Guardare il dito

Articolo 1(Ulteriori misure urgenti per il contenimento del contagio)

1.Le uscite per gli acquisti essenziali, ad eccezione di quelle per i farmaci, vanno limitate ad una sola volta al giorno e ad un solo componente del nucleo familiare.

2.E’ vietata la pratica di ogni attività motoria e sportiva all’aperto, anche in forma individuale.

3.Gli spostamenti con l’animale da affezione, per le sue esigenze fisiologiche, sono consentiti solamente in prossimità della propria abitazione. (Ordinanza contingibile e urgente n°6 del 19.03.2020 Ulteriori misure per la prevenzione e gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19. )

Questo dispone la Regione Sicilia nella giornata di ieri, seguendo a ruota le ordinanze comunali o regionali, ad esempio di Messina o dell’Emilia Romagna. La correlazione tra le persone che fanno attività fisica all’aperto e i ricoverati in terapia intensiva, o i contagiati da Covid-19? Nessuna. Piuttosto il fatto che l’area più produttiva (e più inquinata, cosa da non sottovalutare) del paese, con lo slogan “Bergamo is running” abbia imposto di non chiudere le attività non essenziali e abbia subìto il più alto tasso di casi, tendenza che purtroppo non accenna a ridursi dice niente?

ConfBG

Qui il video completo, non rimosso da Confindustria Bergamo che non si scusa ma si limita, chiamata in causa, a twittare:

confbg2

Perché la gogna per chi fa attività fisica mentre i veri colpevoli sono da tutt’altra parte, a partire da chi nei decenni scorsi ha smantellato la sanità pubblica, e per finire a coloro che continuano ad anteporre i loro profitti alla salute di tutti? Come spiega un lodevole articolo di The Submarine, le FAQ del governo, almeno finché la pressione delle amministrazioni locali e regionali non cambierà l’inerzia, prevedono espressamente la possibilità di fare attività fisica all’aperto.

GovernoFAQ

Il virus non va a caccia dei solitari o comunque socialmente distanziati runners, semmai si annida negli spazi chiusi, affollati, come i mezzi di trasporto ridotti dall’emergenza e tragicamente più affollati perché i lavoratori costretti a recarsi ogni giorno a lavoro non sono diminuiti di conseguenza, o come le fabbriche o i magazzini della logistica che continuano ad essere aperti finché i lavoratori non si uniscono per difendere la loro salute proclamando scioperi con lo slogan ricorrente “non siamo carne da macello!“. Anche Amazon riduce le consegne, orientandosi sui beni di prima necessità, evidentemente a seguito delle proteste dei lavoratori che denunciavano condizioni di lavoro tutt’altro che esenti dal rischio contagio. Nel frattempo, invece di discutere della tutela della salute degli operatori sanitari in primis, e di tutti gli altri lavoratori che per necessità rischiano quotidianamente, gli stolti puntano il dito contro gli “egoisti” che corrono all’aria aperta sprezzanti del male intorno.

La sensazione è che le amministrazioni abbiano troppa fretta di dimostrarsi efficienti prima ancora che efficaci in questo frangente emergenziale, e aumentino le prove muscolari cercando di rispondere a, ma incrementando, le ansie e le paure della popolazione, la quale avrebbe bisogno di risposte circostanziate e ragionevoli, ben lontane dal panico morale che si sta creando, e concretamente efficaci. Purtroppo sollevare obiezioni, mantenere sguardo critico e lucido sembra essere ogni giorno più difficile e per fortuna resistono spazi come Giap in cui si analizza la questione dal punto di vista legale e non solo. E sono più che mai necessarie le analisi e le prese di posizione come quella di Sara Gandini su Effimera. Sembra una vita fa quando esponevo i miei dilemmi sull’uscire all’aria aperta con il bambino per portarlo in spiaggia. Per fortuna poi l’ho fatto, e sono stata serena un po’ di più, sopportando le marachelle solite dei “terribili due” col sorriso invece che con l’esasperazione. Riusciremo a rivedere il mare?

Le nostre città e La buona educazione degli oppressi

Quando scorrendo il feed sui social leggi notizie come questa (faccio la parafrasi): a Ferrara rimuovono 150 panchine nei parchi pubblici per contrastare lo spaccio – operazione “Parchi sicuri”, pensi che il caldo stia dando alla testa un po’ a tutti, e del resto i bollettini meteo confermano. Succede anche a Messina, dove il sindaco De Luca, molto bravo a intercettare per tempo l’andazzo politico ormai da parecchio tempo, si diverte non solo a fare ordinanze antipoveri (la povertà non l’avevano già abolita quelli al governo?) e a tutela del sempre fumoso “decoro“, ma utilizza i social come strumento per bastonare virtualmente i “devianti” incurante di tutelarne i diritti al punto da spingere alcune associazioni a scrivere al Garante per la privacy e a quello per l’infanzia, visto che in quella triste gogna social scatenata scientemente non si ha riguardo nemmeno per l’età dei malcapitati. L’uso punitivo dei social è stato considerato preoccupante dal garante per l’infanzia del Comune di Messina che ha prontamente chiesto un incontro al sindaco. È un bene che una parte della società civile, per fortuna immune alla facile indignazione da tastiera, si mobiliti contro quello che non esito a definire bullismo istituzionale, lo stesso che poche settimane fa aggrediva lavavetri e mendicanti, un atteggiamento vergognoso che è stato a mio parere umanamente e politicamente annichilito dalla pregevole risposta data dalla comunità nigeriana di Messina. De Luca è lo stesso sindaco che fa i blitz non solo contro i tradizionali falò di Ferragosto (mentre sullo sfondo le colline del messinese bruciano come ogni estate nel silenzio istituzionale e generale) ma anche contro coloro che semplicemente si accampano sulle spiagge senza accendere fuochi. Quando si dice le priorità. Che indecenza signora mia. Siamo così indecorosi da dover essere ‘disciplinati’ con la forza dall’autorità che dovrebbe piuttosto rappresent

Wolfbuk

arci e magari tutelarci? Questo filo rosso che “lega” ormai da anni il concetto di sicurezza nelle città, sventolato da amministrazioni anche di opposto colore politico è ben spiegato dall’ottimo testo di Wolf Bukowski (@vukbuk), La buona educazione degli oppressi, che ricostruisce la “piccola storia del decoro” spiegando come siamo arrivati a smantellare panchine e multare nullatenenti col plauso di alcuni (troppi) e il tacito assenso della solita maggioranza silenziosa. Il testo mi ha aiutata a comprendere l’ansia che mi ha assalita nel tornare a Bologna e trovarla militarizzata come fosse stata ieri luogo di attentato (e purtroppo lo è stata ma parliamo di parecchi anni fa); il disagio di vedere fermati dalla polizia alla stazione solo quelli che ricalcano un banale meme che dovrebbe prendere in giro gli USA, mica noi, diamine!

maxresdefault

È di neanche due settimane fa l’esultanza di Nardella, forse il più renziano dei renziani di fronte al proliferare di telecamere a Firenze:

Nardella

La città più videosorvegliata d’Italia! Questi sì che sono obiettivi politici… Nessuno stupore, Nardella era quello che difendeva le fioriere contro la disperazione per un fratello morto. Intanto vi sentite più sicuri? Tutti quei militari armati fino ai denti, tutti quegli occhi meccanici ad osservarvi, beh, non funzionano: lo scopo dichiarato è quello di prevenire il crimine ma ovviamente non possono essere strumenti preventivi perché registrano quello che accade, quindi no, non prevengono il crimine. In Gran Bretagna dove il Grande Fratello è più pervasivo rispetto alle nostre latitudini cominciano a rendersene conto. E di studi sull’argomento ce n’è tanti e sembrano concordanti: “Pervasive security cameras don’t substantially reduce crime“; “Police Chief: Surveillance cameras don’t help fight crime“; “L’ossessione per la videosorveglianza dalle metropoli ai piccoli comuni. Gli studi scientifici: “Pochi effetti sulla criminalità”. (La carrellata di link è merito della @Wu_Ming_Foundt che ha scritto un ottimo thread su twitter)

Cosa fanno allora le telecamere? Servono a dare la percezione della sicurezza, che “conta più dei fatti”. Boutade? No, era già nero su bianco quando si elaborava la teoria delle finestre rotte, ci spiega Bukowski. Io intanto percepisco solo insicurezza da parte delle istituzioni e progressivo spostamento verso uno stato di polizia. E non è certo l’ultimo governo la causa o la svolta sull’argomento.

Sostenere il paradosso

Partecipare alla campagna elettorale di Renato Accorinti è un’esperienza incredibile, innanzitutto perché non sembra tale. Non si fanno passerelle, sfilate, sparate né incontri vuoti di idee quanto pieni di interessi. Si incontra la gente, si parla, si discute e ci si confronta. Si racconta cosa è stato fatto e si spiega come si vuole proseguire il percorso. Le persone ascoltano, domandano, si arrabbiano anche e si fa tutti insieme politica, quella vera.

Renato a S. Margherita
Non so come andrà a finire, sono più speranzosa col trascorrere dei giorni, vedendo la partecipazione, l’impegno, l’affetto che circondano il progetto di CMdB, sono però sicura che in buona misura abbiamo già vinto: quando vedo tanti giovani, e non solo, condividere una visione della società e della politica, vera, pulita, lontana dai guasti che mafie e corruzioni hanno portato, altrettanto lontana dalle finte rivoluzioni, dalle novità già vecchie che sanno di scaduto e che piuttosto fanno il vuoto intorno.

Mi piacerebbe che tutt*, soprattutto chi non si sente affatto vicino all’esperienza di Renato e di Cambiamo Messina dal Basso, chi ha già qualcuno per cui parteggiare, spesso senza una reale motivazione, partecipasse a qualche incontro, qualsiasi iniziativa che di qui al 10 giugno si terrà in giro per la città. Ascoltare, partecipare, informarsi, conoscere, parte tutto da lì.

È dovere di ogni cittadino informarsi. (Renato Accorinti)

Sentire dire anche da persone che stimi che l’amministrazione Accorinti non ha fatto niente lascia basiti. Come quando qualcuno ha il coraggio di dire, ma più facilmente di scrivere sui social, che si tratta del peggiore sindaco dimenticandosi di botto decenni di malgoverno, commissariamenti ed umiliazioni che la città ha dovuto subire per colpa di una classe politica, quella sì, veramente infima. Dimenticano le persone che cinque anni fa nessuno voleva governare una città destinata al dissesto, tutti i big si sfilavano lasciando campo libero per la prima volta. Ora che la giunta Accorinti, anche con un consiglio senza maggioranza ha realizzato praticamente un miracolo sono ricomparsi i lorsignori e vorrebbero raccogliere i semi da altri piantati, e se la storia insegna qualcosa, non nell’interesse dei cittadini. Non c’è un vero outsider nella corsa a palazzo Zanca se non l’attuale sindaco. È un paradosso meraviglioso che occorre difendere e continuare a sostenere per il bene comune. #nonsitornaindietro

#iocimettolafaccia

Cinque anni fa, ne scrivevo pure qui, sono stata colta da un incosciente entusiasmo per la candidatura dal basso di Renato Accorinti, una storia così incredibile da avere un lieto fine con la vittoria al ballottag31784227_2092038100825366_9165087165984538624_ngio che ha portato Renato alla guida della città. C’era un contesto nazionale e locale molto diverso da oggi, ripensandoci, ma non voglio e non posso arrendermi a considerare il risultato di cinque anni fa un’anomalia. Non può essere stata solo la particolare congiuntura storica, il vuoto creato ad arte dai soliti noti che hanno deciso di lasciare apparentemente e solo in via temporanea le redini della città. Non riesco ad accettare questa lettura ed anche per questo ho deciso di spendermi personalmente: sono convinta che non si debba tornare indietro e che quello avviato cinque anni fa sia un percorso che merita di proseguire ancora.

Tra disturbatori, volti finti per bene e quelli che sembrano sempre più utili idioti pronti a raccogliere un po’ di voti di protesta non c’è ragione per sostenere un candidato che non sia Renato alla guida della città. E tra errori e incompiute che pur ci sono, sfido chiunque a paragonare l’ultimo quinquennio alle passate amministrazioni ed ignorare la bella visione e progettualità che l’amministrazione Accorinti ha portato. E mi sento di dire a chi ha dubbi e critiche di farsi avanti, di partecipare e contribuire a migliorare il movimento e la città, perché l’idea alla base di Cambiamo Messina dal Basso è esattamente questa, partecipazione ed inclusività.

1 ottobre tra grandi opere trivellate e resistenze mai dome

Sei anni dall’alluvione. Anzi no, sei anni di alluvioni. Come una ruota che gira e prima o poi tutti tocca. Non c’è caso e non c’è destino però, ci sono precise responsabilità, sistemiche, diffuse e concentrate. Ignavia, inerzia e dolo.

Intanto la Sicilia è l’unica regione tra quelle interessate a non mobilitarsi contro le trivellazioni. Crocetta ha i suoi interessi tra Eni e Gela. Intanto la centrale Edipower di S. Filippo del Mela dovrebbe diventare un inceneritore (le espressioni tipo ‘termovalorizzatore’ lasciamole a chi piace l’ombrello di Altan).

Intanto torna in primo piano il discorso del Ponte sullo Stretto, rivendicato da Alfano nonostante la freddezza di Del Rio. Ma è più preoccupante il fatto che ancora troppa gente ritenga positivo e auspicabile, addirittura necessaria questa Grande Opera nonostante le evidenze contrarie, nonostante l’infinita quantità di soldi pubblici gettati via negli ultimi decenni per compilare solo inutili faldoni che giacciono negli uffici pubblici.

C’è uno svincolo autostradale (Giostra) aperto solo a metà, ci sono strade e viadotti che stanno in piedi per miracolo, gallerie con un meraviglioso quanto raro fenomeno (poco) naturale di pioggia al coperto. Col ponte invece…

Nel frattempo, nell’agonizzante quotidiano le resistenze sono sempre più messe a dura prova. Penso a quanto dice Wu Ming 1 rispondendo ad una cronista di Repubblica: a Messina due attivisti del Teatro Pinelli hanno subito una condanna vergognosa nell’indifferenza dei più:

TEATRO PINELLI OCCUPATO
Comunicato stampa 25 settembre 2015

Ieri, 24 settembre 2015, Irene e Sergio, i due attivisti arrestati per avere espresso solidarietà a una senza casa accampatasi in un’aiuola posta nei pressi del Tribunale e del Rettorato, sono stati condannati rispettivamente a 6 e 10 mesi di detenzione. La sentenza giunge inaspettata, specie dopo la visione completa dei video forniti da emittenti locali e le testimonianze, favorevoli agli imputati, da parte di carabinieri presenti all’azione dimostrativa delle settimane scorse. Testimonianze e filmati privi di tagli, che mostrano una realtà dei fatti ben diversa da quella suggerita nel corso di una campagna politica e mediatica volta a descrivere i suddetti attivisti come violenti. Una realtà fattuale tanto diversa da costringere il Pubblico Ministero a fare decadere tre accuse su quattro e chiedere che gli imputati venissero condannati, unicamente per “resistenza psicologica”, a 4 mesi di detenzione.

I filmati esibiti nel corso del processo verranno messi a disposizione dell’opinione pubblica non appena sarà tecnicamente possibile. Crediamo che la loro visione conforterà la nostra impressione che la sentenza di ieri sia molto poco giuridica – legata cioè a una obiettiva analisi dei fatti materiali – e decisamente politica. È infatti evidente che rinunciare a una condanna esemplare degli attivisti – pur in presenza di prove inoppugnabili della loro personale innocenza – avrebbe significato porre automaticamente sotto accusa i vigili urbani e quel complesso politico che si è mobilitato a loro difesa. Stabilire l’innocenza degli imputati, sia pure sulla base di quelle prove incontestabili, avrebbe comportato l’implicita assunzione da parte del potere giudiziario di un ruolo extra-giuridico, che avrebbe finito con lo screditare la gran parte delle forze politiche in un momento così cruciale della vita politica cittadina. Infine l’assoluzione degli imputati avrebbe implicato un distanziamento del potere giudiziario locale da quel nuovo orientamento che, da nord a sud, criminalizza sistematicamente il dissenso e i movimenti sociali nuovi e vecchi, organizzati e spontanei, frutto della crescente diffusione di nuove povertà e dei tagli alla spesa pubblica in materia di alloggi, sanità, lavoro e cura dei territori .

Crediamo che la sentenza di ieri sia estremamente preoccupante, non solo perché contraria alla realtà sensibile (quella che ognuno potrà presto vedere coi propri occhi sui social network), ma perché conferma il modo in cui la tendenza ad affrontare le questioni sociali per via penale sia ormai una pratica che caratterizza le istituzioni nel loro complesso e come ciò abbia fatto saltare, forse definitivamente, il principio di divisione dei poteri e i classici meccanismi di garanzia dei cittadini.

In questo quadro, la nostra fiducia nei confronti dell’autorità pubblica e delle istituzioni non può che abbassarsi ulteriormente e confermare la nostra determinazione a continuare il nostro impegno con le nostre tradizionali forme. La lotta continua perciò dentro e fuori i tribunali.

Irene e Sergio liberi subito!

Un chiarissimo commento di Pietro Saitta in merito

Un tempo si sarebbe detto che “la giustizia borghese non si fa”. 10 mesi per Sergio ai domiciliari, 6 per Irene. Straordinario se si considera che il PM aveva chiesto la decadenza di tutte le accuse, tranne quella di “resistenza psicologica”, e 4 mesi di reclusione (con carabinieri che testimoniano a favore degli imputati e video che dimostrano che non era accaduto pressoché nulla di quanto dichiarato). Tutti quelli in aula, insomma, davano per scontata la piena assoluzione e, invece, arriva questa mazzata. Un esito che, chiaramente, non ha nulla a che fare coi fatti, ma che svela tutta la rilevanza politica della vicenda. Ora e sempre, la lotta continua. Irene e Sergio liberi subito!

Bonus track o ghiottonerie:

Mentre riappare Luther Blissett, qualcuno sta lavorando ad un radioromanzo di Q. 

Cambiare Messina dal basso

“… l’emozione deve essere forte ogni attimo della nostra esistenza e dobbiamo cercare di cambiare il senso del fare politica …” (Renato Accorinti)

Image

Se mi avessero detto che avrei avuto la possibilità di avere un sindaco che mi rappresentasse pienamente, a Messina, non ci avrei creduto. Come qualche anno fa mi sarebbe sembrato impossibile che energie positive si riversassero nei vecchi luoghi bistrattati e abbandonati della città con azioni dal basso e ispirate a far rivivere la cultura nel torpore circostante.

Eppure il Teatro Pinelli c’è e resiste, ormai itinerante, eppure Renato Accorinti è candidato con una lista di tutto rispetto che fa tremare davvero vecchi e nuovi soggetti politici pronti a governare la città in forme vetuste o solo apparentemente nuove.

Renato è un uomo libero, ma non si spaccia per il nuovo de-ideologizzato di cui francamente non abbiamo bisogno. La sua candidatura è stata chiesta a gran voce dal basso, e lo sostengono persone di valore come poche.

Moltitudini percorrono la penisola scuotendola dall’asfissia imperante, è di oggi la notizia che a Bologna vince la scuola pubblica. Questa onda di cambiamento passa anche per Messina. Cambiare dal basso si può.

429968_10201140528104609_2096525340_n

Onde e riflussi

[Avrei ben altre cose importanti da scrivere, ma sento un’urgenza da un po’…]

ImageLo Tsunami Tour è sbarcato a Messina ieri, un entusiasta neofascista commenta così:

Oggi mi sono scialato ascoltare Beppe in piazza Cairoli finalmente mi ha convinto non avevo dubbi ha semplicemente detto tutto quello che io di Destra ho sempre detto da quando sono nato. Con questo non voglio dire che lui sia dalla mia parte ma quanto meno noi non facciamo parte di quei partiti da lui menzionati che con il tira e molla si sono rosicchiati l’intero stivale. Quando ha citato Gargamella mi son sentito come un suggeritore da teatro ah ah mentre invece mi guardavo intorno io non suggerivo non fiatavo e lui a ruota libera tutta la verità nient’altro che la verità. SUPERLATIVO , IMMENSO ! Chi ha sbagliato deve pagare tutti a casaaaaaaa

A dimostrazione che il contenitore a 5 stelle è riempibile sempre a piacimento… del resto a Livorno Beppe riesce a dirsi antifascista mentre con i neri figuri di casapau chiacchiera amabilmente dicendo che si fanno le stesse battaglie. Ma non mi stupisce.

Ciò che mi perplime maggiormente è cosa sta diventando il movimento a livello locale, negando ad ogni pié sospinto di essere un partito, si incastra nei meccanismi del Non Statuto e riesce ad incartarsi come non mai. Conosco l’origine del meetup, ho contribuito considerandolo uno strumento originale di partecipazione e ho anche fatto una campagna elettorale perdente anni fa. Non era il momento. Oggi può esserlo, e a questo si sacrificano i fini. Perché sono sicura che molti ragazzi del movimento a Messina vogliono votare Renato Accorinti come candidato sindaco, la sua presenza è la migliore notizia che abbia mai sentito riguardo il governo cittadino, eppure non possono perché Renato naturalmente non ha alcuna intenzione di prendere la non-tessera del non-partito. Non sarebbe lui se lo facesse. E qui emergono le contraddizioni, perché il movimento doveva essere un mezzo, non il fine. Forse neanche i baracconi-partito della cosiddetta Prima Repubblica sono riusciti a partorire simili mostri illogici… alla faccia delle critiche alla vecchia politica. Vorrei che le buone energie che hanno investito anni nel movimento non le buttassero via, non hanno ovviamente sprecato tempo, ma questa potrebbe essere l’occasione per cambiare rotta, e cercare altre vie, perché ormai sono sicura, il M5S è già vecchio e per di più pericoloso, ci sono mille modi di fare politica e partecipazione in maniera efficace, Beppe non ha inventato nulla. Se non bastano l’antifascismo e l’antirazzismo come discriminanti per rifiutare il M5S, a Messina c’è una figura che oltre a racchiudere in sé quelle qualità – indispensabili, a mio avviso – risponde anche alle richieste di una nuova politica, dal basso. E non si chiama Beppe.

Aspettando il vero boom

Sonia Alfano andava bene, l’avevamo scelta noi, anche se poi è finita col 2,44% e poi ha traslocato all’europarlamento con altra formazione, continuando lì le sue importantissime battaglie. Erano altri tempi, qualche anno fa, nessuno avrebbe scommesso su percentuali a due cifre, anche se si poteva sperare. Questa campagna elettorale è stata un’altra storia. Il momento è diverso, il sistema politico italiano sembra sempre più votato al suicido, ed in questo vuoto pneumatico gentilmente concesso dal ventennio berlusconiano ma anche dalle mosse degli altri partiti, compresi quelli “di sinistra”, Grillo trova ampi spazi in cui inserirsi vittorioso (davvero interessanti le prime riflessioni di Giuliano Santoro sul tema). Ha girato la Sicilia per due settimane, ripetendo spesso le stesse cose. In particolare mi ha colpito la contrapposizione tra la Sicilia ed il resto dell’Italia

L’Italia ha bisogno della Sicilia, ma la Sicilia non ha bisogno dell’Italia

Ha detto queste parole, in diverse città siciliane, col chiaro intento di raccogliere consensi nel modo più tradizionale e banale che si possa usare. Chissà cosa dirà in Veneto, o a Roma, ai prossimi comizi elettorali… della mafia non si è parlato molto, eppure quando si era ancora meetup a Messina molto si faceva su questo fronte.
Ora che hanno 15 parlamentari regionali, su 90, hanno detto che voteranno le proposte che saranno buone per i siciliani. Ma questo vuol dire tutto e niente. Con che criteri saranno valutate? Il supposto pragmatismo cela una chiara mancanza di programma politico, da loro tra l’altro rivendicata. Né di destra né di sinistra, dicono, ma ciò non vuol dire nulla, nel migliore dei casi (oppure vuol dire un po’ a destra). Che piaccia o no, fare scelte su fondi da assegnare, progetti da portare avanti, sostegni da dare o meno, significa prendere una posizione all’interno dell’asse destra-sinistra. A dispetto dell’ignoranza politica, da questo non si può sfuggire.
Siamo in una crisi economica che ci sta dilaniando, colpa del capitalismo sempre più attaccato e contemporaneamente sostenuto. Grillo attribuisce colpe a casaccio, non potendo riconoscere la presenza di conflitti di classe eppure evidenti (del resto, mi pare lui sia contro la patrimoniale, e ho detto tutto).
Ora Grillo punta a Roma e già ha bruciato tutti emanando aumm aumm le regole per candidarsi. Temo cosa accadrà, viste le voragini che si aprono sul contesto politico nazionale. Proprio mentre la crisi continua a dispiegare quasi sottotraccia le sue conseguenze e ci sarebbe un disperato bisogno di sinistra, l’Italia rischia di confermarsi laboratorio politico mondiale inventando un movimento apolitico che emerge tra le macerie destreggiandosi (non è un verbo a caso) tra vecchi e nuovi sistemi con una proposta politica che probabilmente confina col vuoto spinto.

Ad ogni modo, io l’ho già detto in giro, cerco volontari per rifondare il PCI. Possibilmente nelle strade, non sul web.

Credits:
Grazie a Giuliano Santoro, per le sue sempre lucide analisi, e ad Orientalista per il prezioso aiuto nelle lunghe chiacchierate che stimolano la riflessione.

Deliri combattivi

[Il punto è che non sapevo come riordinare le idee. Lo spunto mi è venuto da un discorso in un caro vecchio forum, luoghi quasi dimenticati, dove la discussione sembra impossibile come se da sempre esistessero solo facebook e twitter, luoghi dove approfondire è impossibile]

Ho fatto piacevolmente un paio di giorni coi mezzi pubblici. Ho visto una città migliore, con meno traffico, più pace, più tranquillità (mancavano semplicemente i clacson, ma l’inciviltà al volante è un’altra storia). A chi contesta che i trasporti pubblici sono insufficienti, rispondo e ho risposto che siamo noi a doverli pretendere, pre(te)nderli ed incentivarli.

***

Ancora non so inquadrare il movimento dei forconi in realtà. Ci sono diverse spinte, diversi attori e parecchi stanno osservando e/o agendo per dare colore e identità.

Mi trovo a Messina per sbrigare delle cose e dovrei aver subìto disagi in questi giorni. In realtà è da parecchio che ho dei disagi, e me li crea una società che mi impedisce di vivere. Che mi impone di godere e mi priva del piacere. Un sistema economico che ci sta distruggendo, e che per salvarci impone di ucciderci.

Leggo di indignazione riguardo certi esponenti del movimento, o semplici manifestanti. Ci sono manovratori politici? Pare ci siano metodi “mafiosi”, se non proprio personaggi mafiosi. Ne parla pure Striscia la notizia (che mi trovo costretta a guardare in queste sere…) e già la cosa mi allarma. Condanno con fermezza chi costringe altri a scioperare. Ma condanno non di meno i pazzi esaltati che hanno passato notti in macchina in fila dal benzinaio, come se ne avessero bisogno per vivere. Condanno la gente che ha fatto razzia di tutto nei supermercati neanche fosse una guerra nucleare. Sono cose che mi provocano orrore e raccapriccio.

E’ questa mentalità per cui “ognuno pensi a se stesso” che ci sta uccidendo. Ed è prettamente utilitarista, e capitalista, lasciatemelo dire. Non è innata ma ce l’hanno inculcata a forza. E’ la mentalità che ci fa dire che i disagi non li devono creare a noi. Ma secondo voi, se non si prova a far conoscere le ragioni di una protesta a più gente possibile, in tutti i modi possibili, come si pensa di riuscire ad ottenere qualcosa? Non è forse lo stesso che salire su una gru od occupare dei locali? O forse non vogliamo vedere per paura di essere contagiati, immedesimarci e magari cominciare a pensare. In effetti anche noi stiamo male. Abbiamo un sacco di problemi, spese, mutui, famiglie da mantenere, e il lavoro non c’è, se ne va, in altri casi non basta. Perché sempre più spesso non basta lavorare 12 ore al giorno e massacrarsi, quando poi arriva una bolletta e non ci sono più soldi.

E allora, perché non ci siamo noi di fianco a loro a protestare, visto che siamo tutti sulla stessa barca, perché tutte le lotte sono la stessa lotta (cit.), perché ad esempio  il governo cancella l’ISEE e chi non si può permettere cure e farmaci potrà crepare liberamente*, così ci saranno meno bocche da sfamare prossimamente? Perché non ci ribelliiamo al fatto che stiamo pagando tutti per mantenere un sistema che ci vogliono far credere eterno ma che dimostra ogni giorno di più la sua fragilità e la sua complicità nell’averci resi schiavi?

 

 

* Ho attribuito erroneamente la storia delle esenzioni ISEE al governo. Mea culpa, non ho verificato prima di postare. In realtà è un recentissimo provvedimento del governo regionale siciliano, leggo in rete per adeguarsi alle altre regioni. Il sistema ISEE è stato considerato troppo difficile da monitorare, e allora vengono istituite liste di esenzione che saranno disponibili dai medici di famiglia e dai pediatri. Il nuovo sistema è in vigore da sabato, nel frattempo c’è un regime transitorio, fino al 30 aprile, tramite autocertificazione per chi ritiene di essere esente. Ma i medici per primi non sanno bene come muoversi e tra dottori e farmacisti c’è un po’ di confusione. Sull’autocertificazione in Italia dovrei scrivere un post a parte.

Brucia brucia, esta es la lucha!

Altra giornata calda sul fronte delle lotte. In Grecia e` stato approvato il piano di austerity, come si chiama ora la pratica di sodomizzazione di un intero popolo,

[Pls let’s not call it #austerity. Bosses & bankers use such terms to blow sand in our eyes. Austerity is a virtue, this is social carnage!

Italian as well, same stupid word. Next step: calling police brutality “police righteousness”.

The #world is mired in turmoil, #greece in quote #austerity, and English in doublespeak!

some tweets /via @Wu_Ming_Foundt]

mentre in piazza Syntagma i manifestanti sono stati gassati per ore, con centinaia di feriti. Gas che arrivano pure in Val di Susa, dove son convinti che si possa militarizzare un territorio per 20 anni e annichilire una popolazione consapevole e combattiva. Le acampadas spagnole continuano, si marcia verso il congresso. Ultimi report da twitter:

Llegando a Banco de España, cantando “vuestra crisis no la pagamos”, cada vez somos más. #grecianoestasola

Más de mil personas, mani espontánea bajando por c/ Alcalá, “Grecia escucha, estamos en tu lucha”

La concentración #grecianoestasola en Sol deviene en manifestación: “eso eso eso, vamos al Congreso”.

via @acampadasol

Ovviamente le notizie in tempo reale si continuano a seguire su twitter. In Italia la speranza e` la Val Susa, e domenica 3 luglio ci sara` una manifestazione nazionale. Poi c’e` anche il fronte napoletano, abbastanza caldo, dove seguendo il discorso che fa Luca su Giap si sta sperimentando la Grecia (Napoli e` la Grecia che gia` siamo (Una guerra civile per gli anni Dieci))

E ribadisco che tutte sono la stessa lotta. Se vi dicessero che domani vendiamo il Colosseo? Improbabile? La Grecia vendera` il Partenone e qualche isola, in altri paesi e` gia` stato fatto. Il nostro di dietro e` gia` stato esternalizzato da mo` e non ci resta che piangere. E come dice sempre Luca nei commenti “E poi dice che uno si butta a sinistra”.

Gia`, e poi devo leggere che la #notav per esempio e` al di la` di destra e sinistra (chi ha orecchie per intendere commenti pure :P) ed in fondo anche il non partito col non statuto e il non leader merita il nostro non voto (questa e` di potapotayaki sul forum, geniale!)

Insomma, qui c’e` in ballo il nostro futuro e sembriamo arretrati, ma in realta` i focolai ci sono, ma mai abbastanza forse.

Nel frattempo mi son presa la briga di contare le scosse di terremoto nella provincia di Messina nel mese di giugno: 61 nel sito dell’INGV anche se la maggior parte nella seconda meta` del mese. E ancora c’e` domani. Commentavo amaramente che forse qualcuno pensa che il ponte possa fare da puntaspilli. A proposito, la rete no ponte ovviamente sara` in Val Susa, ogni tanto qualcuna la imbroccano pure loro!

Chiudo con un tweet che ricompare spesso oggi nella mia TL, a causa dei RT, tremendamente vero:

@umairh: You too are in Syntagma Square. You just don’t know it yet.

Ps. Geniale campagna Greenpeace contro il Lato Oscuro della volkswagen: Enjoy!

 

[EDIT] Bell’articolo della Revist Amauta appena arrivato via twitter: En estas últimas semanas, hemos asistido a una recuperación de la confianza colectiva en la capacidad de cambiar las cosas. Años de derrotas y retrocesos y la falta de victorias que mostraran la utilidad de la movilización han pesado como una losa en la lenta reacción ante la crisis. Pero las revoluciones en el mundo árabe y, también, la victoria contra banqueros y gobernantes en Islandia han transmitido un mensaje muy claro: “Sí, se puede”.