La macchina del vento

La macchina del ventoLa macchina del vento è ambientato durante il Ventennio, prima e nel corso della seconda guerra mondiale e quindi parla di un passato che si avverte a noi vicino, ancora vivo, e racconta quegli anni da un punto di vista forse laterale ma nondimeno interessante: i confinati di Ventotene, prigionieri politici di diversi orientamenti, a semplice dimostrazione dell’eterogeneità della società italiana antifascista, nonostante il fascismo. Il romanzo è ovviamente finzione, ma è accurato nei dettagli e nel riquadro generale, e “nonostante” richiami mitologici e fantastici ben inseriti nella trama la cornice storica risulta pregevole. La macchina del vento parla anche del presente; più volte durante la lettura il racconto del passato riecheggia il nostro presente, a ricordarci che la storia non si archivia ma va sempre tenuta viva, ed è vivissimo in alcuni tratti il fascismo, seppure l’esperienza del fascismo non possa naturalmente riproporsi tal quale oggi. Il tempo è chiave di lettura e contemporaneamente protagonista del romanzo, e dopo passato e presente incontriamo il futuro, quello immaginato/che si affaccia sul racconto e quello che attende noi. Nella brace le ceneri non sono mai completamente spente e improvvisamente si rianima il fuoco, alimentando una resistenza sopita ma mai spenta del tutto: lo scopre Pertini trovando i vecchi compagni a Savona in occasione della breve visita alla madre, e lo scopriamo noi con lui speranzosi, perché così possiamo ricordare che la lotta può e deve continuare. I confinati non sono stati semplici vittime del regime (non hanno neanche fatto la villeggiatura, ed è bene ricordarlo di questi tempi) ma hanno rappresentato anche elementi necessari della Resistenza, che forse si dovrebbe pure raccontare.

(noi siamo storie)

(siamo ricordi tramandati)

si legge nelle ultime pagine del libro, e le storie sono necessarie, anche loro. E di storie come questa ne abbiamo bisogno.