#AaAM My two cents

Anatra all'arancia meccanica. Racconti 2000-2010Anatra all’arancia meccanica. Racconti 2000-2010 by Wu Ming
My rating: 5 of 5 stars

Quel che mi ha sempre colpito degli scritti dei Wu Ming è la loro capacità di attivare le sinapsi, in maniere sempre nuove e ‘oblique’, per riprendere una autodefinizione del loro sguardo. Questo processo è cominciato nella mia testa con Q, prima lettura del collettivo, a firma Luther Blissett, un romanzo che nella mia personalissima opinione è IL romanzo (si sono Qu-ista!) e non si è interrotto in seguito, nel proseguire la scoperta della narrazione wuminghiana. Ed è quello che è accaduto anche con Anatra all’Arancia Meccanica, notevole raccolta di racconti che ripercorre dieci anni di storia italiana, gli Anni zero, insieme a dieci anni di riuscitissima narrativa. AaAM è scivolato velocemente, si è quasi letto da solo, non sempre facilmente per la forza sprigionata da alcune sue parti, attenuata in qualche caso dalla (s)fortuna di aver già letto questo o quello scritto. E’ il caso ad esempio de L’istituzione-branco, che se non avessi già letto più di una volta in rete mi avrebbe avvolta più densamente e mi avrebbe costretta a ripercorrerlo due e tre volte per ‘metabolizzarlo’. Duro e necessario quando fu pubblicato su Carmilla, non è affatto casuale la sua collocazione all’interno della raccolta, come credo non sia casuale nessun racconto. E’ difficile selezionarne uno su tutti perché il livello non scende mai, la tensione resta alta, anzi è forse un crescendo senza sosta. Facendo una necessaria menzione speciale ai due racconti ispirati al mondo disneyano (Pantegane e sangue e Canard à l’orange mécanique) vorrei concentrarmi sugli ultimi due racconti, proiettati al futuro, distopico ma non del tutto scevro di speranze. Roccaserena sembra un’avventura solitaria, ambientata in un futuro non troppo lontano ma abbastanza catastrofico, senza lieto fine, eppure c’è un sacchetto di plastica trasparente che in chiusura rinfranca, oserei dire disseta l’animo del lettore. Arzèstula appare come la migliore chiusura per ricordare che tutto è perduto, forse, ma che non tutto il perduto è perso per sempre. L’ambientazione non è così tetra come può apparire, perché nel racconto la narrazione si conferma come forza liberatrice, conferma di ciò che provo prendendo in mano un testo del genere.
P. S. La mia personalissima colonna sonora, nonostante il consiglio dell’ottimo De Lorenzis nell’introduzione, è stato il nuovo album di Caparezza, Il sogno eretico. Anche lui, da narratore, viene accusato perché racconta. Si sa, il problema in Italia è chi denuncia, non chi è criminale. Alcune assonanze mi hanno particolarmente colpito, come La marchetta di Popolino del cd accostata ai racconti disneyani.
P. S. 2 Il dubbio sulla nota rovesciata a p. 242, alla fine di In like Flynn l’ho risolto in diretta twitter grazie agli stessi autori:

La nota va letta davanti allo specchio, perché “nessuno è immune dal diventare ‘nazista’ ” http://bit.ly/f3q5NR #AaAM

Quando ho letto, ho realizzato. Lo sospettavo già.

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Italy, Libyan colony

Mica facile sintetizzare il casino mondiale che sta accadendo. Se pero` quello scemo ieri invece di essere un banale marito, seppur straniero, fosse stato un terrorista, avremmo meno gatte da pelare all’estero e potremmo concentrarci di piu` sul nostro orticello, che ci piace taaanto.E invece no.

In Libia continua la strage. Seguire su twitter e` a tratti avvilente, pero` non posso evitare di farlo. Cerchiamo di fare il punto.

Innanzitutto, quello che sta avvenendo, che si possa definire giuridicamente genocidio o meno, e` una strage vergognosa, che dovrebbe vedere la comunita` internazionale prontamente impegnata a fronteggiarla. Se, come no. Ieri in un siparietto televisivo ho sentito un simpatico leghista dire che la democrazia non e` esportabile. Insomma, bisogna anche rispettare la sovranita` dei popoli. Coooosa? Cioe`, a parte il fatto che, come fa notare bene Rudy Bandiera, (eh si, l’ha detta pure Frattini ‘sta strunzata!) il popolo libico per 40 anni non ha avuto possibilita` di essere sovrano, e al limite ci sta provando ora, a parte cio`, perche` lor signori non si ricordano di queste bellissime parole appena dovranno votare l’ennesimo rifinanziamento delle nostre missioni esportatrici di democrazia? Chi glielo ricordera`? Io mi prenoto. Su Frattini poi bisognerebbe aprire una parentesi. Anzi no, un ospizio, di quelli con i giochi di societa`. Mettetelo con La Russa cosi` insieme giocano a Risiko, dai! Cosa dire sul ministro delle vacanze all’estero? Le parole piu` semplici, chiare e sincere credo di averle lette nel blog di Mazzetta. Vi rimando li`.

Comunque, le nostre responsabilita` in Libia sono vecchie di almeno un secolo. Leggere, per credere, il bellissimo post di jumpinshark in merito (che linka anche una sintesi di Mieli sulla nostra impresa coloniale), dove si fa un breve cenno ad un fantasma del nostro tempo: le classi sociali. Gia`, proprio loro. Non esistevano allora in Libia, secondo Pascoli, ma sicuramente non esistono piu` oggi. Sicuramente? Un ottimo articolo linkato da @Wu_Ming_Foundt su twitter svela invece cosa c’e` ad esempio in Egitto, oltre Mubarak.

Una simile analisi nel nostro discorso pubblico non esiste proprio. Al limite, pure da sinistra, si parla di rivolta contro dittatori sanguinari. Dopo decenni di apparente calma, verrebbe da credere a qualche visionario destrorso che ipotizza un’insana regia dietro tutti questi sommovimenti popolari (leggere i commenti al blog di Rudy Bandiera per credere). Basterebbe poco invece per capire che le rivolte nascono da un disagio piu` ampiamente sociale, piuttosto che esclusivamente politico. Perche` qualsiasi regime, repressivo e forte che possa essere, deve garantire un minimo ai propri “sudditi”. Diversi secoli non ce l’hanno insegnato, siamo tornati al pane contro le brioches. Com’era prevedibile, questo sistema economico non garantisce piu` la sicurezza a chi detiene il potere perche` non garantisce piu` un minimo di vita dignitosa alle popolazioni. E le falle emergono. Prima la crisi economica. Le strategie per affrontarla, cercando pero` di non cambiare nulla del sistema, come se si trattasse di contingenze casuali, e non di causalita` sistemiche! Poi le risposte popolari. In Europa, ad esempio, contro i piani stabiliti dall’alto, da burocrati che non rappresentano nessuno. Il 2011 doveva essere peggiore dell’anno precedente. Infatti, stiamo assistendo a sconvolgimenti storici. E mi si vuole far credere che cio` e` dovuto ad un brusco risveglio scatenato dal nulla?

Qui in Italia continuiamo a stare alla periferia di qualsiasi impero, guardiamo, pensiamo di capire, al piu` solidarizziamo con i piu` sfortunati. Ma, come diceva un amico su Facebook, anche io sono un manifestante libico. Tutte le lotte sono la stessa lotta. E dobbiamo prendere in mano quel sottile filo (rosso?) per svelare, a noi stessi prima di tutto, la realta` di un’affermazione simile.

Si fa fatica a star dietro a tutto quello che accade intorno alla vicenda #rogodilibri.. molti incoraggianti segnali intasano la rete e, speriamo, intaseranno anche le strade. Sin dal principio comunque ci si e` mossi su entrambi i fronti. Nel mio piccolo ho contribuito alla creazione di strumenti di aggregazione virtuale per la diffusione delle notizie, ma questo non dev’essere un alibi per fermarsi al primo (o al centesimo, e` uguale) click.

Cosa accade?

Su Giap, Carmilla, Rogodilibri si possono trovare tutte le informazioni del caso, in continuo aggiornamento.

Come gruppi ci sono:

Goodreads: http://www.goodreads.com/group/show/42677.Contro_la_censura_di_libri

Anobii: http://www.anobii.com/groups/01a8bd9440bc4af657/

Facebook: http://www.facebook.com/#!/home.php?sk=group_194244440592200&ap=1

Su twitter si puo` seguire agevolmente tramite l’hashtag #rogodilibri. Utenti consigliati sono @Wu_Ming_Foundt, @jumpinshark, @abcdeeffe, @Finzioni, @librisulibri.

Ultime importanti, in ordine sparso:

Mazzetta: Alla faccia del giorno della memoria e del #rogodilibri

Su Carmilla, Scrittori contro il #rogodilibri

Siccome che, collage di copertine di libri da usare come si vuole, grazie a blockmianotes /via @jumpinshark.

La vicenda di Saviano, i cui libri sono spariti dalla biblioteca di Preganziol, e` antecedente alla bufera Speranzon/Donazzan, ma procede oggi parallela la battaglia contro la censura. Domani infatti ci saranno lettori e scrittori davanti alla biblioteca di Preganziol con Costituzione e libri di Saviano in mano! Ps. ecco perche` quando scrivo un post non devo avere fretta e devo dilungarmi… appena letto su twitter:

Domani a Preganziol inviati di El Pais e Le Monde Diplomatique #rogodilibri /via @Wu_Ming_Foundt

Questo mi ricorda anche che i nostri mezzi d’informazione coprono poco e male la vicenda, mentre dall’estero, come spesso accade, danno altra e alta attenzione a certe vicende. Senza dimenticare poi che nel bel mezzo della crisi sta esplodendo la protesta in tutto il mediterraneo, mentre l’Italia affonda dietro un vecchio dal culo flaccido (cit. Nicole Minetti). Tutto si tiene, e` bene ricordarlo, e quindi tutto dovrebbe cedere quasi simultaneamente, o no?

I book bloc sono stati piu` profetici di quanto potessero pensare…

~~~ Il seguente sfogo e` puramente personale. C’entra relativamente con la questione, le notizie importanti per il momento sono concluse. Leggete solo se morbosamente curiosi o nullafacenti. ~~~

Il libro per me e` sempre stato sacro, qualsiasi libro. Quando ero ancora bambina la mia mamma mi dava qualcosa che potessi sfogliare e guardare, se non ancora leggere, e conoscere la magia delle lettere che si trasformano in parole e poi in frasi, pensieri, idee e mondi interi. Sono cresciuta tra i libri, e oggi i libri mi avvicinano ancora a lei, non piu` vicina a me da ormai 7 anni. Proprio in questo ultimo mese ho preso in mano It e l’ho letto ricordando sempre quando lo guardavo con timore quasi reverenziale, sulla lavatrice, con il segnalibro che si muoveva veloce, di giorno in giorno. Il giorno della memoria per me e` un giorno doppiamente straziante, per me come essere umano e per me come figlia. Il libro per me e` qualcosa che mi appartiene, fa parte della mia famiglia, oserei dire della mia essenza. Devo difendere il libro, ogni libro, per me e per lei. In fondo, per tutti.

Contro i roghi di libri

E’ da diffondere in ogni dove, secondo me, la notizia e tutte le iniziative di contrasto, che dovrebbero essere numerose. Contro il fascismo del XXI secolo, quello leghista, quello della stupidità. Un fascismo che è terribilmente vecchio e che vergognosamente risorge. Condivido appieno il punto di vista dei Wu Ming, non si possono sottovalutare certe iniziative perché stupide, soprattutto oggi che la stupidità è al potere in ogni dove.

Da Venezia partono i roghi di libri. Vogliamo fare qualcosa? | Giap, la stanza dei bottoni di Wu Ming.

Italia, diciannovesimo secolo

L’accordo è passato… 54%, il ricatto ha funzionato, sembra. E si ridisegnano le relazioni industriali in Italia. Beninteso, non è stato uno stravolgimento immediato e repentino, è il risultato di anni di erosione di diritti. C’è però in Mirafiori un simbolo delle lotte sindacali, un simbolo che oggi riflette clamorosamente l’inversione di tendenza. Mentre il bunga bunga torna alla ribalta sulla scena politica, il vero bunga bunga lo stanno facendo i padroni a tutti noi, al nostro futuro, a noi giovani e ai nostri figli. Penserei di allargare la categoria di pedofilo. Non solo Nanochet, ma tutti coloro che comandano o rientrano nei gangli del potere, dai Marchionne ai sindacati compiacenti (più i collari bianchi, leggo da Spinoza) che stanno violentando le future generazioni. Ci saranno conseguenze, ci sono già, si amplieranno. Se il settore industriale che dovrebbe essere il più morto nel XXI secolo, dato che è incapace di innovare e stare al passo coi tempi (lo chiamavano progresso… il motore a scoppio!) è capace di dettare la linea in maniera così antisociale, dovremmo capire immediatamente come stiamo messi male. Questi sono anche i risultati della resa della sinistra al liberismo globale, resa che è risalente nel tempo (guardavo di straforo un filmato su Current l’altro giorno, Qualcuno era comunista, Telese parlava del passaggio dal PCI ai DS, sembra secoli fa!) e che emerge ogni giorno di più, ad ogni bruciante ferita al cuore del sistema di diritti faticosamente raggiunto con tante, tantissime lotte, quanto sia fatale quella resa. E abbiamo bisogno di narrazioni diverse, sguardi obliqui, alternative che destabilizzino questo frame imperante. Prendo spunto, come accade spesso, da Giap (a onor del vero il video è stato diffuso prima su Twitter da @SleepingCreep, cui va un sentito grazie)

A proposito della resa della c.d. sinistra, per chi ha FB [pic] Posizione del PD sulla FIAT.

Ce ne sarebbe da dire. In rete si trova tantissimo, per fortuna. Consiglio Militant blog che spiega bene le conseguenze dell’accordo (tra l’altro sono appena sbarcati su Twitter, benvenuti!). Per il resto, bisogna considerare che comunque l’accordo, nonostante tutto, nonostante i ricatti, ha vinto per poco. Molto poco rispetto alle previsioni.

E ricordatevi che Tunisia 1 – Italia 0. Lì il capo dello stato è fuggito. I giovani sono in rivolta e il paese è in subbuglio. Le lotte sono tante e sono una. Noi siamo tunisini e i greci sono italiani. Rise up.

Idiosincrasie

Il mio post sulle rivolte ha avuto scarso successo, mentre quello su Goodreads vs Anobii è stato più seguito. Come mai? C’è bisogno di consigli pratici piuttosto che di discussioni “teoriche”, per quanto pratiche in realtà siano? Non so, ma io tengo duro e resisto. La discussione su Giap continua a procedere tra nuovi spunti e piccoli incidenti di percorso, e mi sembra sempre interessante. Dal commento che cito qui sopra prendo due link:

– Alain Bertho, blog in francese (Luisa mi aiuterà) che analizza e aggiorna costantemente sulle rivolte in tutto il Mediterraneo, non solo dal nostro fronte;

– un principio di analisi sulle rivolte del Mediterraneo, su uniriot.

Inoltre, da twitter recupero un articolo su 11 motivi per gli attivisti per essere ottimisti nel 2011, in cui si elencano i sommovimenti in atto in Canada.

C’è un filo rosso che lega tutto, un filo che non riusciamo a vedere, ma il nostro compito è proprio quello di scoprirlo, sollevarlo e seguirlo, perché tutto non sia vano, e perché ci sia questo cambiamento, e che sia sistemico (“system change, not climate change” si legge nell’ultimo articolo). Insomma io continuo a cercare il filo, e le incursioni nel mondo web sono collaterali. Importanti ma secondarie. Stay tuned.

Rivoltando

E’ arrivato il 2011, e quello che ci aspetta non sembra nulla di positivo, forse. In realtà i sintomi di un risveglio ci sono tutti, ma chissà cosa accadrà. La crisi si sta rivelando profonda e sistemica, ormai lo ammettono quasi tutti. Non è solo economica perché questa mette in luce di riflesso una crisi sociale e politica.

Ci si riempie la bocca di sostenibilità da un pezzo, ma quel che dovrebbe essere evidente oggi è proprio il suo contrario. C’è un problema di insostenibilità, che non è soltanto ambientale. La crisi dell’ambiente forse è la più evidente, ma probabilmente neanche la più sottovalutata. Il sistema, qualcuno nota, è insostenibile dal punto di vista sociale. Con qualche decennio di ritardo si scopre che l’età dell’oro del capitalismo è finita e che il connubio tra produzione capitalistica e benessere sempre crescente (verticalmente ma anche orizzontalmente) è stato solo un miraggio passeggero. Semplicemente, non funziona. Riprendo da un articolo pubblicato proprio oggi su Carmilla, a firma di Valerio Evangelisti:

Uno spettro si aggira per l’Europa e per il mondo: è un errore di calcolo. Non ha niente a che vedere con l’economia propriamente intesa, cioè con la ripartizione delle risorse tra gli appartenenti al genere umano, cercando di far sì che esistano beni per tutti. E’ una follia collettiva che va oltre le atrocità del capitalismo, cioè la versione moderna del rapporto tra padroni e schiavi. Siamo alla servitù delle cifre, si produca o no.

E torna sempre utile riprendere la storica frase di Keynes “In the long run we are all dead”. Morti. A parte la ovvia e naturale conclusione della vita, anche se nelle nostre società in un certo senso logicamente è rimossa, la morte piò essere intesa come termine, e penso proprio che si adatti alla strada verso cui stiamo andando: morte sociale. Ci dicono che è necessario, per mantenere un sistema comunque insostenibile, rendere insostenibili le nostre stesse vite, per andare in ogni caso verso il vuoto. La Fiat fa scuola, e quel che si sta accettando è un segnale, liberi tutti (i “padroni”). Che poi andranno ugualmente dove più gli aggrada, come hanno sempre fatto. Io non credo che sia meglio schiavo che morto di fame, ma per chi preferisce barattare la libertà per il pane, vorrei far notare che quello che si sta scegliendo è di diventare schiavi comunque morti di fame.

Poi bisogna allenare lo “sguardo obliquo” e inquadrare l’Italia nei più ampi contesti, europeo e mondiale ( Pensando alle rivolte del 2011: Tamburi a Genova (nell’anno del decennale) | Giap, la stanza dei bottoni di Wu Ming. Particolarmente interessante, come spesso accade, la discussione che si sviluppa e si amplia nei commenti).

Alla fine dell’articolo di Valerio Evangelisti ho letto un’affermazione che mi sembra scontata, soprattutto oggi, ma son sicura che troppi perbenisti a targhe alterne in giro si scandalizzerebbero:

Ma ricordiamoci anche di un vecchio motto: “Senza la forza la ragion non vale” (Andrea Costa, Avanti!, 1881). Non è un invito al terrorismo, bensì un’esortazione a tenere le piazze con la determinazione del dicembre scorso.

Il tono è smorzato nella conclusione, ma lo accetterei ben volentieri anche senza specificazioni. La violenza è necessaria, piaccia o meno. A me per prima non piace, ma se non ci fosse la violenza non avremmo bisogno di reclamare il diritto usarla oggi per difendere qualcosa che con essa abbiamo ottenuto ieri (diciamo la costituzione, per non abusare della parola democrazia). E’ un circolo vizioso, è la storia dei popoli. (Leggere la “pacifica difesa della violenza”, un volantino apparso durante le manifestazioni del 22 dicembre, non curiosamente a firma Luther Blissett)

Auspico la rivolta? Potrei anche dire di no, ma non sarei credibile. Io a 26 futuro non ne vedo, eppure le possibilità in teoria ce le ho. Molte altre persone stanno peggio di me, dopotutto, e credo nella forza della disperazione. Se sono disposta ad ammetterla per me…

OP (off post?): 10 buoni motivi per non dare assistenza informatica ad amici e parenti

In realtà non sono affatto un tecnico informatico, si adatta di più a , di tecnico. Però ho la (s)fortuna di capirci qualcosa e ciò è deleterio. Ho riso leggendo il post perché è terribilmente vero!

Paura?

Hanno paura, leggevo ieri, e sto iniziando a crederci. Mentre si discute della vittoria o della sconfitta di Berlusconi, come se fosse sempre il nostro nemico, io penso che la politica tutta ha perso, dentro il palazzo. Asserragliati, chiusi, nascosti, barricati perché devono farsi i fatti loro. Beghe di palazzo. E fuori c’è la guerra, o meglio la guerriglia. Quella che ci vuole. Quella che non è violenza, ma esasperazione. Quella che dovremmo stupirci perché ancora non è scoppiata.

Mi frega poco se il “fuggiasco Berlusconi” ha vinto di pochi voti. Ieri mi sono fatta il sangue amaro, è vero, ma cosa sarebbe  cambiato? Davvero, quanto conta la caduta di un governo, mentre crolla tutto il paese? Le buone notizie arrivano comunque. Hanno fatto la zona rossa, come a Genova, hanno caricato e hanno respinto, la tensione è alle stelle, e stiamo in Italia, il paese che le rivoluzioni, da parecchio, le sta a guardare. Eppure qualcosa si muove, per la gioia di Galileo. Io sto con i Book Bloc, con gli studenti, gli operai, gli incazzati e gli antagonisti, come li chiamano.

Spero solo che non sia un fuoco fatuo, spero che non ci si fermi, ma che si vada avanti, “un minuto più di voi”, come hanno detto:

A Bologna, qualche notte fa, le statue sono tornate a parlare. Lo avevano già fatto in una notte del 2001, ma stavolta non si limitano a dire: “Tutti a Genova!”. Stavolta enunciano un proposito che va oltre la scadenza: “Resisteremo un minuto più di voi”.
Un minuto in più. E’ il tempo sufficiente. Ma per vivere quel minuto servono determinazione, amore e astuzia.
E prima, durante e dopo quel minuto, non dimentichiamo mai l’esigenza, la consegna, l’imperativo, la prassi fondativa primaria: collegare le lotte, perché sono tutte una lotta sola. (dal post di Giap citato su)

Insomma, io non ho paura, loro si. E’ già un inizio.

 

Edit, appena letto da Carmilla

Oggi la capitale, domani il capitale

 

Farsi fregare da un tortellino

C’ho un problema, un’esigenza. Devo sfogarmi. E’ mai possibile che debba sentire in giro la speranza della caduta del tiranno per mano di un fascista? E’ possibile che molte persone, anche intelligenti, tifino per un fascista? Sto parlando del tortellino numero uno, quello scaltro e opportunista, che sta smarcandosi semplicemente perché ha intuito che il momento è giunto. Tutto qui. E c’è chi dice che qualsiasi sia il motivo, ben venga la manovra. Ma dai? Elogi del Fini progressista, che mi tocca sentire. Fini è fascista. Lo è sempre stato, anche se ha opportunamente deluso i cosiddetti nostalgici più e più volte. Dentro di sé dimostra di esserlo, da sempre. Si aggrega al capo, finché gli conviene. Firma leggi imbarazzanti, anzi no, fasciste, e che sono tutt’ora in vigore, ma la gente sembra essersene dimenticata. Lo stiamo legittimando ancora, come si è fatto col Berlusconi 15 anni fa. Qualcuno si alleerà con lui, magari Di Pietro, che tanto questa distanza ideologica tra i due non c’è.

Presto ci troveremo a combattere con  questa nuova destra, e la cosa che temo è che molti ci si butteranno dentro credendo sia moderata. Per me destra e sinistra sono ancora distinguibili, e hanno un senso nella loro contrapposizione, anche se c’è chi lo nega. La macchietta di lunedì durante “Vieni via con me” è stata alquanto ridicola, sia nella forma che nei contenuti. Pd e Fli sono disastrosi. Entrambi. Una bella analisi delle due “liste di valori”* (per me questa espressione equivale ad un ossimoro.. si può mai fare una lista di valori come se fosse la spesa?) neanche a dirlo l’ho trovata stasera su Giap.. Perfettamente condivisibile, la mediocrità di Bersani e l’efficace pochezza di Fini. In chiave comica invece consiglio le parole di Crozza:

Alla fine penso che la crisi di governo, qualsiasi cosa accadrà, è ridicola. Lo è perché in questo momento storico, con la ben più seria crisi economica, solo un pagliaccio come Berlusconi, per di più pressato dai suoi problemi personali, può voler tenere il timone della nave che affonda. Ma chi glielo fa fare alle opposizioni (che ne abbiamo tante ormai, anche se non si oppone nessuno realmente) di imbarcarsi in queste condizioni? Non vorrei azzardare, ma ho la sensazione che la crisi si possa risolvere, all’italiana.

Il mio nemico numero uno comunque, per il momento, è Fini. Non perché Berlusconi sia superato, affatto. E’ che temo ancora di più il berlusconismo senza Berlusconi, e l’intera classe politica ci è dentro, perfettamente. Qualcuno sarà orfano del nemico, qualcun’altro del padrone (ma si ricicleranno presto), qualcuno festeggerà, anch’io penso di stappare una bottiglia, in fondo, anche se so che il giorno dopo oltre il mal di testa avrò un casino di problemi irrisolti, che per di più saranno resi semi invisibili dall’assenza del coagulante principale.

*Dal twitter dei @Wu_Ming_Foundt durante la puntata: Destra vuol dire stare in questura a Genova nei giorni del G8, a dirigere la mattanza per le strade.

Per chiudere, un bellu videu che è entrato nei Trending Topics di Twitter Italia (si ora ci sono pure i nostri!):

C’è dell’Italia nel marcio?

Ero in cerca di stimoli, in questo sabato solitario e silenzioso, e come prevedibile li ho trovati nei soliti Wu Ming. In realtà è un articolo di qualche giorno fa, ma era un po’ di tempo che non bazzicavo su Giap. Davvero interessante, soprattutto considerando che si tratta di una prima parte, quindi il discorso prosegue. Di che parla? Di cause e conseguenze, direi. Berlusconi non è il padre. Sul fatto che il problema non sia lui, condivido, e da tanto, il punto di vista di Wu Ming1. Cadrà il governo? Probabilmente, ma è il dopo a doverci preoccupare. E’ la solita storia del Berlusconi-in-me, quello che si deve realmente combattere. Come dice bene Wu Ming1:

Userò “Berlusconi” per indicare l’Italia attuale, il Paese che ha prodotto il personaggio.
[Sì, sono tra quanti considerano l’attuale premier un prodotto, conseguenza di processi storici di lungo corso, non un satanico “battilocchio” sbucato chissà come da chissà dove.]

Berlusconi è una sineddoche, una metonimia, una metafora. Berlusconi è l’Italia, è il marcio. Devo citare un altro paragrafo intero, perché credo che esprima perfettamente la situazione, o meglio il problema:

Guardiamo Berlusconi. Non gliene potrebbe fregare di meno di atteggiarsi a Padre Severo. Sì, in passato ha attivato il frame della nazione-come-famiglia (le foto insieme ai suoi figli etc.), ma non gliene frega più un cazzo. Nessun equilibrio tra legge e desiderio. Va apertamente a caccia di gnocca, anche di gnocca giovanissima. Bestemmia in pubblico. Racconta senza alcuna vergogna barzellette razziste e sessiste. Più o meno, si presenta al mondo come un vecchio-ma-ancor-giovane satiro. Rifiuta l’invecchiamento. Si è fatto più lifting e trapianti di capelli di qualunque figura pubblica maschile in tutto l’occidente, e ci scherza sopra.
Mezza Italia lo ama non a dispetto di questo, ma proprio per questo, e lui lo sa bene. E’ proprio così che lo vogliono, vogliono sentirlo urlare il suo Discorso. Berlusconi è il re del laissez-faire etico. Di conseguenza, non c’è più legge a parte quelle «ad personam», quindi la situazione è di squilibrio, il desiderio non ha contrappesi.

Che dire? Al di là delle nicchie di resistenza che ci sono sempre state, Berlusconi è stato ed è il modello per buona parte dell’Italia, non sta lì per caso, e neanche solo per il suo infinito potere comunicativo (per non usare il termine mediatico in senso stretto). Molti italiani lo ammirano, lo invidiano, lo emulano. Se ora la barca sta affondando, probabilmente ciò è dovuto allo scorrere del tempo, al susseguirsi di cicli. Infatti diversi lo stanno mollando ora, ma è la solita storia, non c’è nessuna rivoluzione alle porte. E’ come quando vinceva la DC, ma nessuno l’aveva votata. Poi tutti a scoprirsi legalitari o forcaioli, quando la melma ricoprì la prima repubblica, per riciclarsi subito come berlusconiani. Temo che Tomasi di Lampedusa avesse una vista troppo acuta. Berlusconi naufragherà, per colpa sua, dell’anagrafe o della coca non importa, ma quel che resterà saranno le rovine. Rovine che da Pompei si estendono in tutta Italia. E perdendosi di vista il capro espiatorio (perché è vent’anni che s’attribuiscono tutte le colpe a Berlusconi, non facciamo finta di non saperlo) chissà cosa accadrà. Si ricomporranno le macerie, si potrà vedere meglio il quadro generale che oggi sfugge? Chi lo sa. Un’altra citazione:

Naturalmente, Berlusconi è solo la più avanzata antropomorfizzazione di una generale tendenza al godimento distruttivo. Oggigiorno il capitale/Super-ego ci dà un ordine preciso: «Godi!». Non sto dicendo nulla di nuovo, è una situazione ben nota.

Ecco, lo sguardo si dovrebbe spostare da Berlusconi al capitale, una buona volta. Per questo ci serve un’attenzione critica sempre maggiore. Interventi come quelli dei Wu Ming credo possano aiutare a districare le maglie di una questione immensa, che è in fondo la domanda che mi pongo spesso, e che ho utilizzato come titolo di questo post.