Metereopatie

Sogno un notiziario che cominci cosi`: “la stagione e` calda e` vero, ma nei prossimi mesi questo caldo aumentera`. Stante la situazione attuale, e` previsto un autunno caldissimo e un 2012 ancora piu` caldo. Le tensioni sociali sono a livelli altissimi”

E invece tutti i notiziari sono impegnati a dirci quanto caldo fa solo a livello di temperature, come se noi si fosse a gennaio ed improvvisamente fosse arrivata un’ondata anomala di calore. Ovviamente a luglio e` normale che ci siano 30 e piu` gradi, eppure tutti a lamentarci, anche su twitter ieri #caldo era trending topic e @cartaorg ipotizzava una presa dell’hashtag come nel caso di nervi #saldi. [A proposito di prese, oggi e` il 14 luglio. Auguri a tutti!]

La situazione economica e` bollente, la situazione sociale di conseguenza e` scottante ogni giorno di piu`, e invece si discute di afa. Le similitudini tra tempo meteorologico ed economia sono parecchie, e forse non sono casuali, come osserva Tonino Perna nel suo ultimo libro.

E` bene ricordare come Lorsignori facciano tutto scientemente, perche` la dottrina della shock economy e` un metodo “geniale” dal loro punto di vista per imporre il loro sistema unico, come ricorda bene @Adrianaaaaaaaa (spero di aver contato bene le a XD) nel suo ultimo post.

Eppure si parla di caldo torrido come se fosse la notizia. Un po` di timori per il venerdi` nero in borsa (in Italia ma non solo) e poi tutti a rallegrarci perche` il peggio e` passato. In realta’ il bello (o ballo) deve ancora venire, anzi sta proprio arrivando. A questo proposito e` interessante l’ultimo commento nel post appena citato su Giap, di un ragazzo greco.

Qualche ovvieta` che sfugge ai piu` puo` essere letta nella contromanovra proposta da Sbilanciamoci.

Intanto c’e` chi discetta di bassa politica, ma in realta` non so se questo governo cadra`, e soprattutto non credo affatto che cio` possa provocare un miglioramento. C’e` il fatto che Mr B. non e` il piu` adatto per eseguire gli ordini superiori di Europa e FMI e anzi temo che riesumeranno Prodi perche` e` molto bravo nel sistemare i conti facendoci pagare il conto.

Ma noi non stiamo in piazza come in Grecia o in Spagna. Fa troppo caldo e al limite potremmo fare qualche raduno al mare o in nottata, sperando in un fresco venticello. Quello che pare abbia iniziato a soffiare con amministrative e referendum, ma sembra sia passato un secolo da allora…

Ps. in tutto questo e` stato approvato ieri alla camera il disegno di legge sul biotestamento. Ieri ho letto un inquietante articolo sulla Stampa con ancor piu` inquietante foto della Binetti. E` il caso di ricordare la bella e rabbiosa poesia di WM1 sull’istituzione-branco, gia` segnalata su Twitter.

NB. Tra pochi giorni ricorre esattamente il decennale di Genova. Io ricordo (e consiglio di seguire @IoRicordoGenova su twitter). Tutto si tiene.

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Brucia brucia, esta es la lucha!

Altra giornata calda sul fronte delle lotte. In Grecia e` stato approvato il piano di austerity, come si chiama ora la pratica di sodomizzazione di un intero popolo,

[Pls let’s not call it #austerity. Bosses & bankers use such terms to blow sand in our eyes. Austerity is a virtue, this is social carnage!

Italian as well, same stupid word. Next step: calling police brutality “police righteousness”.

The #world is mired in turmoil, #greece in quote #austerity, and English in doublespeak!

some tweets /via @Wu_Ming_Foundt]

mentre in piazza Syntagma i manifestanti sono stati gassati per ore, con centinaia di feriti. Gas che arrivano pure in Val di Susa, dove son convinti che si possa militarizzare un territorio per 20 anni e annichilire una popolazione consapevole e combattiva. Le acampadas spagnole continuano, si marcia verso il congresso. Ultimi report da twitter:

Llegando a Banco de España, cantando “vuestra crisis no la pagamos”, cada vez somos más. #grecianoestasola

Más de mil personas, mani espontánea bajando por c/ Alcalá, “Grecia escucha, estamos en tu lucha”

La concentración #grecianoestasola en Sol deviene en manifestación: “eso eso eso, vamos al Congreso”.

via @acampadasol

Ovviamente le notizie in tempo reale si continuano a seguire su twitter. In Italia la speranza e` la Val Susa, e domenica 3 luglio ci sara` una manifestazione nazionale. Poi c’e` anche il fronte napoletano, abbastanza caldo, dove seguendo il discorso che fa Luca su Giap si sta sperimentando la Grecia (Napoli e` la Grecia che gia` siamo (Una guerra civile per gli anni Dieci))

E ribadisco che tutte sono la stessa lotta. Se vi dicessero che domani vendiamo il Colosseo? Improbabile? La Grecia vendera` il Partenone e qualche isola, in altri paesi e` gia` stato fatto. Il nostro di dietro e` gia` stato esternalizzato da mo` e non ci resta che piangere. E come dice sempre Luca nei commenti “E poi dice che uno si butta a sinistra”.

Gia`, e poi devo leggere che la #notav per esempio e` al di la` di destra e sinistra (chi ha orecchie per intendere commenti pure :P) ed in fondo anche il non partito col non statuto e il non leader merita il nostro non voto (questa e` di potapotayaki sul forum, geniale!)

Insomma, qui c’e` in ballo il nostro futuro e sembriamo arretrati, ma in realta` i focolai ci sono, ma mai abbastanza forse.

Nel frattempo mi son presa la briga di contare le scosse di terremoto nella provincia di Messina nel mese di giugno: 61 nel sito dell’INGV anche se la maggior parte nella seconda meta` del mese. E ancora c’e` domani. Commentavo amaramente che forse qualcuno pensa che il ponte possa fare da puntaspilli. A proposito, la rete no ponte ovviamente sara` in Val Susa, ogni tanto qualcuna la imbroccano pure loro!

Chiudo con un tweet che ricompare spesso oggi nella mia TL, a causa dei RT, tremendamente vero:

@umairh: You too are in Syntagma Square. You just don’t know it yet.

Ps. Geniale campagna Greenpeace contro il Lato Oscuro della volkswagen: Enjoy!

 

[EDIT] Bell’articolo della Revist Amauta appena arrivato via twitter: En estas últimas semanas, hemos asistido a una recuperación de la confianza colectiva en la capacidad de cambiar las cosas. Años de derrotas y retrocesos y la falta de victorias que mostraran la utilidad de la movilización han pesado como una losa en la lenta reacción ante la crisis. Pero las revoluciones en el mundo árabe y, también, la victoria contra banqueros y gobernantes en Islandia han transmitido un mensaje muy claro: “Sí, se puede”.

Orfani della rivolta

Solita storia. Su twitter seguo in tempo reale la #spanishrevolution che continua, muta forma, sempre fedele a se stessa e sempre nuova, e i nostri media online (lasciamo perdere la tv per pieta`) si occupano di tutto tranne che di quello. Si decidera` mai l’Ansa ad avere un inviato dalla Spagna, tipo un @LucioLuci che tanto fa per gli italiani invidiosi su twitter?

Ad ogni modo di invidia ne ho parecchia, perche` gli spagnoli sono avanti, e lo dimostrano nuovamente. Stasera sono di fronte al parlamento e vogliono fare assemblea li` dentro, sfidando la polizia… ironicamente anche tramite slogan: sin el casco estáis mas guapos. Originali, ma non solo. Hanno spiegato che non vogliono vincere, ma cambiare le regole del gioco. Mentre noi facciamo la giusta battaglia referendaria (per inciso questo weekend faccio il viaggio solo per votare, perche` SI DEVE fare)  loro sono avanti. E di parecchio anche. Sfidano gli spazi ma soprattutto i tempi, per riprendere le belle discussioni su Giap riguardanti i tempi della rivoluzione, vanno oltre mentre qui si capisce poco o nulla.

Come mi fa notare @EveBlissett su twitter, i “nostri” si stupiscono perche` loro li chiamano ‘indignados’ e “noi” ‘giustizialisti’. Gia`, quelli del popolo viola, quelli furbi, quelli alternativi, che stasera su facebook hanno prodotto centinaia di commenti sul punto fondamentale: dove Bossi mettera` il Trota senza acqua pubblica? Simpatico, ma ho provato a commentare dicendo che mentre noi si scherza in Spagna si fa sul serio. La finestra della mia stanza e` piu` ricettiva, giuro. Come non avessi postato nulla. Non so se e` solo il mezzo, perche` facebook e` terribilmente uniformante, tutti a seguire il vento, a cercare di far parte di una massa informe e deforme. Probabilmente non e` un caso se son nati proprio li`, i violetti. Noi c’abbiamo i violacei e i grilli parlanti, e loro c’hanno gli acampados, quelli de “Democratia Real Ya”. No, non e` un caso. Se noi c’avessimo avuto un sinistrorso al governo, non si sarebbe mossa mai foglia in piazza.Ma anche con la berlusconeide siam troppo buoni. Forse stiamo ancora troppo poco male, tutto qui.

La questione e` sistemica, ma qui non se ne accorge nessuno. I pastori sardi si sono uniti con gli agricoltori siciliani oggi. Ieri i tassinari e sono un altro paio di maniche. Da anni i NO TAV, lasciati soli o quasi dal resto del paese. Eppure vennero a sostenerci a Messina, chissa` se la Rete No Ponte, presa dai suoi importanti impegni (?) si ricorda di loro…

Il 14 dicembre sembra esser finito in fuffa… il 13 febbraio pare abbia portato un comunista a Milano… il referendum fara` prudere le chiappe al nano. E poi?

Spettatori di fronte alla Storia

Come dice bene @Acasy su twitter:

Intanto, rivolte pure in marocco. Siamo di fronte alla storia.

Eh si. Noi pero` siamo solo spettatori passivi. Ci indignamo a targhe alterne per gli scandaletti banali di un regime in decadenza, e assistiamo tra impotenza e invidia alle rivolte del Mediterraneo e del Medio Oriente. Avessimo un decimo della loro dignita`, non staremmo qua a perdere ore di fronte al classicissimo circo musicale (pare abbia vinto Vecchioni, ma ne so qualcosa giusto tramite Twitter)

In Libia Gheddafi sta facendo letteralmente una strage e il nostro capocomico non sa dire altro che “non voglio disturbarlo“. Io piu` modestamente penso che se Gheddafi ricevesse una telefonata di Berlusconi si gratterebbe i ministri della difesa.  Ah, ma poi oggi e` domenica e c’e` il campionato, quindi magari ci pensiamo domani. Mentre noi ci crogioliamo nelle nostre ridicolaggini, e Wikileaks conferma cio` che dovremmo capire da soli, chi comanda davvero e` preoccupato delle rivolte in Medio Oriente. La BCE, che non rappresenta nessuno, vorrei ricordarlo, afferma che le proteste sono un rischio per l’economia. Classico lancio d’agenzia che sembra perdersi nel vuoto, ignorato dai piu`, ma che in realta` e` fondamentale. Lo riporto per intero:

Bce: proteste in MO rischio per economia

Trichet: ridurre deficit, aumento salari sarebbe ultimo errore

20 febbraio, 14:11

Bce: proteste in MO rischio per economia (ANSA) – ROMA, 20 FEB – Le proteste nei paesi arabi possono rappresentare rischi per l’economia globale. Lo ha detto il presidente della Bce, Jean Claude Trichet. Per Trichet e’ necessario ridurre i deficit pubblici e non aumentare i salari, sarebbe ‘l’ultimo errore’ in Europa per la lotta contro la disoccupazione. Il taglio del deficit e’ essenziale per creare posti di lavoro e per i risparmiatori, spiega Trichet sollecitando il Portogallo e gli altri Paesi Ue a rispettare gli impegni presi sul debito pubblico.

Quindi, protestare fa male all’economia. Maddai? O che forse quelle proteste derivano anche, oltre che dai regimi sanguinari, dalle condizioni sociali cui sono sottoposti milioni di cittadini per colpa di QUESTA ECONOMIA che Trichet difende (gli da il pane, del resto). Che poi, la ricetta e` sempre la stessa. Ridurre il deficit e la spesa pubblica. Sia mai, aumentare i salari. Alle fine ho sottolineato i destinatari del messaggio del presidente della Bce. In primis il Portogallo, ma seguito a ruota da noi, tra gli altri. Eh si, perche` siamo noi, dopo Grecia e Irlanda, ad essere a rischio. Ma a rischio di cosa? Di sforare i parametri europei, e quindi di dimostrare, probabilmente, che tutta l’impalcatura economica continentale, con la sua apparente austerita`, non possa essere l’unica via. Pericoloso. Ho sempre davanti il messaggi dei nostri fratelli greci. Mi rimbomba nella testa. E penso che potrebbe essere troppo tardi. Ma per noi forse e` semplicemente mai.

 

 

[Edit] Articolo di Internazionale, una firma israeliana, forse non abbastanza estrema ma comunque significativa:

Ora l’Egitto ha osato “turbare la quiete pubblica”. La gente, che ne aveva abbastanza del governo corrotto e dei suoi metodi autoritari, è scesa in piazza. È quello che chiamiamo una rivolta. Il mondo occidentale, Israele compreso, è preoccupato per il grande pericolo che la stabilità del Medio Oriente sia scossa. Io dico che la stabilità deve essere scossa. La stabilità di questa regione – l’unica cosa che interessa agli occidentali e agli israeliani – non significa nient’altro che mantenere lo status quo.

 

E qui un altro articolo pubblicato inizialmente su Le Monde.

 

Rivoltando

E’ arrivato il 2011, e quello che ci aspetta non sembra nulla di positivo, forse. In realtà i sintomi di un risveglio ci sono tutti, ma chissà cosa accadrà. La crisi si sta rivelando profonda e sistemica, ormai lo ammettono quasi tutti. Non è solo economica perché questa mette in luce di riflesso una crisi sociale e politica.

Ci si riempie la bocca di sostenibilità da un pezzo, ma quel che dovrebbe essere evidente oggi è proprio il suo contrario. C’è un problema di insostenibilità, che non è soltanto ambientale. La crisi dell’ambiente forse è la più evidente, ma probabilmente neanche la più sottovalutata. Il sistema, qualcuno nota, è insostenibile dal punto di vista sociale. Con qualche decennio di ritardo si scopre che l’età dell’oro del capitalismo è finita e che il connubio tra produzione capitalistica e benessere sempre crescente (verticalmente ma anche orizzontalmente) è stato solo un miraggio passeggero. Semplicemente, non funziona. Riprendo da un articolo pubblicato proprio oggi su Carmilla, a firma di Valerio Evangelisti:

Uno spettro si aggira per l’Europa e per il mondo: è un errore di calcolo. Non ha niente a che vedere con l’economia propriamente intesa, cioè con la ripartizione delle risorse tra gli appartenenti al genere umano, cercando di far sì che esistano beni per tutti. E’ una follia collettiva che va oltre le atrocità del capitalismo, cioè la versione moderna del rapporto tra padroni e schiavi. Siamo alla servitù delle cifre, si produca o no.

E torna sempre utile riprendere la storica frase di Keynes “In the long run we are all dead”. Morti. A parte la ovvia e naturale conclusione della vita, anche se nelle nostre società in un certo senso logicamente è rimossa, la morte piò essere intesa come termine, e penso proprio che si adatti alla strada verso cui stiamo andando: morte sociale. Ci dicono che è necessario, per mantenere un sistema comunque insostenibile, rendere insostenibili le nostre stesse vite, per andare in ogni caso verso il vuoto. La Fiat fa scuola, e quel che si sta accettando è un segnale, liberi tutti (i “padroni”). Che poi andranno ugualmente dove più gli aggrada, come hanno sempre fatto. Io non credo che sia meglio schiavo che morto di fame, ma per chi preferisce barattare la libertà per il pane, vorrei far notare che quello che si sta scegliendo è di diventare schiavi comunque morti di fame.

Poi bisogna allenare lo “sguardo obliquo” e inquadrare l’Italia nei più ampi contesti, europeo e mondiale ( Pensando alle rivolte del 2011: Tamburi a Genova (nell’anno del decennale) | Giap, la stanza dei bottoni di Wu Ming. Particolarmente interessante, come spesso accade, la discussione che si sviluppa e si amplia nei commenti).

Alla fine dell’articolo di Valerio Evangelisti ho letto un’affermazione che mi sembra scontata, soprattutto oggi, ma son sicura che troppi perbenisti a targhe alterne in giro si scandalizzerebbero:

Ma ricordiamoci anche di un vecchio motto: “Senza la forza la ragion non vale” (Andrea Costa, Avanti!, 1881). Non è un invito al terrorismo, bensì un’esortazione a tenere le piazze con la determinazione del dicembre scorso.

Il tono è smorzato nella conclusione, ma lo accetterei ben volentieri anche senza specificazioni. La violenza è necessaria, piaccia o meno. A me per prima non piace, ma se non ci fosse la violenza non avremmo bisogno di reclamare il diritto usarla oggi per difendere qualcosa che con essa abbiamo ottenuto ieri (diciamo la costituzione, per non abusare della parola democrazia). E’ un circolo vizioso, è la storia dei popoli. (Leggere la “pacifica difesa della violenza”, un volantino apparso durante le manifestazioni del 22 dicembre, non curiosamente a firma Luther Blissett)

Auspico la rivolta? Potrei anche dire di no, ma non sarei credibile. Io a 26 futuro non ne vedo, eppure le possibilità in teoria ce le ho. Molte altre persone stanno peggio di me, dopotutto, e credo nella forza della disperazione. Se sono disposta ad ammetterla per me…

OP (off post?): 10 buoni motivi per non dare assistenza informatica ad amici e parenti

In realtà non sono affatto un tecnico informatico, si adatta di più a , di tecnico. Però ho la (s)fortuna di capirci qualcosa e ciò è deleterio. Ho riso leggendo il post perché è terribilmente vero!

News from Bunga bunga Republic

Scusate, so’ sparita… non che qualcuno sentisse la mia mancanza…

Ad ogni modo è tutto ok, m’è mancata la voglia e il tempo di scrivere e si sa come dice l’antica saggezza, meglio tacere e lasciare il dubbio di essere stupidi che parlare…

Che dire? Non vorrei tediarvi con i bunga bunga, anche se la situazione è tragica (ma non seria), siamo solamente sull’orlo del solito abisso, ci vorrebbe solo una bella spintarella (bunga bunga?)

Ma cos’è sto bunga bunga? Essendo me ignorante me lo sono andata a cercare, ed ecco il magnifico risultato:

Savagely brutal anal gang-rape. Fabled punishment for trespassing on the tribal land of a fictitious African tribe.

Ho selezionato la terza definizione, che mi sembra la più significativa, su urbandictionary, anche se la prima (la più recente, mi pare evochi meglio la posizione (fisica?) dell’Italia oggi:

Erotic ritual which involves a powerful leader and several naked women.

Pare che ‘several naked wome’ sia uno slang per indicare il popolo italiano…

Ad ogni modo, pare che pure Mubarak voglia le scuse del nostro (vostro? Mostro!)

Resto perplessa.. e leggo in giro che forse, FORSE, questo caso stia davvero suscitando indignazione in giro per il paese… Lo capisco, come no, cosa volete che siano anni di corruzione, regime, imbrogli, bugie, ricatti, malaffare, sporcizia economica e istituzionale di fronte ad un bunga bunga? Ma poi che ci indignamo a fare? Sto cominciando a pensare che mentre il mondo sta andando in frantumi, e noi non riusciamo a galleggiare, forse la nostra posizione è la più comoda, di fronte a quello che ci aspetta a breve…

Sapete, la nostra economia ha dei risultati da far paura, nel senso che siamo penultimi, davanti solo ad Haiti ma in realtà la crescita del Pil è un dato molto parziale, e molto equivoco se si vuole. Stiamo male, è vero, non stiamo messi bene, rispetto alla configurazione attuale del sistema economico. Ma se davvero il crack che ancora non è arrivato sul serio arriverà, forse saranno più avvantaggiati i paesi che hanno corso di meno verso il baratro. Non trovate? Mentre ci si trastulla con tante belle parole verdi e sostenibili, qua di sostenibile c’è poco più dell’aria, e la vera sostenibilità è un gigante freno a mano che dovremo tirare tutti insieme. Ci schianteremo lo stesso, a questo punto, ma l’impatto sarà meno brutale.

42

La data di oggi, ormai ieri, è 42, che poi è la risposta alla domanda fondamentale sulla vita, l’universo e tutto quanto. Non ci credete? 101010 = 42 Visto? Quindi, da questo deduco che oggi c’è stata la risposta a tutto quanto. Oppure no. Forse bisogna trovare la domanda… Ahhh!

La Guida Galattica per Autostoppisti mi ha rovinata, lo sapevo XD

Ad ogni modo, per lasciar traccia di oggi alla me postera (posteriore? magari se avessi detto futura avrei evitato simbolismi allusivi!) credo sia opportuno segnalare le cose più interessanti che oggi il web ha donato a me. Soprattutto, ma non solo, via twitter.

1) La economía pasa por una coyuntura crítica: FMI y BM Leggo su La Jornada che il FMI e il BM si sono riuniti per discutere. Di cosa? Solite menate. La situazione è critica, bella scoperta. Stanno andando meglio i paesi in via di sviluppo (diamo per buona la perifrasi, e ci mettono dentro pure la Cina!). I paesi sviluppati (aridanghete) hanno maggiori difficoltà e sarebbe opportuno che i primi non mettano barriere protezionistiche per garantire a questi ultimi le esportazioni. Perciò, devono continuare con la stessa storia di sempre: uscire con le mani alzate, in maniera tale da permettere ai furbacchioni armati di fare razzìa. Così l’economia andrà avanti, come ha sempre fatto, e tutti ne saranno avvantaggiati. Il principio d’entropia non sanno cosa sia. Perfetto, siamo in ottime mani.

2) Orco zio L’ultima di Spinoza.it, che poi è di due giorni fa, ma io l’ho vista solo oggi. Ed è all’altezza. Due su tutte:

  • Ai precari che vogliono capire quanto spetterà loro di pensione, l’Inps non fa vedere niente. Io questa la chiamo sincerità.

  • Lodo Alfano, da Futuro e Libertà “sì senza enfasi”. La stessa linea difensiva di Priebke.

Notevoli anche alcune sullo sciacallaggio condito di varie ed eventuali ipocrisie tutto italico riguardo il caso di quella povera ragazza. E ancora leggo commenti indignati. No, non per lo sciacallaggio, per le battute! Questo paese va male, è vero.

3) L’Inps dice candidamente che non rende visibile la proiezione della pensione dei precari, che sennò ci sarebbero sommovimenti sociali. Lo apprendo dai @Wu_Ming_Foundt su twitter, c’è qualche trafiletto nei giornali. Se siamo un paese normale, domattina sarà la rivoluzione a svegliarmi.

4) Diversivo. O uno dei mille motivi per non studiare la domenica (ma anche il lunedì). Avete presente Flickr? Potete fare una ricerca delle immagini nel suo database tramite questo sito, esclusivamente selezionando i colori, fino a 10. Figata!

5)

Vista sulla bacheca del M.A.I. su FB. Incidentalmente, sono morti altri 4 soldati italiani in Afghanistan. Non riesco ad esprimermi senza risultare offensiva per qualche categoria di italiano. Quindi taccio, anzi mi limito a riprendere l’ultima twitterata di @spinozait: <<Schifani: “L’Italia onora i suoi militari”. Esattamente come ripudia la guerra. [borges]>>

Posso invece esprimermi liberamente sul ministro della guerra che parla di bombe, poiché i militari italiani che vanno al macello occupando un altro stato sovrano si sa, non sono in guerra, ma esportano semplicemente dosi letali di democrazia, e ogni tanto qualcuna gli rimbalza contro.

Ecco, era meglio se stavo zitta. Ora andrò a dormire più incazzata.