Giusto terrore

giusto-terrore-350x485Le parole hanno più di una storia e le armoniche di senso risuonano in modi diversi nel tempo, nella comunità e nel singolo che parla, ricorda e scrive. Siamo parlati dal linguaggio, ma proprio per questo dobbiamo negarci ogni estasi etimologica, non importa che in uccidere si celi caedo, verbo tecnico dei latini per il togliere la vita nel sacrificio: non significa nulla di più. (p. 43)

Conosco Alessandro Gazoia da quando scriveva con lo pseudonimo @jumpinshark  sul web, devo a lui qualcosa del buono che allora girava sui blog, una curiosità per la semiotica e la linguistica che presto o tardi mi riprometto di soddisfare e soprattutto la verità profonda su cosa costituisca il web. Quando in libreria ho visto il suo nuovo libro non ho potuto resistere e così l’ho preso. L’ho letto velocemente, con la spinta ad andare avanti che solo un buon libro sa darti. Una delle prime impressioni positive riguarda il linguaggio, stimolante e curato in maniera impeccabile e sapiente. Questo è un aspetto che anni fa non avrei considerato particolarmente, perché tendevo a leggere voracemente tralasciando stili e abilità nella scrittura, mentre col passare degli anni sono diventata più attenta ed anche esigente. Lo stile però non dev’essere fine a se stesso e il testo non delude proprio perché tra forma e contenuto rilevo un’armonia eccellente. Appassionata di saggistica e di narrativa, quelli che qualcuno definisce oggetti narrativi non identificati, a cavallo tra fiction e realtà in un inestricabile quanto efficace connubio adoro leggerli, e immagino siano particolarmente complessi in fase di scrittura.

Giusto terrore affronta il tema del terrore contemporaneo, jihadista ma anche novecentesco e brigatista, in un auto-racconto che non è mai banale né forzato. Piacevole anche quando duro, efficace nel miglior senso possibile, ci guida tra le “storie del nostro tempo conteso” e ci racconta l’Italia delle lotte operaie della fase di reflusso, il passaggio dal tutto è possibile al tutto è già successo, la nascita dell’estremismo islamico contemporaneo e il futuro già presente che ci dà il giusto terrore. Ho chiuso il libro soddisfatta e quasi orgogliosa per lui. È uno di quei libri che mi fa pensare “mi piacerebbe saperlo scrivere”.