Iperconnessi

Sio 16 maggioSono sicuramente più brava con la parola scritta che con quella parlata, e infatti tengo un blog, mica faccio video. Le parole comunque sono potentissime, come ci insegna il saggio Sio. Ad ogni modo mi hanno proposto di parlare di argomenti che mi appassionano, e di cui si trovano tante tracce proprio su questo blog e ho colto la sfida, sperando di essere stata abbastanza chiara (e di averle messe giù in un certo ordine). Per un barlume di coerenza, linko la versione di peertube, ma il video si trova su Youtube oltre che sulla pagina Facebook Le frites, dal Belgio e non solo.

2021: work in progress

Qualche giorno fa ricordavo parlando con un amico che è trascorso un anno da quando ho cancellato il mio account Facebook. Alla domanda secca “come ti senti?” la prima risposta spontanea è stata “una persona normale”, perché davvero non è che abbia stravolto la mia vita da allora, sebbene il tempo “liberato” non sia poco. Del resto finché sto su Twitter e in misura minore su Mastodon non è che sia davvero “libera” dalla gamification, dall’infinite scroll, dal FOMO (Fear Of Missing Out), e da tutto il contorno che i social network comportano, seppure ognuno in diversa misura.

Su Twitter, posso dire che mi trovo ancora comoda nella mia bolla, raccolgo ogni tanto qualche utile news e partecipo al costante rumore di fondo, in fondo insignificante, in maniera tutto sommato dignitosa, credo. Su Mastodon avrei qualche riserva, non sull’idea in sé di federazione dei mezzi, quanto sulle pratiche adottate realmente sui singoli nodi. Mi ero iscritta all’istanza di tendenza anarchica bolognese Bida e dopo ripetute segnalazioni ho deciso di cambiare: i miei post di condivisione dal sito di Sinistra Classe Rivoluzione erano trattati alla stregua dei post di Gasparri, in fondo. Esagero forse, però sentirmi dire che non è consentita propaganda partitica quando se solo si desse un’occhiata al sito Rivoluzione si comprenderebbe l’assurdità dell’accusa mi ha veramente intristita. Trasferitami su Cisti, istanza di posizioni simili torinese, non avevo letto nelle policy la stessa discriminante antipartitica che pure c’è, ma dopo un primo messaggio non ho ricevuto più moniti, continuando a condividere, fino ad ora, senza problemi. Sinceramente vorrei che se ne discutesse perché il fatto di volersi distinguere dai soliti social non dovrebbe diventare un alibi per creare pratiche inutilmente escludenti, proprio in ambienti dove si dice che la sua cifra sia l’inclusività (anche se da certe discussioni che ho visto en passant non sempre si riesce).

Ad ogni modo come mi ero ripromessa oltre ai libri ho mantenuto costante la lettura dei blog grazie all’aggregatore Feedly permettendo di seguire il mio flusso personale di argomenti e interessi fuori da trending news e trending topics che fuori e dentro Twitter spesso sono semplicemente tossici. Sulla “polemica del giorno” ci sarebbe da scrivere perché troppo facilmente si trova appagamento nel partecipare in fondo in maniera inconcludente alle discussioni online di moda senza alcun valido riscontro se non per il proprio ego, con risultati quindi alla fin fine negativi per l’ecologia della mente, e della rete.

Il processo di Degoogling invece è sempre in fieri, come principale “progresso” alla fine del 2020 nel cambiare telefono ne ho scelto uno senza i google services, e a parte qualche compatibilità mancante per alcune app, che suppongo verranno col tempo sistemate, mi trovo bene. Le mail invece non le ho definitivamente migrate, per motivi di lavoro e di pigrizia, sto cercando comunque di portare quanto più possibile su protonmail, sperando di chiudere prima o poi quest’infinito percorso. Intanto i lavoratori di Google, anzi di Alphabet, ci portano belle notizie, ovvero la loro prima sindacalizzazione. Buona notizia che fa il paio con il rifiuto dell’estradizione a Julian Assange da parte di un tribunale britannico, dandoci qualche fievole speranza di un 2021 migliore. Vittorie parziali che ci devono ricordare che la lotta è un processo e non un singolo evento.

Starting DeGoogle

Proseguo il mio obiettivo di un 2020 di liberazione e consapevolezza digitale facendo i primi passi verso il DeGoogle. Come ho già accennato qui e più specificamente qui ci penso da un po’, la decisione è già presa, il processo però è lungo e i risultati necessitano tempo. Nel secondo dei post citati ho fatto riferimento ad un TOOT su Mastodon che considero molto imporatnte e che riproduce un post sul blog di Kyle Piira*. Il post si focalizza prima ancora che sulle questioni della privacy e del controllo su quella ancora più basilare della dipendenza della propria esistenza digitale da un unica compagnia.

Cosa ho fatto in concreto fino ad ora per ridurre la mia dipendenza da Google? In realtà ancora pochissimo: a parte usare DuckDuckGo già da un po’, ho aperto una mail su Protonmail, un servizio che garantisce sicurezza e privacy della corrispondenza digitale. Progressivamente passerò i diversi servizi che ho registrato via Gmail e so già che ci vorrà diverso tempo, ma chi non comincia…

Tra le features interessanti di Protonmail c’è la possibilità di utilizzare un indirizzo più breve per semplificare il lungo @protonmail.com. Tramite web (e non all’interno dell’app) è possibile selezionare e attivare pm.me in maniera tale che le mail possano essere ricevute (e non inviate qualora si scelga il servizio base, gratuito, come ho fatto io) tramite un più semplice esempio@pm.me.

*NOTA TECNICA: l’autore spiega che con quel post ha iniziato ad usare ActivityPub, un plugin di WordPress che permette di riprodurre i post su Mastodon o su altre piattaforme federate come Pleroma o Friendica, una cosa davvero interessante e che mi sarebbe piaciuta fare peccato che i plugin si possono installare solo sui piani a pagamento.