Moonlight Mile

moonlight mile.jpgIl thriller è un genere tra i miei preferiti e ciò dipende anche dal fatto che anni fa mi imbattei in e lessi alcuni libri di Dennis Lehane, sicuramente un maestro. Quando lo scoprii mi ripromisi di leggere tutto ciò che aveva/avrebbe pubblicato ma come spesso accade l’impegno è scivolato nella quotidianità, tra distrazioni letterarie e non. Per fortuna ultimamente ho avuto l’occasione di guardare Mystic river e la visione ha riattivato la mia voglia di leggere Lehane. Ancora non mi spiego perché non l’abbia fatto anni fa quando vidi Shutter Island, tratto da un altro libro di Lehane, L’isola della paura e anche questo trasposto cinematograficamente in maniera adeguata, miracoli che ogni tanto càpitano. Ad ogni modo ho ripreso la lettura da Moonlight Mile, un libro che sicuramente non delude le pur alte aspettative. È l’ultimo pubblicato (che verrà scritto?) della serie Kenzie/Gennaro, già amata in passato, e mi ha riportata nella Boston che l’autore mi aveva già fatto conoscere. Come ha detto un amico che lo apprezza almeno quanto me “mai stato a Boston, ma dopo averlo letto è come se ci fossi nato…”

Il bello di Lehane secondo me è la sua capacità di andare oltre gli stereotipi del genere e rappresentare la realtà della città contemporanea con tratti working class. In Moonlight Mile, pubblicato nel 2012, ad esempio si respira la crisi economica così come impatta sulle classi medio basse e sì, si percepisce l’esistenza, la persistenza delle classi sociali, dal viziato ragazzo ricco sfondato con cui si apre il romanzo agli squilibrati di cui alla citazione seguente:

«Non ho intenzione di raccontarle una serie di cazzate strappalacrime, di dirle che Bigs è un bravo ragazzo» cominciò Coach Mayfield. «Era sempre nervoso, incapace di pensare al futuro. Saltava su per niente. Se voleva qualcosa, la pretendeva subito. Ma non era comunque così.» Mise la mano fuori dal finestrino della sua Chrysler 300 mentre attraversavamo le strade con le chiese dai campanili bianchi, grandi giardini pubblici verdi e pittoreschi bed&breakfast. «Dietro la facciata che questa città si è costruita, si nascondono molti squilibrati. Disoccupazione a due cifre e stipendi da fame. Sussidi?» Scoppiò a ridere. «Niente da fare. Assicurazione?» Scosse la testa. «Tutto quello che i nostri padri davano per scontato lavorando sodo, l’assistenza sociale, un salario equo, l’orologio d’oro al momento della pensione… Qui da noi è tutto finito, amico mio.» «Anche a Boston» osservai. «Dappertutto, immagino.»

Lehane ci restituisce storie difficili e tocca tematiche dure: qui ritornano le complesse vicissitudini dei personaggi di La casa buia, e Kenzie e Gennaro devono nuovamente fare i conti con il proprio lato oscuro. Non ci sono solo il bianco e il nero ma mille gradazioni di grigi a rendere l’animo umano e il suo essere sociale. Le storie così vale sempre la pena leggerle, se poi la scrittura ti coinvolge con maestria spingendoti a continuare, impedendoti di interrompere la lettura perché devi sapere cosa accadrà. aspetto essenziale proprio nei thriller, e non solo aggiungerei, non si può chiedere di meglio.

Un pensiero su “Moonlight Mile

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.