Paura?

Hanno paura, leggevo ieri, e sto iniziando a crederci. Mentre si discute della vittoria o della sconfitta di Berlusconi, come se fosse sempre il nostro nemico, io penso che la politica tutta ha perso, dentro il palazzo. Asserragliati, chiusi, nascosti, barricati perché devono farsi i fatti loro. Beghe di palazzo. E fuori c’è la guerra, o meglio la guerriglia. Quella che ci vuole. Quella che non è violenza, ma esasperazione. Quella che dovremmo stupirci perché ancora non è scoppiata.

Mi frega poco se il “fuggiasco Berlusconi” ha vinto di pochi voti. Ieri mi sono fatta il sangue amaro, è vero, ma cosa sarebbe  cambiato? Davvero, quanto conta la caduta di un governo, mentre crolla tutto il paese? Le buone notizie arrivano comunque. Hanno fatto la zona rossa, come a Genova, hanno caricato e hanno respinto, la tensione è alle stelle, e stiamo in Italia, il paese che le rivoluzioni, da parecchio, le sta a guardare. Eppure qualcosa si muove, per la gioia di Galileo. Io sto con i Book Bloc, con gli studenti, gli operai, gli incazzati e gli antagonisti, come li chiamano.

Spero solo che non sia un fuoco fatuo, spero che non ci si fermi, ma che si vada avanti, “un minuto più di voi”, come hanno detto:

A Bologna, qualche notte fa, le statue sono tornate a parlare. Lo avevano già fatto in una notte del 2001, ma stavolta non si limitano a dire: “Tutti a Genova!”. Stavolta enunciano un proposito che va oltre la scadenza: “Resisteremo un minuto più di voi”.
Un minuto in più. E’ il tempo sufficiente. Ma per vivere quel minuto servono determinazione, amore e astuzia.
E prima, durante e dopo quel minuto, non dimentichiamo mai l’esigenza, la consegna, l’imperativo, la prassi fondativa primaria: collegare le lotte, perché sono tutte una lotta sola. (dal post di Giap citato su)

Insomma, io non ho paura, loro si. E’ già un inizio.

 

Edit, appena letto da Carmilla

Oggi la capitale, domani il capitale