Dubbi libici

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Venerdì 25 Febbraio 2011, 08:56 in Current Affairs, Scenari

Libia. Rivoluzione colorata o no?

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Debora Billi

Il blog è curato da Debora Billi, laureata in Lettere, giornalista, membro Aspo Italia.

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Libia, media, rivolte

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bandiera_libia_280.jpg Molti mi chiedono un’opinione su quello che accade in Libia. Rivoluzione colorata o no? Chi c’è dietro? Grazie per la stima, ma confesso che per una volta non riesco a formarmi un’idea precisa. Non sono in grado di costruire una teoria, io che ho sempre una teoria pronta per ogni cosa. Succede.

Allora ho pensato di farvi partecipi dei miei pensieri in libertà. Di quello che ho notato in particolare, di quello che ci propinano, della schizofrenia dei messaggi che arrivano. Così potrete non farvi un’opinione pure voi. E’ importante, certe volte, riuscire a non averla.

Ecco cosa ho sentito.

10 mila morti. Un po’ come i ventimila morti alle Torri Gemelle?

300 mila futuri sbarchi. Allo sbarco in Normandia parteciparono “solo” 150 mila soldati, fa notare Pietro Cambi, in tutto il Nordafrica non esistono neppure natanti a sufficienza.

Le fosse comuni. Ho detto già quel che dovevo.

– I miliziani che uccidono i feriti in ospedale e stuprano la gente “casa per casa”. Ricorda tanto la faccenda dei neonati strappati alle incubatrici dai soldati di Saddam: si scoprì che era stata “fabbricata” da un’agenzia di pubbliche relazioni.

I mercenari col cappello giallo. Ora, io non mi intendo di mercenari: ma vi pare possibile che vadano in giro a massacrare la gente indossando un cappello giallo canarino, in modo da farsi riconoscere a 500 metri… anche dalle telecamere?

– Le sparate di Gheddafi: Al Qaida mette la droga nello yogurt. Davvero, ha detto così. O almeno credo.

– I mercenari italiani aiutano i ribelli (Gheddafi).

– Gli aerei italiani aiutano Gheddafi (i giornali).

– Gheddafi, forse, può essere, usa le armi chimiche sulla sua istessa popolazione. Ma anche no.

– Al Qaida avrebbe stabilito un emirato islamico nel cuore del deserto, comandato da un terrorista transfugo di Guantanamo. Giuro, l’ha detto un ministro libico, non è un raccontino di Stefano Benni.

Il rais ha minacciato di chiudere i rubinetti del petrolio.

I ribelli hanno minacciato di chiudere i rubinetti del petrolio.

L’ENI (forse) chiude i rubinetti del petrolio. Ma insomma, chi è che controlla questi benedetti rubinetti del petrolio?

– Ieri sera, ad Anno Zero, hanno applaudito una bandiera monarchica. Quella del cirenaico re Idris. Stiamo diventando anche monarchici?

– Ieri sera, ad Anno Zero, hanno intervistato uno dei “coraggiosi giovani”, i rivoluzionari di Internet. Dove se ne sta? In Svizzera.

– Ieri sera, ad Anno Zero, Luttwak ha detto che i dittatori amici dell’America si distinguono perché la loro polizia non può sparare sulla folla e commettere efferatezze. Si, infatti, come anche Pinochet.

Ora sapete anche voi come mai, in tutto questo teatrino dell’assurdo, sia impossibile farsi un’opinione. A differenza di ciò che accadde in Egitto, Paese apertissimo e con milioni di contatti all’estero, oltre che con una vivacissima vita in rete, dalla Libia non esce quasi nulla di credibile. Esistono tre o quattro siti e blog come questo, ditemi voi se vi sembra una cosa messa su da attivisti o un sito commerciale di professionisti. Oltretutto non si sa chi siano. Perché dovrei considerarlo una fonte attendibile? In base a cosa? Il Giornale ha fatto questo interessante servizio, vi consiglio di leggerlo fino in fondo.

Per par condicio, vi consiglio poi anche un paio di letture “communiste”: Loretta Napoleoni che se la ride su Al Qaida, e Megachip che (finalmente!) ci racconta come la rivolta sia in realtà una guerra civile, tra la Cirenaica, regione storicamente ribelle, e il governo centrale che i suoi appoggi tra la popolazione li ha eccome.

Tirando le somme, la sensazione è quella che no, non si tratta di rivoluzioni colorate ma di rivolte spontanee. Ma che in tutta fretta si sta cercando di “colorare” in corso d’opera, magari con un intervento militare interforze là dove serve, per motivi “umanitari“. Sia mai che siano le popolazioni a decidere chi le dovrà governare: si sa, le popolazioni sceglierebbero sicuramente sbagliato. Con buona pace delle “rivoluzioni per la democrazia”.

Una piccola teoria, infine, ce l’ho: ma è catastrofista e apocalittica. Stanno cadendo regimi antichi, retti da governanti anziani, stanchi, corrotti. Vanno tutti sostituiti in fretta con politici giovani, forti e affidabili, prima che sia troppo tardi e succeda quel che ha da succedere.

Ma è una teoria sicuramente stupida.

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How long?

Siccome non ho molte parole…

 

 

Uhhhhhh Ohhhh Ohh Ohh Ohh…

I can’t believe the news today

Oh, I can’t close my eyes

And make it go away

How long… How long must we sing this song?

How long? How long…

‘cause tonight…we can be as one Tonight…

Broken bottles under children’s feet

Bodies strewn across the dead end street

But I won’t heed the battle call

It puts my back up

Puts my back up against the wall

Sunday, Bloody Sunday

Sunday, Bloody Sunday

Sunday, Bloody Sunday

Sunday, Bloody Sunday

 

And the battle’s just begun

There’s many lost, but tell me who has won

The trench is dug within our hearts

And mothers, children, brothers, sisters

Torn apart

 

Sunday, Bloody Sunday

Sunday, Bloody Sunday

How long… How long must we sing this song?

How long? How long…

‘cause tonight…we can be as one

Tonight… tonight… tonight… tonight… tonight…

Wipe the tears from your eyes

Wipe your tears away

Oh, wipe your tears away

Oh, wipe your tears away

Oh, wipe your blood shot eyes

Sunday, Bloody Sunday (Sunday, Bloody Sunday)

Sunday, Bloody Sunday (Sunday, Bloody Sunday)

And it’s true we are immune

When fact is fiction and TV reality

And today the millions cry

We eat and drink while tomorrow they die

The real battle just begun

To claim the victory Jesus won

On… Sunday Bloody Sunday

Sunday Bloody Sunday…

Sunday Bloody Sunday

Sunday Bloody Sunday

Sunday Bloody Sunday

Sunday Bloody Sunday

Sunday Bloody Sunday

Italy, Libyan colony

Mica facile sintetizzare il casino mondiale che sta accadendo. Se pero` quello scemo ieri invece di essere un banale marito, seppur straniero, fosse stato un terrorista, avremmo meno gatte da pelare all’estero e potremmo concentrarci di piu` sul nostro orticello, che ci piace taaanto.E invece no.

In Libia continua la strage. Seguire su twitter e` a tratti avvilente, pero` non posso evitare di farlo. Cerchiamo di fare il punto.

Innanzitutto, quello che sta avvenendo, che si possa definire giuridicamente genocidio o meno, e` una strage vergognosa, che dovrebbe vedere la comunita` internazionale prontamente impegnata a fronteggiarla. Se, come no. Ieri in un siparietto televisivo ho sentito un simpatico leghista dire che la democrazia non e` esportabile. Insomma, bisogna anche rispettare la sovranita` dei popoli. Coooosa? Cioe`, a parte il fatto che, come fa notare bene Rudy Bandiera, (eh si, l’ha detta pure Frattini ‘sta strunzata!) il popolo libico per 40 anni non ha avuto possibilita` di essere sovrano, e al limite ci sta provando ora, a parte cio`, perche` lor signori non si ricordano di queste bellissime parole appena dovranno votare l’ennesimo rifinanziamento delle nostre missioni esportatrici di democrazia? Chi glielo ricordera`? Io mi prenoto. Su Frattini poi bisognerebbe aprire una parentesi. Anzi no, un ospizio, di quelli con i giochi di societa`. Mettetelo con La Russa cosi` insieme giocano a Risiko, dai! Cosa dire sul ministro delle vacanze all’estero? Le parole piu` semplici, chiare e sincere credo di averle lette nel blog di Mazzetta. Vi rimando li`.

Comunque, le nostre responsabilita` in Libia sono vecchie di almeno un secolo. Leggere, per credere, il bellissimo post di jumpinshark in merito (che linka anche una sintesi di Mieli sulla nostra impresa coloniale), dove si fa un breve cenno ad un fantasma del nostro tempo: le classi sociali. Gia`, proprio loro. Non esistevano allora in Libia, secondo Pascoli, ma sicuramente non esistono piu` oggi. Sicuramente? Un ottimo articolo linkato da @Wu_Ming_Foundt su twitter svela invece cosa c’e` ad esempio in Egitto, oltre Mubarak.

Una simile analisi nel nostro discorso pubblico non esiste proprio. Al limite, pure da sinistra, si parla di rivolta contro dittatori sanguinari. Dopo decenni di apparente calma, verrebbe da credere a qualche visionario destrorso che ipotizza un’insana regia dietro tutti questi sommovimenti popolari (leggere i commenti al blog di Rudy Bandiera per credere). Basterebbe poco invece per capire che le rivolte nascono da un disagio piu` ampiamente sociale, piuttosto che esclusivamente politico. Perche` qualsiasi regime, repressivo e forte che possa essere, deve garantire un minimo ai propri “sudditi”. Diversi secoli non ce l’hanno insegnato, siamo tornati al pane contro le brioches. Com’era prevedibile, questo sistema economico non garantisce piu` la sicurezza a chi detiene il potere perche` non garantisce piu` un minimo di vita dignitosa alle popolazioni. E le falle emergono. Prima la crisi economica. Le strategie per affrontarla, cercando pero` di non cambiare nulla del sistema, come se si trattasse di contingenze casuali, e non di causalita` sistemiche! Poi le risposte popolari. In Europa, ad esempio, contro i piani stabiliti dall’alto, da burocrati che non rappresentano nessuno. Il 2011 doveva essere peggiore dell’anno precedente. Infatti, stiamo assistendo a sconvolgimenti storici. E mi si vuole far credere che cio` e` dovuto ad un brusco risveglio scatenato dal nulla?

Qui in Italia continuiamo a stare alla periferia di qualsiasi impero, guardiamo, pensiamo di capire, al piu` solidarizziamo con i piu` sfortunati. Ma, come diceva un amico su Facebook, anche io sono un manifestante libico. Tutte le lotte sono la stessa lotta. E dobbiamo prendere in mano quel sottile filo (rosso?) per svelare, a noi stessi prima di tutto, la realta` di un’affermazione simile.

Spettatori di fronte alla Storia

Come dice bene @Acasy su twitter:

Intanto, rivolte pure in marocco. Siamo di fronte alla storia.

Eh si. Noi pero` siamo solo spettatori passivi. Ci indignamo a targhe alterne per gli scandaletti banali di un regime in decadenza, e assistiamo tra impotenza e invidia alle rivolte del Mediterraneo e del Medio Oriente. Avessimo un decimo della loro dignita`, non staremmo qua a perdere ore di fronte al classicissimo circo musicale (pare abbia vinto Vecchioni, ma ne so qualcosa giusto tramite Twitter)

In Libia Gheddafi sta facendo letteralmente una strage e il nostro capocomico non sa dire altro che “non voglio disturbarlo“. Io piu` modestamente penso che se Gheddafi ricevesse una telefonata di Berlusconi si gratterebbe i ministri della difesa.  Ah, ma poi oggi e` domenica e c’e` il campionato, quindi magari ci pensiamo domani. Mentre noi ci crogioliamo nelle nostre ridicolaggini, e Wikileaks conferma cio` che dovremmo capire da soli, chi comanda davvero e` preoccupato delle rivolte in Medio Oriente. La BCE, che non rappresenta nessuno, vorrei ricordarlo, afferma che le proteste sono un rischio per l’economia. Classico lancio d’agenzia che sembra perdersi nel vuoto, ignorato dai piu`, ma che in realta` e` fondamentale. Lo riporto per intero:

Bce: proteste in MO rischio per economia

Trichet: ridurre deficit, aumento salari sarebbe ultimo errore

20 febbraio, 14:11

Bce: proteste in MO rischio per economia (ANSA) – ROMA, 20 FEB – Le proteste nei paesi arabi possono rappresentare rischi per l’economia globale. Lo ha detto il presidente della Bce, Jean Claude Trichet. Per Trichet e’ necessario ridurre i deficit pubblici e non aumentare i salari, sarebbe ‘l’ultimo errore’ in Europa per la lotta contro la disoccupazione. Il taglio del deficit e’ essenziale per creare posti di lavoro e per i risparmiatori, spiega Trichet sollecitando il Portogallo e gli altri Paesi Ue a rispettare gli impegni presi sul debito pubblico.

Quindi, protestare fa male all’economia. Maddai? O che forse quelle proteste derivano anche, oltre che dai regimi sanguinari, dalle condizioni sociali cui sono sottoposti milioni di cittadini per colpa di QUESTA ECONOMIA che Trichet difende (gli da il pane, del resto). Che poi, la ricetta e` sempre la stessa. Ridurre il deficit e la spesa pubblica. Sia mai, aumentare i salari. Alle fine ho sottolineato i destinatari del messaggio del presidente della Bce. In primis il Portogallo, ma seguito a ruota da noi, tra gli altri. Eh si, perche` siamo noi, dopo Grecia e Irlanda, ad essere a rischio. Ma a rischio di cosa? Di sforare i parametri europei, e quindi di dimostrare, probabilmente, che tutta l’impalcatura economica continentale, con la sua apparente austerita`, non possa essere l’unica via. Pericoloso. Ho sempre davanti il messaggi dei nostri fratelli greci. Mi rimbomba nella testa. E penso che potrebbe essere troppo tardi. Ma per noi forse e` semplicemente mai.

 

 

[Edit] Articolo di Internazionale, una firma israeliana, forse non abbastanza estrema ma comunque significativa:

Ora l’Egitto ha osato “turbare la quiete pubblica”. La gente, che ne aveva abbastanza del governo corrotto e dei suoi metodi autoritari, è scesa in piazza. È quello che chiamiamo una rivolta. Il mondo occidentale, Israele compreso, è preoccupato per il grande pericolo che la stabilità del Medio Oriente sia scossa. Io dico che la stabilità deve essere scossa. La stabilità di questa regione – l’unica cosa che interessa agli occidentali e agli israeliani – non significa nient’altro che mantenere lo status quo.

 

E qui un altro articolo pubblicato inizialmente su Le Monde.

 

Egitto 5 Italia 0

Qualche post fa scrivevo che la Tunisia batteva l’Italia. In un campionato civile l’Italia sarebbe ultima non solo tra le nazioni europee ma anche nel bacino mediterraneo. Sappiamo tutti ormai cosa sta accadendo in Egitto. Spiega perfettamente Masi in diretta telefonica a Parla con me: ”Cacciano addirittura Mubarak per questa storia della nipote. Mi pare esagerato

Tornando seri, se si fa il confronto tra Italia ed Egitto c’e` da piangere. Li` sono in piazza dal 25 gennaio, e non accennano a mollare finche` lo zio di Ruby non se ne sara` andato. Qua da noi le manifestazioni sono tante e confuse. Ieri per esempio s’e` fatta la piazzata ad Arcore, ottenendo nulla come sempre. Per avere un report da chi c’e` stato consiglio la tragedia e la farsa… in piazza, segnalato dai Wu Ming su twitter. Per spiegare in una battuta come stiamo messi basta un tweet letto ieri, di @trecarte (che ha risposto all’appello, perche` non lo trovavo piu`):

In #egitto tirano pietre.. Noi.. mutande.. Ad ognuno il suo..

Sono previste diverse mobilitazioni, ma non stiamo poi cosi` male da essere disperati. Quindi continuiamo ad accettare. Qua ci tengono in vita artificialmente mentre dovremmo essere falliti da un pezzo. E noi, rassicurati da chi sta peggio, c’e` sempre chi sta peggio, andiamo avanti pensando di avere qualcosa da perdere, qualcosa di importante. Ma quello che di importante avevamo da perdere, l’abbiamo gia` perso. La dignita`.