Sui sentimenti

Sembro sterile di cuore a volte, perché come dice qualcuno ho la scorza dura, anche se dentro dovrei essere tenera, comunque è vero che non sono brava ad esprimere i miei sentimenti, chi mi sta vicino lo sa. Incredibilmente in questo mi viene in soccorso la poesia. Qualche giorno fa nel mio giro quotidiano sui blog tramite feedly (evviva i feed rss, a proposito! Fantastico post segnalato da @El_Pinta su Twitter) su Interno poesia ho incontrato una poesia di Margherita Guidacci che ho dovuto subito inviare al consorte, per la serie ‘ecco le parole che non so dirti’. E siccome m’è rimasto un residuo di romanticismo incagliato da qualche parte, la condivido qua, a futura memoria, per il mio cuore – apparentemente – arido.

Alla fine dei secoli, quando
mi chiamerà un’altra voce
e proverò per la seconda volta
l’impeto di risurrezione
prego che come questa volta,
quando sei stato tu a chiamarmi,
alzandomi stupita dalla fossa
con le ossa che sentono la carne
stendersi nuovamente su di loro,
con la carne che sente
in sé di nuovo penetrare l’anima –
io possa, in quel tremendo campo
dove avrà inizio l’eterno,
fissare il primo sguardo su di te,
ritrovarti al mio fianco.

Le poesie (Le lettere, 2020)

La poesia di Bill Knott

bill knottIn mezzo ai tanti buoni propositi per il 2021 è finito anche il desiderio di accostarmi alla poesia, per conoscerla, in qualche misura capirla e poterla apprezzare. Ho iniziato quasi per caso una rubrica apposita quando mi sono imbattuta nella celebre poesia di Edgar Allan Poe The Raven, e da qualche mese ormai su consiglio della sempre cara Loredana Lipperini seguo il blog Interno poesia, che pubblica con cadenza quasi quotidiana testi poetici di vari autori e autrici. Qualche settimana fa invece sul blog Le parole e le cose mi sono imbattuta in Bill Knott, un autore contemporaneo statunitense che mi ha subito colpita. Il post in questione raccoglie cinque sue poesie. Una vita tormentata e un senso di inadeguatezza permeano la vita e l’opera di Knott: “I know I can’t write a poem. I have no right to write a poem”, “scum like me can’t write poems”. Rispondeva così ad un intervistatore che gli chiedeva quale fosse per lui “l’occasione di una poesia, e ancora più chiaramente “I have no occasion”, giocando anche col fatto che il termine può riferirsi sia ad un accadimento episodico che ad un’opportunità. Non so se il fatto di capire e anche condividere quel senso di inadeguatezza abbia influito in qualche misura nel farmi apprezzare le poesie, di certo non sono brava né esperta ma mi ha trasmesso qualcosa, mi è piaciuto lo stile, e questo per me è sufficiente. 

EXAMPLE

All my thoughts are the same

length—they’re lines,

not sentences: you may protest

that on the page they seem dissimilar

in their duration,

but I swear to all you

unregulated readers-of-prose,

that in their passage

through my mind

each of these took an equal amount of time.

 

SENZA TITOLO

Nothing could be born if there didn’t

already exist a metaphor for it, or if

the whole world wasn’t a metaphor for

the non-existence of this nothing, this

none-too-future something.

Soprattutto in queste due che ho voluto condividere con questo post ho colto una poetica che incontra il mio sentire. Non sarà lirica, come qualcuno obietta sul blog LPLC, ma non per forza la poesia deve esserlo. In quanto tale, la poesia può piacere come no.