Liberiamoci

Ho visto cose…

ho visto un Calderoli dare la colpa alla crisi internazionale per delle elezioni amministrative

ho visto un Cicchitto o un qualsiasi altro berluscone dire che si vince e si perde

ho visto un Vespa incespicare e dare numeri a caso nell’impossibilita` di ammettere la sconfitta del padrone

ho visto immagini di piazze colme di gente festante

ho visto il silenzio, il giorno dopo, e l’oblio.

Dopo mi sono svegliata.

Oggi giornata incasinata e felice. E tanto per cambiare mi sento fuori posto… oggi, per dire, sarei voluta essere a Milano, dove par si festeggiasse la liberazione. E forse e` vero una buona volta, almeno in parte. Bersani, in uno dei suoi ormai soliti scatti di ironia dice giusto “Abbiamo pareggiato 4 a 0”. Vero, se ci fossero stati gli Albertini col cavolo che stavano a prendersi i meriti. Queste amministrative dimostrano per l’ennesima volta che si vince solo quando ci si schiera chiaramente, senza equilibrismi e inutili tentativi di trovare un centro nel panorama politico contemporaneo. Oggi siamo felici in tanti e quasi increduli, perche` ci siamo dimenticati cosa vuol dire, ma la vera sfida e` sul lungo periodo, quando saremo tutti morti (Keynes).

Infatti tra poche settimane ci aspetta un voto ancor piu` decisivo contro la privatizzazione dell’acqua, contro il  nucleare, contro il legittimo impedito (e non e` un refuso).E gia` da domani ci aspetta una presa di coscienza chiara, e un atteggiamento guardingo nei confronti degli sciacalli che sulle vittorie altrui vogliono tentare di rianimare un morto (chi ha detto PD?). Il futuro bisogna costruirselo passo passo, e se e` lecito e liberatorio stasera brindare, domani bisogna tornare in strada ancor piu` seri di ieri, perche` la strada e` in salita e la #italianrevolution e` lontana da venire. Per il momento. Stay tuned…

Dopodomani, sicuramente

C’è parecchia carne al fuoco, in questi giorni da canzone del maggio. Eppure stiamo a casa e non in strada. In Spagna si improvvisa una rivoluzione (o ci si prova, certo non lo si può sapere ora) e seguendo l’hashtag #spanishrevolution su twitter ci si può fare una prima idea. Ora pare ci stiano tirando dentro. Infatti è uscito l’hashtag #italianrevolution ma se ci si fa caso, la maggior parte dei messaggi non sono in italiano. Siamo diventati cittadini del mondo o ci invocano da fuori? Comunque qualcosa par che si muova. Ho letto di un appuntamento a Milano domani per chiedere la democrazia ora (gli risponderanno che sarebbero dovuti andare ieri, cioè oggi?) Insomma intanto ci inventiamo il brand e poi ci si organizza.Per quotare direttamente @bidimensionale:

differenze tra l’Italia e la Spagna: in Spagna prima la protesta poi l’hashtag, in Italia prima l’hashtag poi tutto come prima.

Inoltre c’è questo post su Anonymous.

Esagero? No, sono solo un po’ disillusa e provo a scherzarci su. Le amministrative sono state una bella sorpresa in generale, e hanno fornito ottimi spunti per riflettere sulle forze politiche. Per riprendere il discorso dell’ultimo post, ho continuato a leggere e discutere sul grillismo, da ex-grillina. Fondamentale, secondo me, l’analisi di Wu Ming 1 con tutti gli annessi e link.

La prima argomentazione e la più necessaria è secondo me quella sulla presunta uguaglianza di destra e sinistra. Semplicemente una supercazzola, ma che fa grande presa quando i cosiddetti rappresentanti della cosiddetta sinistra (ma anche destra) si dimostrano lontani anni luce dagli ideali che dovrebbero rappresentare. Risveglio delle coscienze, rinnovato interesse per la politica, voglia di impegnarsi sul territorio sono tutti aspetti positivi che sicuramente i meetup hanno avuto. Ma dopo viene un movimento politico che vuole entrare nelle stanze del potere senza alcun apparente ideale, mentre non basta essere gggiovani e puliti per far bene. Soprattutto far bene cosa? Occorrono scelte di campo, perché anche in un comune ci sono servizi pubblici (che coinvolgono direttamente i cittadini) e ci sono scelte da fare e non esistono scelte neutre. Sarebbe come dire che la Moratti e Pisapia sono uguali… un comico italiano ci ha provato in Francia di fronte ad una platea di italiani, e constatati i malumori della folla ha quasi rettificato, perché il suo interesse è raccogliere consensi, vendersi come prodotto. Ovviamente non vi dico chi sia il comico, non è necessario. Credo che gli elettori del M5s a Milano siano più maturi del loro – unico e vero – leader e sapranno cosa scegliere. So del resto che molti dei ragazzi impegnati in questo movimento lo fanno in buona fede e probabilmente non sanno tante cose e tra queste quali conseguenze potrebbe portare l’ascesa politica di un movimento qualunquista, populista e con tratti xenofobi. La pancia di molti italiani è ben coltivata da decenni, è vero, e Grillo non è estraneo a questa operazione. Purtroppo ci saranno alcuni fedelissimi fidelizzati che si ostineranno ad osannare il guru e a non vedere errori e possibili orrori, perché quel lento lavorio alla pancia in gran parte ha funzionato egregiamente, ma ci saranno molti altri che di fronte alla crisi economica, allo scoppio del precariato, al riesplodere del conflitto di classe che riemerge drammaticamente e che presto sarà ancora più evidente di oggi capiranno che le lotte da fare non sono semplicemente sulle fedine penali, ma sull’idea di società (e civiltà*) che vorremmo costruire nel futuro.

* Civiltà perché condivido quanto affermato da Gallino in “Finanzcapitalismo” – che sto leggendo – secondo cui quella che stiamo attraversando non è solo una crisi economica (che tra l’altro potrebbe durare per un altro decennio) ma più profondamente una crisi di civiltà.

Ps. bonus track, della cara Nadia, che tautogrammaticamente mi ha risposto sul forum.

Ps2. My two cents sulla manifestazione no ponte del 14 maggio. L’indicazione della rete era di non portare bandiere per coinvolgere senza distinzioni partitiche. Fail, le bandiere qualcuno contrario alla linea (oppure fedele alla linea, dipende dai punti di vista, c’era pure una bandiera dell’URSS, molto simpatica) le ha portate comunque, e i numeri della manifestazione secondo me sono stati deludenti. Che forse il “né di destra né di sinistra” non paga neanche in una città come Messina?

Fascismi striscianti e la fine del grillismo

Leggendo in rete interessanti discussioni sulla presunta inviolabilita` del nazionminculpopolare Striscia la notizia sono rimasta particolarmente colpita da un commento di Wu Ming 4 che fotografa implacabilmente un sistema che sarebbe evidente a tutti se non fossimo tutti talmente assuefatti dal sistema stesso da qualche decennio. Con tutte le peculiarita` italiane, si sa che siamo un particolare laboratorio d’avanguardia, e` un meccanismo che e` costruito su scala mondiale, e che ci sta fottendo giorno per giorno regalandoci pure qualche parvenza illusoria di felicita` nel farlo. Questa lettura ha scatenato alcune riflessioni che attendevo da un po`… Ecco il commento, in calce ad un post su lipperatura:

Ogni tendenza, strategia comunicativa o movimento di stampo fascistoide 2.0 si basa su alcuni elementi di verità, innestati su una rappresentazione falsa della realtà.
La rappresentazione falsa è in buona sostanza questa: esiste una società buona e una classe politica cattiva (anche lo start up di Berlusconi si fondò su questa narrazione, nel ‘94, dopo Tangentopoli). L’aspirante capopopolo di turno chiama a sé la società buona contro la burocrazia politica, la partitocrazia, il magna-magna, etc.: la legittimazione viene dal basso, ma è reclamata e catalizzata dall’alto. [Inciso: si potrebbe dire che ogni volta che si determina un passaggio di questo tipo si mette in scena una parodia inconsapevole della rivoluzione culturale cinese, che ovviamente fu un evento ben più complesso di ciò che accade o può accadere oggi, ma certo non per questo meno pesante nelle sue conseguenze.]
La misura del successo della demagogia contemporanea è data dalla capacità di convincimento della gente di essere vittima non già di un sistema sociale ed economico ingiusto, di comportamenti e attitudini diffusi e condivisi, etc., ma di una classe parassitaria di politicanti ipocriti. L’elemento di verità è evidente: tale classe esiste davvero, il ceto politico e le stesse istituzioni sono sempre più tautologiche, autarchiche, indistinguibili e scollegate dalla società reale. Ma questo non significa che siano corpi estranei alla società stessa, che non si facciano portatrici di sentimenti, istinti e atteggiamenti che vivono nella pancia del paese. E questa, piaccia o no, è la nuova forma di legittimazione, se vogliamo indiretta, che la politica (o post-politica) ha scoperto negli ultimi anni. L’inciviltà politica rispecchia l’inciviltà sociale. Il fatto, evidentemente, è che la società, oltre a non essere affatto “buona”, è soprattutto divisa al suo interno, attraversata da conflitti, contraddizioni, interessi, che si preferisce non leggere e non interpretare. Troppo difficile, troppo sforzo… Meglio indirizzare la frustrazione e l’incazzatura contro gli azzeccagarbugli e fattucchieri della vecchia politica, che il leader di turno pretenderebbe di spazzare via, e delegittimare ogni critica riconducendola a una guerra per bande tra grandi trust mediatico-economici.
Un programma come Striscia la Notizia contribuisce da decenni a consolidare questa narrazione, basandola, appunto, su un fondamento vero. Le inchieste di SLN sono “vere”. Come fa notare Girolamo qui sopra, il consenso viene raccolto attraverso la rimozione delle contraddizioni spinose e ataviche di questo paese, in favore dell’esaltazione delle micro-contraddizioni palesi. Chi di noi potrebbe mai difendere gli ecomostri abbandonati per anni a se stessi, o i santoni e i finti medici che aggirano le vecchiette, o i truffatori online, o le gaffe clamorose e i comportamenti lestofanteschi del tal politico e del talaltro? Non c’è contraddizione politica nei “casi” trattati da un programma come quello: l’unica posizione assumibile è un unanime “Vaffa…” lanciato in direzione dei guitti, politici e non, presi di mira. E quel “Vaffa…” potrebbe essere accompagnato dal tormentone di un altro comico, di tanti anni fa: “In galera ti mando!”.
Striscia la Notizia fa a tutti gli effetti parte della fabbrica del consenso verso la nuova politica dei tempi che stiamo vivendo, ne ha accompagnato la costruzione per oltre vent’anni, contribuendo a un racconto nel quale la società – fatta coincidere con i telespettatori – assolve se stessa, rimuove le contraddizioni reali, e scarica le colpe su Tizio, Caio o Sempronio, tramite lo sberleffo e la gogna mediatica.
Per altro, il fatto che la fabbrica in questione si regga su un’idea del tutto autoritaria e unanimista si svela nella necessità di rifiutare qualunque critica venga mossa alla trasmissione. A tale rifiuto si accompagna l’individuazione di un nuovo bersaglio proprio in colui o colei che muove la critica. Se tu mi critichi io ti sparo addosso con tutta la potenza mediatica e legale che ho a disposizione: mi dichiaro vittima della macchina del fango mentre la dirigo contro quelli che identifico come miei nemici, non già come critici. Lo spazio per qualunque dialettica viene cancellato d’imperio per lasciare spazio alla guerra e all’intimidazione.
Questo è il messaggio, autoritario e fascista appunto, di cui oggi Antonio Ricci si fa portatore. E non c’è granché da meravigliarsi che un diepietrista si ritrovi al suo fianco in questa battaglia, dato che in un modo o nell’altro condividono la stessa autorappresentazione.

Sul dipietrismo credo di aver gia` espresso il mio parere. C’e` pero` da notare che il sistema del “vaffa” e della gogna mediatica e` usato efficacemente in qualche modo, ormai da diversi anni, anche da Grillo, paladino dell’antipolitica. Molti sanno che ho partecipato alla nascita del meetup a Messina e ho condiviso diverse iniziative negli anni, ma col passare del tempo non solo la distanza fisica e altri impegni mi stanno allontanando dal movimento. Lo considero ormai una risposta insoddisfacente e incompleta rispetto ad una richiesta di partecipazione che e` genuina nella sua nascita, ma che nel suo sviluppo rende imprescindibile un rifiuto di qualsiasi forma di politica. E` antipolitico, intendendo per politica il suo senso piu` alto, piuttosto che antisistemico. Dire che destra e sinistra sono uguali, stessa merda, e` una mezza verita` (condivido l’amaca di Serra sul tema). Non sono i valori di destra e sinistra che sono datati, sono le persone che pretendono di rappresentarli ad essere inadeguati. Il movimento ha avuto tanti meriti secondo me, ma andrebbe superato perche` ad oggi lo vedo intrinsecamente fascista nei presupposti e nelle conseguenze. Si potrebbe buttare via il marchio Grillo, perche` quello rimane, e lavorare sulle liste civiche, per chi si vuole impegnare in prima persona, lasciando perdere il populismo e dedicandosi ai contenuti, perche` tante tematiche del grillismo ad esempio sono di sinistra, e dubito che anche a livello locale una forza politica possa superare la dicotomia. La politica non e` tecnica, non e` semplice buona amministrazione o fedina penale intonsa, la politica e` parteggiare ed opporsi, confliggere e vedere il cambiamento.

Ad oggi piu` che di liste civiche di persone armate di buona volonta` avremmo bisogno di piazza Tahrir, come commenta Luca sempre su Lipperatura. Ma non ci potra` essere nessuna piazza se i Ricci, i Di Pietro, i Grillo continueranno a fare il gioco del sistema, ognuno ritenendosi immune da esso mentre lo serve.

Ps. urtero` qualcuno per gli accostamenti. So che siamo un paese di tifosi. Anche nella mia famiglia funziona cosi`, siamo a squadre. Mi offende essere scambiata per catanese, impossibile accostare Grillo a Ricci, se sei antiberlusconiano hai ragione, a prescindere, o torto, ma sempre a prescindere. E` questo meccanismo che fa gioco al potere, qualunque esso sia.

Ps. mi scuso per non aver citato il Pd. Fa sempre figo sparare alla croce rossa, ma mi interessano di piu` le pratiche reali che le sigle insignificanti.