hanno nomi di fiori, e questo è già una delizia per me) e si cresce insieme a lei con un’incredibile determinazione, tra sofferenze, ricordi e prese di coscienza. L’autrice ha un’incredibile capacità di descrivere anche gli oggetti e le cose inanimate dandogli quasi vita, e questo emerge sin dalle prime pagine, quando leggo incuriosita di Orlando senza rendermi conto subito di chi stia parlando. Sono abbastanza sicura che mi dedicherò a leggere gli altri suoi libri in tempi brevi.

Quanta forza ci vuole per diventare una donna.

Sullo sfondo, ma per nulla in secondo piano, una Palermo ferita, anzi lacerata, sventrata dalla guerra e non rimessa in piedi come avrebbe meritato e che avrebbe avuto bisogno forse di un moto d’orgoglio in più. Il riferimento alla Cassa del Mezzogiorno come progetto di riscatto del Sud, “perché nessuno sarà più costretto a lasciare la Sicilia“, col senno di poi è una bruciante sconfitta, fa male. E però non dev’essere definitiva, perché l’amore per la propria terra deve dare forza per il riscatto, altrimenti non è nulla.

La questione meridionale

I dati Istat sul mercato del lavoro pubblicati il 13 marzo e riferiti non solo al quarto trimestre del 2017 ma anche all’intero anno appena trascorso, hanno un interessante paragrafo relativo all’andamento territoriale dell’offerta di lavoro, da cui emerge ancora una volta la questione meridionale nel migliore dei casi ignorata nell’ultima campagna elettorale. Cosa ci dicono i dati presentati? In sintesi la situazione lavorativa migliora un po’ ovunque ma a ritmi ben diversi, con un gap tra Nord e Sud che appare sempre più incolmabile. L’occupazione cresce al Nord, al Centro e al Sud con tassi simili (rispettivamente 0,8, 0,7 e 0,6 punti, ma il Nord e il Centro hanno già recuperato i livelli pre-crisi del 2008. Al Sud si avvicinano a questo traguardo solo Basilicata (-0,1) e Campania (-0,3). Il tasso di occupazione cresce in maniera maggiore a Nord. Il tasso di disoccupazione scende globalmente in tutte le aree ma le proporzioni sono allarmanti: il 19,4% del Sud è quasi tre volte il valore del Nord (6,9%) e circa il doppio di quello del Centro (10,0%).

Tra le note negative i tassi di occupazione in Basilicata (-0,8 punti) e Molise (-0,2%). In Molise cresce anche il tasso di disoccupazione, che registra +1,8 punti mentre in Campania l’aumento è di 0,6 punti. Tra i grandi Comuni del Mezzogiorno solo Catania ha il tasso di occupazione negativo (-0,8 punti). I peggiori risultati riguardanti il tasso di disoccupazione sono a Napoli, Messina e Catania (+3,9, +3,2 e +1,6.
Il quadro generale è impietoso: se al Nord l’occupazione è al 66,7% e al Centro raggiunge quota 62,8%, al Sud si ferma al 44%. Bisogna inoltre tenere presente che l’occupazione non è tutta uguale, anzi sono in aumento i lavoratori a termine e soprattutto quelli in somministrazione, cioè affittati attraverso le agenzie interinali. Nel desolante scenario in cui esistono e sono perfettamente legali contratti di collaborazione occasionale di una sola ora al Sud restano le briciole anche di questi, nel silenzio generale, mentre sempre più giovani decidono di andare a cercare briciole migliori da qualche altra parte, dove le tavole sono più riccamente imbandite.

Il punto sul mercato del lavoro. Dati Istat

L’economia è in ripresa, il Pil italiano continua a crescere (+0,3% nel quarto trimestre 2017) e il commercio mondiale è in salute nonostante Trump, con un +4,5% su base annua. Come riporta la nota mensile sull’andamento dell’economia italiana diffusa dall’Istat, la crescita nel quarto trimestre “è stata sostenuta dall’intensificazione del processo di accumulazione del capitale“. Allo stesso tempo “le prospettive per l’occupazione si mantengono stabili”. I dati Istat sul mercato del lavoro nel quarto trimestre del 2017 ci dicono che l’aumento congiunturale degli occupati è dovuto ai dipendenti a tempo determinato, +57.000 ovvero +2,0%, mentre i dipendenti a tempo indeterminato diminuiscono di 25.000 unità, -0,2% e gli indipendenti di 20.000, -0,4% (questi ultimi sono in calo da sette anni). I dati complessivi del 2017 sono 371.000 dipendenti in più, di cui 298.000 a tempo determinato e 73.000 permanenti. Sono però i lavoratori in somministrazione a crescere più di tutti, +6,7% a livello congiunturale e +25,2% su base annua. La media 2017 dei somministrati è 23,5%, il valore più alto degli ultimi quindici anni.

Indicatori del lavoro

Lo dice l’Istat, circa nove nuovi occupati su 10 sono a termine. Come abbiamo visto, ancora peggio è il vero e proprio boom di lavoratori in somministrazione, cioè assunti da agenzie interinali per conto delle imprese, con un notevole risparmio per quest’ultime sui costi del lavoro (gli stessi costi nell’ultimo anno risultano aumentati per via della cessazione degli sgravi sulle assunzioni a tempo indeterminato) mentre aumentano il monte ore lavorate e la produttività del lavoro.

Dei dati diffusi dall’Istat meritano menzione anche quelli riferiti all’andamento territoriale dell’offerta di lavoro. La questione meridionale è terribilmente attuale, perché anche se i dati spesso dimostrano miglioramenti più o meno timidi un po’ ovunque, il Nord procede sempre più velocemente e il distacco non potrebbe mai colmarsi a questi ritmi. Ad esempio il tasso di disoccupazione diminuisce quasi ovunque ma al Sud (19,4%) è quasi tre volte quello del Nord (6,9%) e circa il doppio del Centro (10,0%).

Tasso di occupazione/tasso di disoccupazione 2017