Nostalgici sarete voi

Osservo da un punto di vista più sbilenco che obliquo. A parte le elementari, non ho frequentato le scuole pubbliche, con grande orgoglio di mia madre più che altro, e mi è mancata l’esperienza delle occupazioni.

Nella scuola che ho frequentato era già “antisistema” fumarsi una sigaretta prima di entrare, perché neanche nei cortili interni si poteva, e le velate poliziotte scrutavano dalle finestre pure il perimetro esterno. Al più sono riuscita dopo una serie di scazzi e resistenze ad ottenere un’assemblea durante l’ultimo anno. L’orientamento universitario l’ho fatto con la giustificazione per assenza perché l’impermeabilità alle iniziative dal basso è sempre stata alta (bel bisticcio di parole, però). Salvo poi scoprire l’anno successivo che l’istituzione aveva deciso di far partecipare quarte e quinte classi all’orientamento. I tempi delle istituzioni chiuse…

Ora sono i miei nipoti a fare manifestazioni, assemblee e, si spera, occupazioni e non nascondo una punta d’invidia.

La mia impressione è che la scuola pubblica si stia militarizzando oltre che privatizzando, mancando clamorosamente la sua missione nel rifiutare la reale partecipazione di coloro che animano la sua stessa sostanza: gli studenti.

A Messina il liceo classico La Farina è stato celermente sgomberato su richiesta della dirigente scolastica (si chiamano così ora no? Ah, l’importanza delle parole, quanto dicono!), tra l’altro tirando in ballo vigliaccamente una triste storia di giovanissimi (che frequentavano altra scuola) e droga avvenuta durante l’estate.

A livello cittadino il dibattito del resto è quello che è: i media locali non lesinano le cattiverie gratuite sulle realtà sociali alternative e dal basso, come nel caso degli occupanti dell’ex scuola Foscoloaccusati di trasformare le aule in stanze da affittare a famiglie e singole persone in emergenza abitativa, con lo scopo finale di trarre un grosso guadagno“. Vergogne nostrane. Sulla home di Repubblica però esce una lettera aperta nientepopodimenoche al Presidente della Repubblica scritta dalla madre di una studentessa di Roma contro le occupazioni, definite “un rituale nostalgico e pericoloso”. Un discorso illeggibile, classista, antidemocratico e pericoloso, quello della madre intendo. Un discorso solo apparentemente pacificatore, da partito della Nazione, figlio di un paese che ha dimenticato la necessità del conflitto e la coscienza della inevitabile dialettica presente in ogni società.

Quella madre potrebbe far parte di quella generazione di ex “poveri vecchi” che sta tre volte meglio oggi dei ragazzi poco più grandi di sua figlia. Ecco, ci hanno detto che non abbiamo futuro, e ci dobbiamo rassegnare, non abbiamo presente, perché non possiamo viverlo come vogliamo e ci negano il passato. Ma i nostalgici sono loro, quelli che rimpiangono spesso inconsapevolmente un ventennio di apparente società pacificata, senza conflitti, mentre i valori fondanti della nostra Costituzione invocati da quella madre, forse non se lo ricorda più nessuno, sono legati proprio all’antifascismo.

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