L’emergenza irrisa

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Altri quattro morti sul lavoro oggi in Italia, anche se continuano a non far notizia. Sull’ANSA si parla di sfuggita dei due operai morti nel milanese, probabilmente perché come conseguenza è stata interrotta una tratta ferroviaria. Il curatore dell’Osservatorio indipendente di Bologna aggiorna quotidianamente il bollettino di guerra e non si può che condividere la sua rabbia di fronte ad un ministro del lavoro che, tacendo della perenne emergenza e con sprezzo della dignità umana omaggia aziende ed imprenditori dandogli la buona novella: nuove tariffe INAIL più basse del 30%. Evidentemente è il ministro delle imprese più che del lavoro, se festeggia la riduzione dei “costi del lavoro” che in soldoni significa meno costi in formazione e prevenzione: sempre dalla parte dei padroni. Non solo nessun cambiamento, si può considerare un oltraggio ai più di mille morti l’anno, più di tre ogni giorno. Di cosa parla il ministro Di Maio nel concreto? Vengono, as usual, tagliate le tasse agli imprenditori per circa il 30%, generando entrate ridotte per l’INAIL di 1,7 miliardi per il triennio 2019-2021, che verranno coperte da una serie di tagli sia ai fondi destinati ad incentivare la prevenzione degli infortuni sia agli sconti per chi migliora la sicurezza della propria azienda. Se questo è un successo per il ministro non lo è certamente per i lavoratori. Tutto ciò avvalora ciò che da più parti si dice da tempo: mettere in soffitta le categorie di destra e sinistra è inutile se non dannoso; nella pratica, le politiche si muovono lungo tale asse e come volevasi dimostrare, il né di destra né di sinistra propugnato dai Cinque Stelle si conferma una volta di più equivalente a destra, molto a destra.

 

2 pensieri su “L’emergenza irrisa

  1. rita ha detto:

    https://www.lagazzettadimassaecarrara.it/economia/2019/05/cna-inail-tariffe-ridotte-e-solo-uno-spot/
    C’è chi quindi – come la CNA, confederazione storicamente sedicente di sinistra – partendo dal presupposto di chi auspicava questo sbandierato taglio delle tariffe INAIL del 32%, sostiene che in realtà si tratti di un bluff.
    Poi c’è anche questo articolo del sole 24 ore:
    https://www.ilsole24ore.com/art/lavoro-ok-decreto-tariffe-inail-taglio-medio-32percento-ABKct0YB.
    Dunque, io credo che innanzi tutto sarebbe bene approfondire i temi, evitando di procedere come al solito con slogan e frasi fatte. Ad ogni buon conto e per quanto Luigi Di Maio non riscuota la mia particolare stima, sul tema del lavoro, dei diritti e delle tutele dei lavoratori, del salario e appunto di tutta la partita della sicurezza sul lavoro con i morti che porta con sé quotidianamente, non mi pare razionale prendersela con il pentastellato ministro del lavoro, perlomento non solo con lui: l’analisi dovrebbe partire da diversi decenni fa, quando in Italia la sinistra borghese e il PD hanno deciso di tradire i lavoratori, le classi popolari,

    • Innanzitutto grazie per aver commentato, cerco di risponderti nel merito. Per quando riguarda il primo articolo che linki, mi sembra la classica lamentela padronale, dicono che i risparmi non ci sono e se ne lamentano, ma il frame è sempre lo stesso: tagliare la sicurezza a scapito dei lavoratori. Quindi non capisco il punto, visto che per me è sbagliato tagliare i costi di sicurezza del lavoro, dato che non mi sembra siano neanche lontanamente sufficienti gli sforzi fatti fin qui: basta guardare la media, reale, non solo degli iscritti INAIL, di morti e infortuni, sempre il solito bollettino di guerra. L’articolo del Sole 24 ore conferma in pratica quello che dicevo io, ed è il quotidiano di Confindustria, non un pericoloso foglio sovversivo. In conclusione, non potrei attribuire le responsabilità dello stato di cose presente esclusivamente al governo in carica, è ovvio, però è evidente che si prosegua sul solco tracciato dai governi precedenti, non da ultimo quelli di sedicente centro sinistra, ovvero sempre dalla parte del padrone. Sarebbe l’ora di cambiare il nome del dicastero, da Ministero del lavoro a Ministero del Padrone, ché a volte mi sembra di vivere in un contesto orwelliano. Il mio articolo diceva questo, non si proponeva alcuna analisi storica che evidentemente avrebbe bisogno di tracciare un quadro ampio ed articolato. Sul punto comunque siamo d’accordo, le responsabilità sono da distribuire su tutto l’arco parlamentare almeno dagli anni ’80.

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