Deliri combattivi

[Il punto è che non sapevo come riordinare le idee. Lo spunto mi è venuto da un discorso in un caro vecchio forum, luoghi quasi dimenticati, dove la discussione sembra impossibile come se da sempre esistessero solo facebook e twitter, luoghi dove approfondire è impossibile]

Ho fatto piacevolmente un paio di giorni coi mezzi pubblici. Ho visto una città migliore, con meno traffico, più pace, più tranquillità (mancavano semplicemente i clacson, ma l’inciviltà al volante è un’altra storia). A chi contesta che i trasporti pubblici sono insufficienti, rispondo e ho risposto che siamo noi a doverli pretendere, pre(te)nderli ed incentivarli.

***

Ancora non so inquadrare il movimento dei forconi in realtà. Ci sono diverse spinte, diversi attori e parecchi stanno osservando e/o agendo per dare colore e identità.

Mi trovo a Messina per sbrigare delle cose e dovrei aver subìto disagi in questi giorni. In realtà è da parecchio che ho dei disagi, e me li crea una società che mi impedisce di vivere. Che mi impone di godere e mi priva del piacere. Un sistema economico che ci sta distruggendo, e che per salvarci impone di ucciderci.

Leggo di indignazione riguardo certi esponenti del movimento, o semplici manifestanti. Ci sono manovratori politici? Pare ci siano metodi “mafiosi”, se non proprio personaggi mafiosi. Ne parla pure Striscia la notizia (che mi trovo costretta a guardare in queste sere…) e già la cosa mi allarma. Condanno con fermezza chi costringe altri a scioperare. Ma condanno non di meno i pazzi esaltati che hanno passato notti in macchina in fila dal benzinaio, come se ne avessero bisogno per vivere. Condanno la gente che ha fatto razzia di tutto nei supermercati neanche fosse una guerra nucleare. Sono cose che mi provocano orrore e raccapriccio.

E’ questa mentalità per cui “ognuno pensi a se stesso” che ci sta uccidendo. Ed è prettamente utilitarista, e capitalista, lasciatemelo dire. Non è innata ma ce l’hanno inculcata a forza. E’ la mentalità che ci fa dire che i disagi non li devono creare a noi. Ma secondo voi, se non si prova a far conoscere le ragioni di una protesta a più gente possibile, in tutti i modi possibili, come si pensa di riuscire ad ottenere qualcosa? Non è forse lo stesso che salire su una gru od occupare dei locali? O forse non vogliamo vedere per paura di essere contagiati, immedesimarci e magari cominciare a pensare. In effetti anche noi stiamo male. Abbiamo un sacco di problemi, spese, mutui, famiglie da mantenere, e il lavoro non c’è, se ne va, in altri casi non basta. Perché sempre più spesso non basta lavorare 12 ore al giorno e massacrarsi, quando poi arriva una bolletta e non ci sono più soldi.

E allora, perché non ci siamo noi di fianco a loro a protestare, visto che siamo tutti sulla stessa barca, perché tutte le lotte sono la stessa lotta (cit.), perché ad esempio  il governo cancella l’ISEE e chi non si può permettere cure e farmaci potrà crepare liberamente*, così ci saranno meno bocche da sfamare prossimamente? Perché non ci ribelliiamo al fatto che stiamo pagando tutti per mantenere un sistema che ci vogliono far credere eterno ma che dimostra ogni giorno di più la sua fragilità e la sua complicità nell’averci resi schiavi?

 

 

* Ho attribuito erroneamente la storia delle esenzioni ISEE al governo. Mea culpa, non ho verificato prima di postare. In realtà è un recentissimo provvedimento del governo regionale siciliano, leggo in rete per adeguarsi alle altre regioni. Il sistema ISEE è stato considerato troppo difficile da monitorare, e allora vengono istituite liste di esenzione che saranno disponibili dai medici di famiglia e dai pediatri. Il nuovo sistema è in vigore da sabato, nel frattempo c’è un regime transitorio, fino al 30 aprile, tramite autocertificazione per chi ritiene di essere esente. Ma i medici per primi non sanno bene come muoversi e tra dottori e farmacisti c’è un po’ di confusione. Sull’autocertificazione in Italia dovrei scrivere un post a parte.

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2 pensieri su “Deliri combattivi

  1. Mi piace questo delirio combattivo. Forse proprio perché vivo in una dimensione neo-decadente, mio malgrado, riesco ad apprezzare non solo sfoggi di razionalità ma anche stati di coscienza come il delirio e la follia, che, visto che il capitalismo (apparente razionalità) si è dimostrato una fallace chiave di interpretazione e di gestione della realtà, si rivelano ora come strumenti conoscitivi rivelatori.
    In questo delirio si dicono cose vere, che tante persone razionali sembrano non notare, prese come sono dalla routine: davvero abbiamo bisogno di bottiglie d’acqua al supermercato e di fare incetta di benzina ai distributori? Sono bisogni reali o indotti?
    Purtroppo, penso che sia indotto il meccanismo che li rende reali, ma quei bisogni restano reali, seppur originariamente indotti. Non so se mi spiego: finché considereremo normale la nostra dipendenza dal petrolio, non ci sarà nulla da fare. Dovremmo capovolgere il rapporto di subordinazione al petrolio per risolvere la situazione, ma il petrolio è degli oligopoli economici. Quindi dovremmo in definitiva capovolgere un rapporto di subordinazione a degli oligopoli, che in ultima analisi si rivela essere un rapporto di produzione. Insomma, la questione è sempre quella: ci vuole la rivoluzione!

    • Condivido, soprattutto la conclusione. Del resto la crisi potrebbe aiutare a risvegliare le coscienze, e d’altronde cosa c’è di peggio di un sistema basato sulla crescita quando non cresce? Eppure sono convinta che il capitalismo, come ha fatto tante altre volte, si rafforzerà proprio tramite la crisi, e se non saremo noi a fare davvero la rivoluzione, pagheremo la crisi e finanzieremo la nuova rinascita del capitalismo, che osservando il passato e gli ultimi sviluppi, sarà ancora peggio di prima.

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