Una sconfitta per la “mafia dei pascoli”

lamafiadeipascoliDi storie di mafia se ne possono leggere tante e la maggior parte di esse narra di sconfitte e morti nel tentativo di batterla. Nell’attesa di poter leggere la parola FINE è rincuorante scoprire o approfondire, se tramite la cronaca dei fatti narrati si è già informati almeno a grandi linee, “La mafia dei pascoli”, una storia di riscatto, una vittoria non da poco anche se non definitiva, sulla mafia.  Un messaggio che dovrebbe risuonare ovunque nella terra della rassegnazione, dove si è sempre fatto così (e non è vero perché la mafia è un fenomeno storico, come ci ricorda uno dei più grandi uomini che l’ha combattuto, oggi purtroppo citato a sproposito), e del chi te lo fa fare, “tanto non cambia niente”. Quante volte si sentono ripetere queste parole vuote. Non è così. La storia di Giuseppe Antoci, raccontata anche attraverso un lungo dialogo con Nuccio Anselmo, ci insegna che si può cambiare e conferma quanto già è stato detto in passato: “bisogna colpire economicamente i mafiosi”.

Come è stato possibile che la mafia avesse entrate anche milionarie attraverso i fondi europei? Quando Antoci diviene Presidente del Parco dei Nebrodi in breve tempo scopre che la mafia ha le mani praticamente su tutti i terreni dei Nebrodi, e attraverso bandi regolari che vanno altrimenti deserti per paura, presentando autocertificazioni antimafia – praticamente carta straccia – ottiene centinaia di migliaia di euro di fondi europei. Senza peraltro fare nulla sui terreni in questione, che restano incolti, abbandonati. Antoci stipula un Protocollo con la Prefettura di Messina secondo il quale anche per i bandi al di sotto della soglia dei 150 mila euro diventa necessario il certificato antimafia rilasciato dalla Prefettura con apposita istruttoria delle forze dell’ordine. Prima sono partiti i ricorsi, poi le intimidazioni fino al fallito attentato allo stesso Antoci, nel maggio del 2016. Nel frattempo il Protocollo è stato esteso in un primo tempo all’intera provincia di Messina, poi all’intera Sicilia fino ad entrare a tutti gli effetti nell’ordinamento dello stato con il suo recepimento all’interno del nuovo codice antimafia del 2017. L’ultima parte del libro ricostruisce a grandi linee la storia del ramo barcellonese di Cosa nostra, inquadrando così il contesto mafioso in cui si inserisce questa vicenda. Una battaglia importante vinta, nell’attesa di vincere la guerra.

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