Scrivere

Preferisco scrivere che fare qualunque altra cosa. Shirley Jackson

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Scrivere (Inedito – di Luigi Sepe Cicala, dal blog Interno poesia)

Scrivere:
dalla mattina
al ricordo,
dalla tristezza
al desiderio.

Scrivere
e non fermarsi.

Alzarsi dal letto, scrivendo.
Camminare, scrivendo.
Passare la giovinezza –
e la vecchiaia –
scrivendo.

Scrivere da tutto il giorno
e da tutta la notte.

E non mollare:
dal dolore alla nostalgia
dalla mattina all’incanto.

E andare a dormire, scrivendo.
Con gli occhi vuoti
e la mano che duole.

Scrivere tutto,
scriverlo bene.

Come se fosse la prima volta
come se fosse l’ultima volta.

Con la mano,
con il cuore.
Avendo già perso ogni speranza.

Perché un giorno tu non possa dire
di non averlo fatto,
perché mai ti sfiori il pensiero
di non averci provato.

Leggere di scrittura, riflettere sulla scrittura, insistere sulla scrittura, questo è parte di me. Dalle parole ai fatti però non è facile passare. Quando ho fatto bilanci, quando prima ancora ho buttato giù alcuni pensieri, cercando di posizionarmi e impegnarmi, ho sempre dichiarato dei propositi, non pienamente rispettati poi, però cerco di cogliere ogni occasione che possa essere di stimolo e incoraggiamento, come la poesia che ho voluto condividere qui sopra, per cui ringrazio l’autore (qui il suo blog).

Per la scrittura personale innanzitutto, sulla quale faccio più fatica ad esercitare una certa costanza, sintomo che se devo mettere qualcosa da parte, quel qualcosa riguarda necessariamente prima me stessa, e non credo sia sempre giusto così. Dopo tanto Lolli (il mio taccuino) ancora mi accompagna, non l’ho ancora riempito insomma, da luglio. Parole che si ripetono, risuonano, vengono evocate più che altro, se rileggo la me stessa dei mesi trascorsi: costanza, ambizione, disciplina, sistematicità, perseveranza, ostinazione, insistere.

Scrivo poco e male, riflesso di quello che sono, forse? (da Lolli, 27 luglio)

Ho segnato appunti da interviste a Stephen King “leggi e scrivi almeno sei ore al giorno”, “se non riesci a trovare tempo per questo, non aspettarti di diventare un buono scrittore”. Ho ricopiato tante parole preziose di Shirley Jackson, in buona parte riversate poi nel post dedicato al libro in questione, ad esempio:

Voi dovete soltanto – e state attenti, per favore – non smettere mai di scrivere. Finché scrivete con regolarità, niente può davvero nuocervi. Shirley Jackson

Continuo a passeggiare accanto alla vecchia me, e alle sue lamentele, alternate agli incoraggiamenti (sempre da Lolli):

È pazzesco come quando sia a casa non scriva quasi mai qua, devo migliorare e correggere. 14 settembre

Che scarsa che sono. Butto pensieri sparsi su Twitter, corro sempre ma se volessi potrei scrivere con più costanza. 27 ottobre

Ogni volta che mi ripropongo di scrivere con continuità succede qualcosa che può ben assomigliare alla scusa buona per non averlo fatto nella realtà. 26 novembre

Eppure passano a decine i giorni. 14 dicembre 

Scrivere, scrivere, scrivere, come resistere, resistere, resistere. 3 gennaio (a inizio 2021 mi ero ripromessa tra l’altro di scrivere sul taccuino qualcosa ogni giorno, è durata senza interruzioni per ben otto giorni – facepalm!)

Scrivo quindi queste righe sul solito treno, mentre altre ne ho scritte su Lolli, che aspetta fiducioso di essere riempito. Altre ancora ne butto giù d’impeto, chissà un giorno. Intanto non mollare, ché la scrittura è terapeutica, come già devo aver scritto da qualche parte, e non solo io…

Com’è andato il 2020 qui?

I-Sensi-della-poesia-la-scritturaFine anno e tempo di bilanci, quest’anno penso sia giusto farne uno riguardo il mio stare in rete, il blog e la scrittura. Un anno fa maturavo la decisione di uscire da Facebook e Instagram, con lo scopo dichiarato, oltre al disintossicarmi da questi social, di liberare tempo per la lettura e la scrittura. Al blog avevo iniziato a dedicare un tempo maggiore e più costante già a metà 2019 e i primi risultati li avevo esposti in questo post di agosto. Prima di dare i numeri complessivi del 2020 vorrei però partire dalla strada – molta – che ancora devo fare: mi riferisco alla scrittura per me, che ancora arranca, nonostante il taccuino che procede per salti e spesso in via esclusivamente residuale. Per il 2021 vorrei migliorare proprio questo. Come riesco a ritagliare il tempo per leggere e scrivere per il blog, devo farlo un po’ di più per me stessa. Come ho già detto, è terapeutico, e dedicatre tempo a se stessi è in generale importante. Il taccuino ce l’ho da sei mesi quindi avrei potuto decisamente far meglio.

Sul fronte blog restano valide le considerazioni sulla loro utilità e sulla necessità di ritornarci ribadite anche tramite le parole dei Wu Ming nel primo post citato sopra. Il 2020 ha visto un picco di visite: 3795 al momento della pubblicazione di questo post, con 2607 visitatori, un incremento davvero notevole visto che nel 2019 il dato era 909 visite e 741 visitatori. L’anno migliore fino ad ora era stato il 2011, quando in seguito alla migrazione del blog su wordpress da spaces, e presa dall’entusiasmo – era poi davvero un’altra epoca per i blog – avevo pubblicato 31 post e totalizzato 2701 visite (il dato dei visitatori invece è disponibile dal 2012). Ho scritto comunque molto di più: se nel 2019 ho pubblicato 18 post, di cui 16 nella seconda metà dell’anno, quando ho davvero deciso di rimetterci mano, nel 2020 con questo arrivo a quota 54 post mantenendo l’ottima media di un post a settimana. Mi dichiaro quindi ampiamente soddisfatta, e spero di sostenere almeno lo stesso ritmo per l’anno prossimo. Come detto altrove, scrivere dei libri che leggo aiuta a garantire il ritmo ma non solo, mi spinge a riflettere di più e a tenere traccia meglio degli innumerevoli spunti dati dalla lettura, oltre ad essere, infine, un buon esercizio di scrittura.

Mi ero data ad agosto l’obiettivo di scrivere qualcosa tutti i giorni, tocca riproporlo perché ancora non ci sono. Il tempo, se voglio, lo trovo. Quando la quotidianità – e mi riferisco in particolare a quella domestica perché quando lavoro sul treno trovo sempre moolto tempo – mi scoraggia, penso a Shirley Jackson e mi dico che sì, anche io posso (devo, forse?) scrivere per sopravvivere.

Paranoia

Non  sono sicura che la realtà mi piaccia.

Preferisco scrivere che fare qualunque altra cosa.

Parlando di Shirley Jackson ho sicuramente un pregiudizio, nel caso specifico positivo, dovuto probabilmente al fatto che ho conosciuto questa scrittrice attraverso le parole di Loredana Lipperini, la quale ha il dono di incantarti e spingerti a seguire spassionatamente i suoi consigli letterari. Inoltre è una delle muse ispiratrici di Stephen King e questo vuol dire sicuramente più di qualcosa. Ho letto L’incubo di Hill House, colpevolmente dopo aver visto la serie ad esso ispirata – comunque ben fatta – e ne ho parlato qui. Per un gioco di risonanze ho ritrovato qualche citazione di un altro testo particolare della Jackson, già menzionato su Lipperatura, e mi sono decisa a “dargli la caccia”. [Come promemoria personale devo aggiungere di ricordarmi di segnare pure la fonte di ispirazione quando mi appunto un libro da prendere, sono riuscita a risalire all’articolo solo tramite la ricerca avanzata di Twitter, che incredibile ma vero, esiste e funziona, anche se è difficile da trovare, bel paradosso!]

paranoia

Dicevo, un testo particolare perché Paranoia è composto da quattro racconti inediti più una serie di articoli e riflessioni principalmente su famiglia e scrittura, che permettono di conoscere più da vicino Shirley Jackson. Il testo è stato curato dai figli dopo aver ritrovato una serie di manoscritti inediti e questa è una buona notizia perché purtroppo l’autrice ci ha lasciato troppo presto. Sarà il momento felice o le tante ore da pendolare  sul treno, sono riuscita ad iniziarlo e finirlo nella giornata di martedì 8 settembre. Una scrittura impeccabile, schietta e mai banale mi ha tenuta incollata a quelle pagine, prima di fiction e poi ibride, perché non è  semplice saggistica la prosa della restante parte del libro.

I bambini di casa nostra hanno un motto: una cosa può essere vera, non vera, oppure una fissazione della mamma.

I quattro racconti inediti sono spiazzanti e inquietanti al punto giusto – non saprei scegliere il preferito tra Paranoia e Mrs. Spencer e gli Oberon, ma quest’ultimo ha forse un merito particolare perché riesce magistralmente a personificare il decoro borghese, tema che mi sta molto a cuore. Per quanto riguarda gli altri testi il senso di spiazzamento spesso ricompare, insieme ad una buona dose di divertimento e folgoranti rivelazioni sulla scrittura, per cui devo necessariamente prendere appunti su Lolli, il mio taccuino.

Niente è inutile e niente va mai perduto.

La parte per me più interessante non sono i seppur simpatici quadretti familiari, che tra l’altro vista la storia di Shirley Jackson sono più una trasfigurazione del reale che una cronaca letterale, quanto proprio l’ultima parte dedicata alla scrittura. Tocca quindi riportare qui alcune citazioni per darne un saggio (enfasi mia):

La cosa più bella dell’essere una scrittrice è che puoi permetterti di abbandonarti alla stranezza quanto vuoi, e, a patto che continui a scrivere e in un certo senso a consumarla, nessuno potrà farci niente.

Voi dovete soltanto – e state attenti, per favore – non smettere mai di scrivere. Finché scrivete con regolarità, niente può davvero nuocervi.

Mentre rifaccio i letti e lavo i piatti e vado in paese a cercare le scarpette da ballo, mi racconto delle storie. Storie su qualunque cosa. Semplici storie. Dopotutto, chi può concentrarsi sui propri gesti mentre passa l’aspirapolvere? Io mi racconto delle storie.

Non ho alcuna pazienza per chi pensa che si cominci a scrivere quando ci si siede alla scrivania e si prende in mano la penna e si finisca quando si rimette giù la penna: lo scrittore scrive sempre, vede tutto attraverso una sottile nebbiolina di parole, crea piccole rapide descrizioni per ogni cosa che vede, osserva di continuo.

Soprattutto gli ultimi due testi, Come scrivo e L’aglio nella narrativa sono illuminanti e ricchi di spunti, e in più ci portano dentro la costruzione de L’incubo di Hill House ed è un processo oltremodo affascinante.

Una delle cose più belle del lavoro di scrittrice è che nulla va mai sprecato.

Una scrittrice seria e parsimoniosa può conservare piccoli frammenti di idee, fatti e conversazioni, e persino vezzi ed espressioni del viso, per poi usarli in futuro. Sono convinta, per esempio, che in qualche angolo della mia mente ci sia una specie di deposito con dentro centinaia di piccoli dettagli che un giorno mi saranno utili, e allora me li ricorderò.

Quando comincio a scrivere un libro giro per casa prendendo appunti, e intendo proprio dire che vado in giro; tengo taccuini e matite in ogni angolo, e mentre rifaccio i letti o separo la biancheria da lavare o cerco di recuperare i sei calzini spaiati che si sono infilati dietro i cassettoni dei bambini, rifletto continuamente su possibili scene e situazioni per un romanzo, e quando un’idea prende forma corro al foglio e alla matita più vicini e la scrivo.

Come spesso mi accade quando un testo mi entusiasma, lascio parlare l’autore attraverso molteplici citazioni perché si presenta meglio di come lo farei io. Non è solo la memorabilità di frasi e periodi, sì spesso lo è anche, ma in generale, e ciò vale vieppiù per un’autrice mostruosa come Shirley Jackson, la voce originale può essere un portentoso mezzo più di mille parole di elogio, per quanto sincere e disinteressate. Dovrò leggere il resto della sua produzione, il prima possibile, ma prima mi aspetta un libro che troppo a lungo ho rimandato, a cui tengo particolarmente, per restare in tema di Magia… nera.

Scrittura e blog, riflessioni e spunti

scrivere

Comincio di numeri, giusto per rendere un’idea. Ad oggi, 6 agosto 2020, il blog nel 2020 ha fatto 1745 visite. Nel 2019, intero anno, erano state 909. Il dato più basso nel 2017 (179), il più alto nel 2011 (2701).

Contesto: ho trasferito il vecchio blog su wordpress nel settembre 2010 e il picco di visite del 2011 è dovuto sicuramente all’attività più intensa rispetto agli anni successivi, quindi ad un certo entusiasmo iniziale e anche, non meno importante, al maggiore peso che avevano i blog allora all’interno del world wide web.

Il 2020 è l’anno della svolta perché, oltre ad aver chiuso Faceboook, ho deciso di dare in generale una più chiara direzione al mio stare in rete e mi sono data come obiettivo una certa costanza, che non ho voluto quantificare esattamente, innanzitutto perché non sapevo se sarei stata in grado di valutare correttamente dei numeri realisti e soprattutto perché ritengo che nella scrittura certe rigidità e vincoli potrebbero essere controproducenti. In realtà so benissimo che per scrivere, occorre scrivere il più possibile, e anche imporsi di farlo tutti i giorni; per le finalità del blog questo però non credo sia necessario. In conclusione comunque ho mantenuto un discreto ritmo ed in qualche modo inizio a vederne i frutti.

Anche se i blog non sono più luogo privilegiato della rete, dato il sovraffollamento dei social network, sono un punto di riferimento serio per alcune nicchie (vedi i blog letterari, in Italia ce ne sono davvero tanti validi) e in generale hanno il pregio di tenere memoria, tramite i propri archivi interni, a differenza dell’incessante flusso dei vari Facebook e compagnia, costruiti appunto sul principio dell’immediatezza, e nei quali si perde presto traccia anche del recente passato.

L’abitudine di scrivere porta a scrivere di più e ne ho parlato qui, dove del resto mi ripromettevo di adottare un taccuino, cosa che ho in effetti fatto – si chiama Lolli! -, e grazie al positivo influsso di @cronomaestro; da leggere sicuramente i due post sui taccuini (qui e qui) ma il suo blog in generale è davvero interessante e di esempio. Come dice anche Cronomaestro quindi, scrivere serve prima di tutto a se stessi, si mette ordine tra i pensieri e ci si aiuta anche a svilupparli e a migliorare le proprie riflessioni. Nondimeno, ci si dedica del tempo, cosa che facciamo davvero poco. Scrivere online e offline insomma, per me e per chi passa di qui, credetemi, è un’ottima terapia.

Come ho spiegato più sopra i blog sono molto più adatti dei cosiddetti social, anche per fare rete, e ne sono stata sempre convinta in qualche modo, anche negli anni in cui ho trascurato il mio. Non ho mai smesso di seguirne tanti, e con la scelta di uscire da Facebook – e Instagram – di cui accennavo sopra ho liberato ulteriore tempo per leggere e scrivere. Nel post in cui spiegavo la mia decisione rimandavo tra gli altri al blog della Wu Ming Foundation ed in particolare al doppio post in cui spiegano la loro scelta di fuoriuscire da Twitter (un passo che io non ho scelto di fare, nonostante tutti i peggioramenti che Twitter ha subìto/voluto negli anni). Proprio nella seconda parte di quel post ho letto l’invito a tornare ai blog, che condivido, nel suo duplice senso:

A chi per ora non se la sente di chiudere gli account sui social commerciali, chiediamo di dare comunque una mano a riattivare voci e canali indipendenti, macchine di comunicazione non gamificate. Chi ha un blog e in questi anni lo ha negletto, torni a scriverci sopra e a promuoverlo, lo rivitalizzi e ne faccia l’epicentro della sua comunicazione quando ha qualcosa da dire. I social, soltanto come rimbalzo. Per le situazioni militanti, come scritto nella prima puntata, questa è una necessità vitale, ma in fondo lo è anche per il singolo individuo. Non è più tempo di essere ex-blogger.

Queste parole sono state una conferma e un’ulteriore incoraggiamento per la mia scelta, che era andata maturando in realtà già nel corso del 2019: con quello che state leggendo sono 31 post nel 2020, 18 in tutto il 2019, di cui però 16 nella seconda metà dell’anno, quando in effetti ho iniziato a darmi un ritmo. Per questo mi ha aiutato anche la decisione di scrivere sempre qualcosa dei testi che leggo, e anche di film/serie che mi colpiscono. Scriverne mi aiuta anche a rifletterci sopra e a mantenere più tracce nella memoria di ciò che leggo e vedo.

Scrivere, scrivere e rendersi conto di avere qualcosa da dire, magari non troppo banale, magari che piace. E se non lo nota nessuno, cosa che in realtà col tempo accade se si scrive bene e di cose interessanti, quando ti rileggerai ne trarrai comunque qualcosa.

Prossimi obiettivi: scrivere tutti i giorni, perché fa bene, perché aumenta la consapevolezza di sé e non solo, e aumentare il ritmo del blog, perché sì.

Postilla: la scusa della mancanza di tempo è appunto una scusa. Io per esempio riesco sempre a trovare il tempo per leggere ( e leggere, mi sembra superfluo dirlo, è necessario per scrivere). Nella vita possiamo essere impegnati per molte ore al giorno, ma se davvero ci teniamo a qualcosa ci ritagliamo del tempo per dedicarglielo. Non è questione di tempo quindi ma di scelte.