Fascismi striscianti e la fine del grillismo

Leggendo in rete interessanti discussioni sulla presunta inviolabilita` del nazionminculpopolare Striscia la notizia sono rimasta particolarmente colpita da un commento di Wu Ming 4 che fotografa implacabilmente un sistema che sarebbe evidente a tutti se non fossimo tutti talmente assuefatti dal sistema stesso da qualche decennio. Con tutte le peculiarita` italiane, si sa che siamo un particolare laboratorio d’avanguardia, e` un meccanismo che e` costruito su scala mondiale, e che ci sta fottendo giorno per giorno regalandoci pure qualche parvenza illusoria di felicita` nel farlo. Questa lettura ha scatenato alcune riflessioni che attendevo da un po`… Ecco il commento, in calce ad un post su lipperatura:

Ogni tendenza, strategia comunicativa o movimento di stampo fascistoide 2.0 si basa su alcuni elementi di verità, innestati su una rappresentazione falsa della realtà.
La rappresentazione falsa è in buona sostanza questa: esiste una società buona e una classe politica cattiva (anche lo start up di Berlusconi si fondò su questa narrazione, nel ‘94, dopo Tangentopoli). L’aspirante capopopolo di turno chiama a sé la società buona contro la burocrazia politica, la partitocrazia, il magna-magna, etc.: la legittimazione viene dal basso, ma è reclamata e catalizzata dall’alto. [Inciso: si potrebbe dire che ogni volta che si determina un passaggio di questo tipo si mette in scena una parodia inconsapevole della rivoluzione culturale cinese, che ovviamente fu un evento ben più complesso di ciò che accade o può accadere oggi, ma certo non per questo meno pesante nelle sue conseguenze.]
La misura del successo della demagogia contemporanea è data dalla capacità di convincimento della gente di essere vittima non già di un sistema sociale ed economico ingiusto, di comportamenti e attitudini diffusi e condivisi, etc., ma di una classe parassitaria di politicanti ipocriti. L’elemento di verità è evidente: tale classe esiste davvero, il ceto politico e le stesse istituzioni sono sempre più tautologiche, autarchiche, indistinguibili e scollegate dalla società reale. Ma questo non significa che siano corpi estranei alla società stessa, che non si facciano portatrici di sentimenti, istinti e atteggiamenti che vivono nella pancia del paese. E questa, piaccia o no, è la nuova forma di legittimazione, se vogliamo indiretta, che la politica (o post-politica) ha scoperto negli ultimi anni. L’inciviltà politica rispecchia l’inciviltà sociale. Il fatto, evidentemente, è che la società, oltre a non essere affatto “buona”, è soprattutto divisa al suo interno, attraversata da conflitti, contraddizioni, interessi, che si preferisce non leggere e non interpretare. Troppo difficile, troppo sforzo… Meglio indirizzare la frustrazione e l’incazzatura contro gli azzeccagarbugli e fattucchieri della vecchia politica, che il leader di turno pretenderebbe di spazzare via, e delegittimare ogni critica riconducendola a una guerra per bande tra grandi trust mediatico-economici.
Un programma come Striscia la Notizia contribuisce da decenni a consolidare questa narrazione, basandola, appunto, su un fondamento vero. Le inchieste di SLN sono “vere”. Come fa notare Girolamo qui sopra, il consenso viene raccolto attraverso la rimozione delle contraddizioni spinose e ataviche di questo paese, in favore dell’esaltazione delle micro-contraddizioni palesi. Chi di noi potrebbe mai difendere gli ecomostri abbandonati per anni a se stessi, o i santoni e i finti medici che aggirano le vecchiette, o i truffatori online, o le gaffe clamorose e i comportamenti lestofanteschi del tal politico e del talaltro? Non c’è contraddizione politica nei “casi” trattati da un programma come quello: l’unica posizione assumibile è un unanime “Vaffa…” lanciato in direzione dei guitti, politici e non, presi di mira. E quel “Vaffa…” potrebbe essere accompagnato dal tormentone di un altro comico, di tanti anni fa: “In galera ti mando!”.
Striscia la Notizia fa a tutti gli effetti parte della fabbrica del consenso verso la nuova politica dei tempi che stiamo vivendo, ne ha accompagnato la costruzione per oltre vent’anni, contribuendo a un racconto nel quale la società – fatta coincidere con i telespettatori – assolve se stessa, rimuove le contraddizioni reali, e scarica le colpe su Tizio, Caio o Sempronio, tramite lo sberleffo e la gogna mediatica.
Per altro, il fatto che la fabbrica in questione si regga su un’idea del tutto autoritaria e unanimista si svela nella necessità di rifiutare qualunque critica venga mossa alla trasmissione. A tale rifiuto si accompagna l’individuazione di un nuovo bersaglio proprio in colui o colei che muove la critica. Se tu mi critichi io ti sparo addosso con tutta la potenza mediatica e legale che ho a disposizione: mi dichiaro vittima della macchina del fango mentre la dirigo contro quelli che identifico come miei nemici, non già come critici. Lo spazio per qualunque dialettica viene cancellato d’imperio per lasciare spazio alla guerra e all’intimidazione.
Questo è il messaggio, autoritario e fascista appunto, di cui oggi Antonio Ricci si fa portatore. E non c’è granché da meravigliarsi che un diepietrista si ritrovi al suo fianco in questa battaglia, dato che in un modo o nell’altro condividono la stessa autorappresentazione.

Sul dipietrismo credo di aver gia` espresso il mio parere. C’e` pero` da notare che il sistema del “vaffa” e della gogna mediatica e` usato efficacemente in qualche modo, ormai da diversi anni, anche da Grillo, paladino dell’antipolitica. Molti sanno che ho partecipato alla nascita del meetup a Messina e ho condiviso diverse iniziative negli anni, ma col passare del tempo non solo la distanza fisica e altri impegni mi stanno allontanando dal movimento. Lo considero ormai una risposta insoddisfacente e incompleta rispetto ad una richiesta di partecipazione che e` genuina nella sua nascita, ma che nel suo sviluppo rende imprescindibile un rifiuto di qualsiasi forma di politica. E` antipolitico, intendendo per politica il suo senso piu` alto, piuttosto che antisistemico. Dire che destra e sinistra sono uguali, stessa merda, e` una mezza verita` (condivido l’amaca di Serra sul tema). Non sono i valori di destra e sinistra che sono datati, sono le persone che pretendono di rappresentarli ad essere inadeguati. Il movimento ha avuto tanti meriti secondo me, ma andrebbe superato perche` ad oggi lo vedo intrinsecamente fascista nei presupposti e nelle conseguenze. Si potrebbe buttare via il marchio Grillo, perche` quello rimane, e lavorare sulle liste civiche, per chi si vuole impegnare in prima persona, lasciando perdere il populismo e dedicandosi ai contenuti, perche` tante tematiche del grillismo ad esempio sono di sinistra, e dubito che anche a livello locale una forza politica possa superare la dicotomia. La politica non e` tecnica, non e` semplice buona amministrazione o fedina penale intonsa, la politica e` parteggiare ed opporsi, confliggere e vedere il cambiamento.

Ad oggi piu` che di liste civiche di persone armate di buona volonta` avremmo bisogno di piazza Tahrir, come commenta Luca sempre su Lipperatura. Ma non ci potra` essere nessuna piazza se i Ricci, i Di Pietro, i Grillo continueranno a fare il gioco del sistema, ognuno ritenendosi immune da esso mentre lo serve.

Ps. urtero` qualcuno per gli accostamenti. So che siamo un paese di tifosi. Anche nella mia famiglia funziona cosi`, siamo a squadre. Mi offende essere scambiata per catanese, impossibile accostare Grillo a Ricci, se sei antiberlusconiano hai ragione, a prescindere, o torto, ma sempre a prescindere. E` questo meccanismo che fa gioco al potere, qualunque esso sia.

Ps. mi scuso per non aver citato il Pd. Fa sempre figo sparare alla croce rossa, ma mi interessano di piu` le pratiche reali che le sigle insignificanti.

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2 pensieri su “Fascismi striscianti e la fine del grillismo

  1. Davide ha detto:

    Condivido parecchie cose del post, mi è piaciuto, dall’alto della mia terza media,”tautologico” sono dovuto andare a vedermelo sul vocabolario.

    Grazie

    Davide

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