Donne e fantastico

donneefantasticoDevo ringraziare Filo tra le altre cose per il post in cui ha condiviso la chiacchierata con Giuliana Misserville sul suo testo Donne e fantastico, che mi sono presto procurata invogliato non solo dal tema in sé ma anche dagli innumerevoli spunti dati dalla loro discussione. Il saggio coniuga rigore accademico (e infatti è stato sottoposto a processo di peer review) con una piacevolezza di lettura per cui si riescono ad apprezzare anche le analisi e i nessi meno familiari, come per me quelli di autrici che non conoscevo. Partendo dal presupposto che il fantastico sconta ancora qualche pregiudizio sul suo essere letteratura minore, Misserville indaga la scrittura di diverse autrici italiane le quali secondo la sua tesi, innovando profondamente il genere con uno scarto di qualche decennio rispetto a quando si era verificato un fenomeno analogo negli Usa, a partire infatti dagli anni Settanta sulla scia di un rigenerato movimento femminista.

La produzione letteraria è notevole e anche se subisce un doppio pregiudizio, sulla scrittura “di donne” e “di genere”, riesce ad imporsi come fenomeno culturale che ha contribuito a modificare l’immaginario delle donne nella nostra società. Attraversando la scrittura di diverse autrici e i ruoli di diverse personagge si fa pressante la questione del potere, per lo più precluso al genere femminile anche all’interno della narrativa fantastica precedente, scritta soprattutto da uomini del resto. In filigrana emerge anche il ruolo che le storie hanno per noi: “come se leggere servisse a lenire il dolore. O forse sì, non è per questo che si scrivono romanzi e si raccontano storie?” si chiede l’autrice trattando di Nicoletta Vallorani. E ancora, nel capitolo dedicato a Laura Pugno, “uno dei grandi temi del fantastico, o forse l’unico tema che viene articolato con infinite e infinite varianti, è questo cercare di tenere testa alla morte. È questa la trama che il fantastico ci racconta sempre. È questo che le storie fanno dalle Mille e una notte in poi e anche da prima: addomesticare la morte”. Particolarmente apprezzato il capitolo su Loredana Lipperini che adoro, neanche a dirlo, e che illustra pure alcuni aspetti a me finora ignoti della sua scrittura. E anche qui torna il tema della morte, o meglio la sua relazione con le storie: “si racconta per proseguire la vita di chi abbiamo amato, si scrive per negoziare con la morte”. Per chi conosce le autrici di cui parla Misserville, ma anche per scoprirle, il saggio è un piccolo gioiello, e io stessa sono felice di poter “segnare” nuove letture guidata da un’analisi così interessante e coinvolgente. Del resto, i molteplici spunti e stimoli che ho colto travalicano queste poche righe e si riverberano in ulteriori pensieri perché il fantastico ha questo potere di aprire mondi e permettere di attraversarli.