C’è dell’Italia nel marcio?

Ero in cerca di stimoli, in questo sabato solitario e silenzioso, e come prevedibile li ho trovati nei soliti Wu Ming. In realtà è un articolo di qualche giorno fa, ma era un po’ di tempo che non bazzicavo su Giap. Davvero interessante, soprattutto considerando che si tratta di una prima parte, quindi il discorso prosegue. Di che parla? Di cause e conseguenze, direi. Berlusconi non è il padre. Sul fatto che il problema non sia lui, condivido, e da tanto, il punto di vista di Wu Ming1. Cadrà il governo? Probabilmente, ma è il dopo a doverci preoccupare. E’ la solita storia del Berlusconi-in-me, quello che si deve realmente combattere. Come dice bene Wu Ming1:

Userò “Berlusconi” per indicare l’Italia attuale, il Paese che ha prodotto il personaggio.
[Sì, sono tra quanti considerano l’attuale premier un prodotto, conseguenza di processi storici di lungo corso, non un satanico “battilocchio” sbucato chissà come da chissà dove.]

Berlusconi è una sineddoche, una metonimia, una metafora. Berlusconi è l’Italia, è il marcio. Devo citare un altro paragrafo intero, perché credo che esprima perfettamente la situazione, o meglio il problema:

Guardiamo Berlusconi. Non gliene potrebbe fregare di meno di atteggiarsi a Padre Severo. Sì, in passato ha attivato il frame della nazione-come-famiglia (le foto insieme ai suoi figli etc.), ma non gliene frega più un cazzo. Nessun equilibrio tra legge e desiderio. Va apertamente a caccia di gnocca, anche di gnocca giovanissima. Bestemmia in pubblico. Racconta senza alcuna vergogna barzellette razziste e sessiste. Più o meno, si presenta al mondo come un vecchio-ma-ancor-giovane satiro. Rifiuta l’invecchiamento. Si è fatto più lifting e trapianti di capelli di qualunque figura pubblica maschile in tutto l’occidente, e ci scherza sopra.
Mezza Italia lo ama non a dispetto di questo, ma proprio per questo, e lui lo sa bene. E’ proprio così che lo vogliono, vogliono sentirlo urlare il suo Discorso. Berlusconi è il re del laissez-faire etico. Di conseguenza, non c’è più legge a parte quelle «ad personam», quindi la situazione è di squilibrio, il desiderio non ha contrappesi.

Che dire? Al di là delle nicchie di resistenza che ci sono sempre state, Berlusconi è stato ed è il modello per buona parte dell’Italia, non sta lì per caso, e neanche solo per il suo infinito potere comunicativo (per non usare il termine mediatico in senso stretto). Molti italiani lo ammirano, lo invidiano, lo emulano. Se ora la barca sta affondando, probabilmente ciò è dovuto allo scorrere del tempo, al susseguirsi di cicli. Infatti diversi lo stanno mollando ora, ma è la solita storia, non c’è nessuna rivoluzione alle porte. E’ come quando vinceva la DC, ma nessuno l’aveva votata. Poi tutti a scoprirsi legalitari o forcaioli, quando la melma ricoprì la prima repubblica, per riciclarsi subito come berlusconiani. Temo che Tomasi di Lampedusa avesse una vista troppo acuta. Berlusconi naufragherà, per colpa sua, dell’anagrafe o della coca non importa, ma quel che resterà saranno le rovine. Rovine che da Pompei si estendono in tutta Italia. E perdendosi di vista il capro espiatorio (perché è vent’anni che s’attribuiscono tutte le colpe a Berlusconi, non facciamo finta di non saperlo) chissà cosa accadrà. Si ricomporranno le macerie, si potrà vedere meglio il quadro generale che oggi sfugge? Chi lo sa. Un’altra citazione:

Naturalmente, Berlusconi è solo la più avanzata antropomorfizzazione di una generale tendenza al godimento distruttivo. Oggigiorno il capitale/Super-ego ci dà un ordine preciso: «Godi!». Non sto dicendo nulla di nuovo, è una situazione ben nota.

Ecco, lo sguardo si dovrebbe spostare da Berlusconi al capitale, una buona volta. Per questo ci serve un’attenzione critica sempre maggiore. Interventi come quelli dei Wu Ming credo possano aiutare a districare le maglie di una questione immensa, che è in fondo la domanda che mi pongo spesso, e che ho utilizzato come titolo di questo post.

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