2021: work in progress

Qualche giorno fa ricordavo parlando con un amico che è trascorso un anno da quando ho cancellato il mio account Facebook. Alla domanda secca “come ti senti?” la prima risposta spontanea è stata “una persona normale”, perché davvero non è che abbia stravolto la mia vita da allora, sebbene il tempo “liberato” non sia poco. Del resto finché sto su Twitter e in misura minore su Mastodon non è che sia davvero “libera” dalla gamification, dall’infinite scroll, dal FOMO (Fear Of Missing Out), e da tutto il contorno che i social network comportano, seppure ognuno in diversa misura.

Su Twitter, posso dire che mi trovo ancora comoda nella mia bolla, raccolgo ogni tanto qualche utile news e partecipo al costante rumore di fondo, in fondo insignificante, in maniera tutto sommato dignitosa, credo. Su Mastodon avrei qualche riserva, non sull’idea in sé di federazione dei mezzi, quanto sulle pratiche adottate realmente sui singoli nodi. Mi ero iscritta all’istanza di tendenza anarchica bolognese Bida e dopo ripetute segnalazioni ho deciso di cambiare: i miei post di condivisione dal sito di Sinistra Classe Rivoluzione erano trattati alla stregua dei post di Gasparri, in fondo. Esagero forse, però sentirmi dire che non è consentita propaganda partitica quando se solo si desse un’occhiata al sito Rivoluzione si comprenderebbe l’assurdità dell’accusa mi ha veramente intristita. Trasferitami su Cisti, istanza di posizioni simili torinese, non avevo letto nelle policy la stessa discriminante antipartitica che pure c’è, ma dopo un primo messaggio non ho ricevuto più moniti, continuando a condividere, fino ad ora, senza problemi. Sinceramente vorrei che se ne discutesse perché il fatto di volersi distinguere dai soliti social non dovrebbe diventare un alibi per creare pratiche inutilmente escludenti, proprio in ambienti dove si dice che la sua cifra sia l’inclusività (anche se da certe discussioni che ho visto en passant non sempre si riesce).

Ad ogni modo come mi ero ripromessa oltre ai libri ho mantenuto costante la lettura dei blog grazie all’aggregatore Feedly permettendo di seguire il mio flusso personale di argomenti e interessi fuori da trending news e trending topics che fuori e dentro Twitter spesso sono semplicemente tossici. Sulla “polemica del giorno” ci sarebbe da scrivere perché troppo facilmente si trova appagamento nel partecipare in fondo in maniera inconcludente alle discussioni online di moda senza alcun valido riscontro se non per il proprio ego, con risultati quindi alla fin fine negativi per l’ecologia della mente, e della rete.

Il processo di Degoogling invece è sempre in fieri, come principale “progresso” alla fine del 2020 nel cambiare telefono ne ho scelto uno senza i google services, e a parte qualche compatibilità mancante per alcune app, che suppongo verranno col tempo sistemate, mi trovo bene. Le mail invece non le ho definitivamente migrate, per motivi di lavoro e di pigrizia, sto cercando comunque di portare quanto più possibile su protonmail, sperando di chiudere prima o poi quest’infinito percorso. Intanto i lavoratori di Google, anzi di Alphabet, ci portano belle notizie, ovvero la loro prima sindacalizzazione. Buona notizia che fa il paio con il rifiuto dell’estradizione a Julian Assange da parte di un tribunale britannico, dandoci qualche fievole speranza di un 2021 migliore. Vittorie parziali che ci devono ricordare che la lotta è un processo e non un singolo evento.

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