Dentro o fuori (pericolo)

carceriOccorre parlare ancora del coronavirus, o meglio delle sue conseguenze, perché come tutti sanno la situazione si complica, i contagi aumentano nonostante gli sforzi (giusti?) e le misure prese (sufficienti? proporzionate? adatte?). Ma non ho nessuna intenzione di discutere di quanto possa essere frustrante vedere ridotta la mobilità e la libertà del cittadino medio, questo perché sono convinta che il grado di civiltà si misuri in base a come vengono trattati gli ultimi, i più deboli, come i malati, gli immunodepressi, e ignorati totalmente se non si fossero fatti sentire rumorosamente i detenuti. In un paese forcaiolo e sempre pronto ad essere forte con i deboli (e debole con i forti) questo è un discorso complicato perché pare che chi sia in carcere, per qualsiasi ragione, si possa meritare la qualunque. Eppure eravamo il paese di Beccaria. Poi c’è stata anche Mani pulite, tra le altre cose, e in nome di tanti torti subìti dai forti ci si è dati l’autorizzazione ad esserlo coi deboli. Siamo anche il paese di Tortora. La premessa è che le carceri sono sovraffollate, le più sovraffollate d’Europa dice Al Jazeera riportando le proteste in 27 carceri durante la giornata di ieri. Al Jazeera riporta i numeri dati dall’associazione Antigone, secondo cui il sistema carcerario è al 120% della sua capienza; non solo, 42 prigioni sono oltre il 150% della capienza. In realtà le proteste sono iniziate sabato e poi sono dilagate in tutta Italia. La questione del coronavirus, e le misure (ancor più) restrittive come la sospensione delle visite, sono state la scintilla ma evidentemente la situazione era già insostenibile, la paura ha fatto il resto, visto che probire le visite o le uscite non garantisce che chi è dentro sia al sicuro. Anzi le condizioni igienico-sanitarie e la presenza di altre malattie che comportano una minore funzionalità del sistema immunitario, come riportato in un appello per la sospensione della pena ai detenuti anziani e malati e per un’amnistia, dicono il contrario. Non sono richieste folli, basti pensare che mentre i reati sono costantemente in calo la popolazione carceraria aumenta, a causa principalmente di inasprimenti delle pene per reati minori e non violenti – e qui si dovrebbe aprire un capitolo a parte sul tema droghe, che riguarda circa il 30% della popolazione carceraria! Meglio di me comunque si spiega Luca Abbà, in questa riflessione condivisa dalla compagna FiloSottile. Qualcuno ribatterà dicendo che chi è in galera è più al sicuro e potrei rispondere dicendo di offrirsi di stare al loro posto, vista la criticità, ma rispondo diversamente, con la conferma dell’Ausl di Modena di un detenuto positivo al tampone; Modena dove ci sono stati nove morti, durante/per le proteste, anche se ci si è affrettato a dire che le morti sono dovute ad overdose di farmaci rubati in infermeria (almeno due secondo la polizia penitenziaria), altri tre morti, ufficialmente per gli stessi motivi, a Rieti. Le carceri non sono più sicure, anzi lo sono meno rispetto all’esterno, come dice un articolo che parla in particolare delle prigioni statunitensi, ma che potrebbe benissimo riferirsi anche alle nostre. Ancora una volta, l’emergenza coronavirus potrebbe servire per aprire un dibattito necessario, per mettere in discussione uno status quo che si dimostra ancora una volta insostenibile, umanamente, socialmente, economicamente.