Dal fondo del baratro

Fermo restando che ognuno è libero di illudersi ed ingannarsi come preferisce, le scelte politiche di qualunque tipo si situano all’interno di un’asse destra-sinistra, nel quale destra è (vado con l’accetta) in sintesi l’attenzione ai pochi e già privilegiati e sinistra è al contrario riguardo e tutele verso i più deboli, gli ultimi. Un governo si può collocare lungo questo asse in base alle politiche che sceglie di adottare, anche ciò di cui non si occupa può costituire un indicatore, così come lo è il modo di approcciarsi a qualsiasi questione. Nel mio ultimo post ho sostenuto che ci troviamo di fronte ad un governo pienamente razzista. Confermo e rilancio: si tratta di un governo di estrema destra. Dentro di me non c’è alcun dubbio, è un dato di fatto, ma ieri sera ascoltando la rassegna internazionale su Rainews sono quasi sobbalzata quando Al Jazeera parlando del governo italiano lo ha definito con testuali parole “di estrema destra”. Ovvio, no? I media internazionali di qualsiasi colore definiscono tale il governo italiano, pacificamente, mentre da noi si sta in una bolla di irrealtà in cui un governo autoproclamatosi del popolo combatte quotidianamente contro i poteri forti per fare gli interessi della nazione; della nazione, perché il popolo è davvero un’altra cosa. Uno dei temi fondamentali in cui c’è accordo nel governo, al netto delle foglie di Fico buone per i benpensanti che credono di stare vivendo nel (quasi) migliore dei governi possibili, è quello dei confini, della difesa dello stato nazione, un argomento che potrebbe essere vintage ormai ma che in tempi di ristrettezze ha dimostrato un rinnovato fascino a livello internazionale. E mai nella storia i confini hanno aiutato i più deboli, come ricorda Giuliano Santoro presentando Jacobin Italia a Fahrenheit su Radio 3 proprio oggi; un tristissimo ripiegamento nelle proprie miserie che viene giustamente spernacchiato dai miseri governi “amici” in Europa, ovviamente di estrema destra anch’essi: Orbàn e Kurz proprio oggi chiedono, in riferimento alla manovra italiana, austerità e rispetto delle norme europee! Una manovra che potrebbe essere condivisibile in principio riguardo il superamento dei parametri europei, economicamente e politicamente senza senso, ma che da sinistra non può essere assolutamente difesa perché non ha nulla nell’interesse dei più deboli. Disclaimer: chiunque voglia obiettare su quello che chiamano erroneamente, e sicuramente qualcuno in malafede, reddito di cittadinanza e che invece è una bieca misura di workfare, anche in Germania ormai respinta dai più, vada a studiare prima di parlare a vanvera; oppure aspetti la concreta attuazione di questa ridicola misura, e piange bene chi piange per ultimo. Leggi ne sono state fatte davvero poche, ma è sufficiente una lettura al decreto sicurezza per poter controfirmare senza tema di smentita che a scriverlo è stato un governo di estrema destra. Se devo poi parlare di quelli del cambiamento, una parola che in sé non vuol dire nulla e che nell’aggettivo climatico suona come la più grave minaccia globale bellamente ignorata da tutto l’arco parlamentare (e oltre) – almeno nel resto del mondo se ne parla anche se a fberlusca-baratro-italia-color1atti siamo comunque scarsi – una volta elogiavano la trasparenza e sono finiti come segue. La sindaca di Torino, che a differenza di Virginia Raggi non è stata costantemente sotto l’attenzione del sistema mediatico, ha annunciato una diretta streaming non per un consiglio comunale ma per lo sgombero di un campo rom. Una cosa talmente raccapricciante che dovrebbe far inorridire chiunque abbia un minimo di empatia e invece…

E invece viviamo nel paese che si indigna per dei senzatetto che nel momento in cui arriva il freddo, quello duro, cercano riparo e calore negli ospedali. E no, non si indignano per la scarsa accoglienza o per la mancanza di alternative a questi sventurati. Scrivo dal baratro, non dal suo orlo ma proprio dalle profondità, e la luce lassù si fa sempre meno visibile. Sono tornati gli anni Venti, in questo secolo ancora prima, e siamo ancor meno preparati di allora. 

 

 

PS fuori tema. Nei giorni scorsi ho letto un bellissimo post sulla punteggiatura che mi ha spinto a fare attenzione all’uso del punto e virgola, che tra l’altro mi è congeniale visto il mio esagerato utilizzo di incisi e periodi lunghi. Approfitto di questo post per condividerlo con chiunque sia interessato, e fateci caso, c’è qualche punto e virgola qui sopra.

Decolonizzare le migrazioni

Ogni ordine stabilito produce la naturalizzazione

della propria arbitrarietà.

G. Cordova

cartografie-sociali-bellinvia-decolonizzare-migrazioniIl testo curato da Tindaro Bellinvia e da Tania Poguisch raccoglie una serie di saggi che da diversi punti di vista trattano criticamente il tema delle migrazioni. Infatti il filo conduttore che accomuna tutti i testi racchiusi nel volume è la necessità di superare l’approccio colonialista che, volente o nolente, è insito nel discorso sulle migrazioni. C’è infatti un rimosso coloniale, soprattutto in Italia,  che ne condiziona inevitabilmente da una parte le analisi e dall’altra, più drammaticamente le politiche. Nella mia tesi di dottorato dedicata a crisi e immigrazione riconoscevo l’urgenza di riconoscere tale questione dedicando ad essa un paragrafo, e mi ero ripromessa di approfondire una questione tanto importante quanto trascurata. Sono dunque molto grata agli autori per aver dato luce ad un testo che, come dice il sottotitolo, attraverso i temi del razzismo, dei confini e delle marginalità, puntano a contribuire a decolonizzare le migrazioni.

In generale, affrontare tali argomenti non è pretestuoso né liminale, anzi si tratta di una questione centrale del nostro tempo. “I migranti” ci fanno sapere Avallone e Torre nella prefazione al volume “sono il limite su cui si infrange il modello di democrazia universale che è stato presentato (…) come l’orizzonte compiuto della nostra storia” (p. 7). Ci sono diversi punti fermi che mi preme sottolineare, a partire dalla convinzione che il colonialismo non è mai finito:

costruire un pensiero decolonizzato significa superare l’insieme delle relazioni di potere che ancora definisce quella totalità eterogenea che è la società globale. (Avallone e Torre, p. 15) 

Inoltre, in piena globalizzazione, anche se per alcuni versi anche questa arranca, si assiste ad una moltiplicazione dei confini, che in realtà non servono a fermare il movimento degli uomini: infatti “il confine è un metodo per il capitale” (Lo Schiavo cita Mezzadra e Neilson), si tratta cioè semplicemente di selezionare gli ingressi e permettere l’entrata di quella riserva di manodopera che nel contesto della moltiplicazione di lavoro precario è richiesta dalle società-fortezza. Contemporaneamente è stata creata e si continua ad alimentare una guerra di bassa intensità ai migranti, con l’aggiunta negli ultimi anni, in particolare dopo alcune ‘tragedie del mare’, dell’umanitarismo come tecnica governamentale. (Poguisch) Ammantare di umanità la guerra ai migranti è un carattere ormai distintivo quanto odioso. Quello che accade come sappiamo è la creazione di illegalità, precarietà e quindi marginalità (Bellinvia) attraverso il controllo – gestione umanitaria che in realtà è militarizzata. Altro punto fermo è il fatto che “spesso le divisioni etniche celano rapporti e conflitti di classe” (Villari, p. 101).

Mi sento di fare anche due menzioni speciali. La prima al saggio di Angela Bagnato, che sento molto vicino trattando della condizione delle ‘badanti’ cui ho rivolto la ricerca anch’io in passato, perché sottolinea la gerarchia delle priorità del sistema, per cui dal 1981 si hanno tutti i dati sull’IVG delle donne straniere, quindi solo tre anni dopo l’approvazione della legge 194, mentre la prima ricerca sulle violenze da loro subite è del 2015 a cura dell’Istat. La seconda al saggio di Carmelo Russo che racconta del ghetto Piccola Sicilia a Tunisi di un secolo fa, una storia che non conoscevo e una lettura che andrebbe fatta sicuramente per mettere in prospettiva tutta una serie di discorsi di senso comune che stanno diventando purtroppo dominanti.