Stato dell’informazione e del marxismo

Cosa succede nel mondo? Qui da noi le cose vanno come sempre, il governo si piega ma non si spezza, si discetta delle solite cose all’italiana mentre il magnaccia del boss e` finito in galera. E all’estero? Dalla Libia il solito rumore di sottofondo, della Siria pare non ci sia piu` nulla, la Spagna e` un lontano ricordo e della Grecia si sa solo il rinvio del nuovo prestito da parte dell’Eurogruppo ma si deve andare in fondo alla home page de Il Fatto. Sull’Ansa nulla, su Repubblica neanche. Ma la societa` civile dove sta? Vabbe` che da noi e` anestetizzata dalle solite beghe tra celoduristi e viagristi, pero` all’estero e` viva e lotta, senza di noi. Devo andare su twitter per sapere qualcosa, seguire @acampadasol per la spagna e lo stesso account consiglia @tinaletina per avere news tradotte (ovviamente in spagnolo) dalla Grecia. Gia` perche` in entrambi i paesi sono in strada a protestare contro il sistema. Non contro i politici perche` son tutti ladri o vacuita` del genere. Il problema e` il sistema economico che ci strangola, e che e` reso piu` evidente nella sua cattiveria dalla crisi globale.

Il bisogno di sinistra di cui parlavo pare affacciarsi anche tra di noi, comunque. Come fanno notare su Giap in una bellissima discussione sui social network, il referendum e il fantomatico “popolo della rete” pure Grillo cerca di intercettare il fenomeno. Gia`, sul suo blog c’e` un’intervista ad Hobsbawn dal titolo Il marxismo oggi e c’e` pure la possibilita` di comprare l’ultimo libro del grande storico marxista. Appero`, mi son detta. Chissa` che si dice nei commenti? Ho dato una scorsa, solo ai piu` votati per ovvi motivi di tempo, e mi sono divertita un po`. Tra banali semplificazioni e slogan di geniacci per cui comunismo e fascismo son la stessa cosa, leggo un commento davvero divertente di un tizio che ritiene che l’ideologia vada praticata privatamente, mentre dai partiti deve restare fuori. E di grazia, messere, la politica in base a cosa la si fa, per sorteggio di argomenti e azioni da intraprendere?

Al di la` della ovvia ignoranza che gira da sempre nel blog di Grillo tra i commenti, mi sembra un significativo segnale il fatto che sia stata fatta questa intervista. Beppe Grillo non pubblica a caso o secondo il sentimento del momento, ha dietro una vera industria che programma gli interventi allo scopo di intercettare il piu` possibile utenti. Ecco, cio` significa che i suoi esperti hanno scoperto questa voglia di sinistra, per di piu` marxista, che serpeggia tra i cittadini italiani. Questa e` la bella notizia del giorno, direi, nell’attesa che si passi alle pratiche reali.

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10 pensieri su “Stato dell’informazione e del marxismo

  1. Ste ha detto:

    Sarò semplificatore anche io, ma una sinistra marxista non mi lascerebbe molto più tranquillo dell’attuale pseudosinistra tendente al neoliberismo… o_O

    ps: Si ha qualche notizia anche di come sta Polanyi?

  2. @ Ste

    “marxismo” è sempre una definizione di comodo (lo stesso Marx disse di non sopportare la parola), che circoscrive un filone (molteplice) di pensiero e uno sguardo (altrettanto molteplice) su un insieme di problematiche.
    Queste problematiche riguardano – in soldoni – la contraddittorietà dello “sviluppo”, la divisione della società in classi, lo sfruttamento su cui si basa – e non può non basarsi – il modo di produzione capitalistico, il modo in cui la merce ci “parla” del lavoro di chi l’ha prodotta, e i mille modi in cui l’ideologia rimuove e occulta lo sfruttamento.

    Ci sono molti più “marxismi” esistenti e potenziali di quanti sappia immaginarne il senso comune. Poi, se la parola evoca individui e gruppi che l’hanno usata a cazzo di cane o addirittura per coprire i loro crimini e misfatti (qui la storia sarebbe lunga), non è colpa di Marx né di chi vuole tornare a rimettere queste problematiche al centro del discorso pubblico.

    Tra l’altro, Marx e Gramsci e tanti altri filosofi e pensatori di quel filone si studiano in tutto il mondo. Da est a ovest le loro intuizioni sono ri-esplorate in cerca di chiavi per schiudere l’oggi, invece in Italia, per colpa tanto di Berlusconi quanto del csx che doveva farsi perdonare *tutto*, pensiamo ancora di essere “avanti” mentre siamo terribilmente indietro, ancora fermi all’interdetto ideologico post-’89 che altrove stanno laicamente superando.

    “La grande trasformazione” di Polanyi, per inciso, è uno dei libri più belli e potenti che io abbia mai letto (e riletto). Polanyi, a rigore, non era marxista, ma non c’è “marxismo” che possa fare a meno della ricostruzione che Polanyi ha fatto in quel libro.

  3. Eppure come forse ho avuto occasione di dirti gli statunitensi ad esempio studiano Marx molto parzialmente e superficialmente, considerandolo l’artefice di tutti i mali del mondo (leggi comunismo) XD
    Ad ogni modo Ste mi chiedeva di Polanyi perche` devo averlo stressato parecchio sul forum che frequentavamo (Ste ma ci leggi ancora?)..e` uno dei miei pallini da “sociologa dell’economia” ed effettivamente e` imprescindibile.

  4. Però dipende *quali* americani. Pure Jameson è americano, ed è tra i più noti marxisti viventi. E Michael Hardt è americano, e dopo Negri è il più famoso esponente del post-operaismo. E tutti quelli che negli ultimi mesi hanno organizzato sul suolo americano conferenze internazionali su post-marxismo, “Italian Theory” etc. In certi atenei americani hanno cattedre di “Marxist Studies”, da noi non ci sono. E certamente negli ultimi 10-15 sono usciti più libri su Gramsci in inglese che in italiano 🙂

    • Ci vuole fortuna allora e io sono stata sfortunata XD Non so ho la sensazione che negli States siano una sorta di piccola minoranza mentre da noi in Europa Marx fa naturalmente parte di una “Cultura generale”.. e` indubbio che gia` nelle scuole superiori da noi Marx si studi in diverse discipline.. poi c’e` anche il fatto che da noi si va al passo dell’oca, per citare una famosa band, e che la mia impressione generale sulla cultura americana (statunitense, mi correggo) e` negativa anche se hanno qualche punto di forza e un’attitudine forse “forzata” alla ricerca che ammiro moltissimo. Quel che piu` gli rimprovero e` la mancanza di una visione storica, che per forza di cosa rende impossibile certe assunzioni banali tipo il fatto che il capitalismo non e` necessario ed eterno. Ma ovviamente ci sono le eccezioni…

  5. Sì, tieni conto che io descrivo “riserve indiane” accademiche, che magari fanno elaborazioni teoriche brillantissime, solo che non hanno alcuna ricaduta pratica fuori dei campus (e credo nemmeno dentro), mentre magari ne ha di più sulla cultura europea (certamente le tesi di Jameson sul postmoderno hanno avuto grande fortuna qui da noi). Negli USA l’istruzione universitaria è generalmente costosissima, inserita in un sistema iper-liberista, e quindi magari si studiano i movimenti senza mai incrociare un attivista che non sia un giovane borghese bianco, si studia il movimento operaio senza mai vedere un operaio sindacalizzato. E’ una società merdosissima, questa è la premessa implicita di ogni altra considerazione. Eppjure, nel cuore del moloch anticomunista e liberista, uno si stupisce sempre di trovare, in certe enclaves, meno pregiudizi anti-comunisti di quelli che albergano tra gli ex-“comunisti” italiani!

    • Ste ha detto:

      @ Wu Ming 1: sono stato frainteso 😛
      Scherzo… capisco quel che vuoi dire. Temo però che le “definizioni di comodo” di una parola, se corrispondono alle accezioni più in uso, siano quelle che all’atto pratico importano di più.

      @Sweepsy: tranquilla, non mi hai mai stressato 🙂 Mi è solo tornato in mente ieri mentre guardavo questo blablabla di Dmitry Orlov: http://vimeo.com/25262968
      Conosci? E’ un c.d. doomer, però più disattivista che attivista quindi non so fino a che punto ne apprezzi/apprezzeresti il pensiero…

      • Ho visto il video.. interessante. A me fa venire in mente il grande Georgescu-Roegen… sui limiti della crescita ci ho lavorato abbastanza lo sai… credo che sia un argomento fondamentale oggi piu` che mai.

  6. Ste ha detto:

    Georgescu-Roegen… Mo’ me lo segno! Di Orlov è interessante quando fa il paragone tra gli USA e l’URSS di fronte al collasso (nel suo libro e in altri video, più che in quello). Però tra tutti ‘sti autori che ci sono in giro mi sa che è più utile se mi metto a leggere Marie-Luise Kreuter…

    • Ahah vacci piano con Georgescu-Roegen.. a parte il fatto di essere il padre della bioeconomia, ha scritto un testo fondamentale come The entropy law and the economic process purtroppo mai tradotto in italiano, e che e` bello tosto… mi sono divertita parecchio durante la scrittura della tesi.

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