Contro la meritocrazia

“Il sistema dovrebbe essere meritocratico”. Sono abbastanza sicura che quasi tutti sottoscriverebbero un’affermazione del genere senza rifletterci, pensando di essere nel giusto. Un sistema democratico e aperto a tutti: ma siamo sicuri che la meritocrazia sia proprio questo?

Di certo non lo credeva chi ha coniato la parola: Michael Young, ci ricorda Davide Villani nel terzo numero di Jacobin Italia, è il sociologo che ha immaginato una distopia basata proprio sul potere meritocratico (un articolo approfondito sulla figura di Young si trova sul Guardian), un sistema che legittima lo status quo, che “permette di giustificare le disuguaglianze più estreme: non più sulla base della discendenza e sul binomio popolo vs aristocrazia, ma in base al merito“. Infatti come si legge sul sito inglese: “A system of class filtered by meritocracy would, in his view, still be a system of class”. Young metteva in guardia su un siffatto tipo di società e sicuramente non auspicava venisse celebrato come ideale cui giungere.

Oggi molti sono convinti di vivere in un sistema meritocratico, nel Regno Unito e negli USA ma anche in altri paesi, seppure in misura minore. Come ci spiega Clifton Mark su The Vision quest’idea è falsa; che siano più determinanti le capacità personali della fortuna è infatti infondato, così come è fallace credere che il sistema dia le stesse opportunità a tutti. Non si tratta però di un inganno innocuo, perché credere nella meritocrazia tende invece a rinforzare le disuguaglianze: “un numero sempre più ricco di ricerche di psicologia e neuroscienze suggerisce che credere nella meritocrazia non solo sia fallace, ma renda le persone più egoiste, meno autocritiche e più inclini ad atteggiamenti discriminatori”.

Soffermarsi sulla meritocrazia incoraggia le discriminazioni che dovrebbe eliminare, hanno scoperto alcuni studiosi che

suggeriscono che questo “paradosso della meritocrazia” avvenga perché adottandola esplicitamente come un valore, convince i soggetti della legittimità della propria morale. Convinti di essere nel giusto, diventano meno inclini a cercare nel loro comportamento i segnali del pregiudizio.

Queste riflessioni dovrebbero mettere in guardia dall’idolatria che oggi circonda certi concetti, presi per buoni senza alcuna preliminare né tanto meno approfondita discussione, col concreto rischio di sparare grosse stupidaggini come una ministra ha recentemente fatto:

Terranova Meritocrazia