Fango e sabbie mobili

ovvero di tragedie e berlusconismi antiberlusconiani

Sono arrabbiata, con me e con la mia gente. E’ passato un anno da quella maledetta notte in cui 37 persone ci hanno lasciato perché.. perché pioveva, come commenta amaramente Ciccio nel suo blog. Amarezza che condivido, insieme alla rabbia. L’anno scorso ho scritto parole dure e riflessive, dopo alcuni giorni. Un estratto (quasi tutto in realtà):

E’ quando i riflettori si spegneranno che dovremo esserci, ancora di più. Non so se è una giustificazione o una scusa, però credo che, anche in una supposta malafede, il principio resti valido. E’ facile ora sbraitare ed indignarsi, ma siamo portati a lasciar correre, col passare del tempo, qualsiasi tempesta, metaforica o reale, ci cada di sopra. E invece no.
Innanzitutto le responsabilità, bisogna trovarle. Ma poi, c’è un immenso poi. La messa in sicurezza delle zone colpite, il monitoraggio, la verifica, e gli eventuali (ma che eventuali! Certi!) interventi da svolgere in tutte le aree, anche non (ancora?) colpite. Frenare le follie, pure quelle del giorno dopo: sversamenti a mare, in discariche più o meno controllate, sui pizzi delle colline che rimanderanno poi a valle il tutto, con tante grazie. E dietro, sopra tutto questo, bisognerebbe mettere un segno enorme con la penna, per cancellare, e ricominciare daccapo. Già, perché nessuno mi toglie dalla testa che questa tragedia non è la fine ma il preludio. Il preludio dei futuri eventi disastrosi che faranno ancora più male, se l’incoscienza continuerà a far da padrona.
Nella schizofrenia generale, il cosiddetto premier ha garantito che le case saranno costruite più velocemente ed economicamente che a L’Aquila, ché non son necessari particolari criteri antisismici O.O Io stavo svenendo a leggere queste righe, e non le ho neanche lette sul Giornale (indi per cui neanche a chiedersi ma nessuno obietta?) ma su carta.org, che avrebbe una certa serietà e attenzione a determinate questioni. E non si tratta neanche di esser specializzati, lo sanno anche i sassi che la faglia sullo Stretto rende la zona terribilmente e costantemente a rischio sismico. Rischio alto, e che si concretizza con cadenza secolare. Sarà che il 1908 è lontano, ma io ho il vago sentore, usiamo pure gli eufemismi, che questa incoscienza sia criminale. Ho mandato un’email a Carta, non so se la leggeranno, ma vorrei gridare al mondo, al di là delle “stronzate” – e sia detto, tecnicamente son tali – dei loro politici (loro di loro stessi, miei non sono, neanche vostri), che tutta l’area dello Stretto rischia un’ecatombe, ben più grave di quella del secolo scorso, considerando il sacco che ha coinvolto le due sponde dello Stretto e che ha riempito tutte le colline di enormi gabbie di cemento più o meno buono. E non l’ho vista solo io la puntata di Presa Diretta in cui si mostrava la facilità con cui si accede all’autorizzazione a costruire a Reggio Calabria. Messina, lo so perché lo so, Pasolini docet, non funziona diversamente. Io non ci sto a questa violenza, del territorio, dell’intelligenza (supposta?) umana e dei più elementari principi di precauzione, ahimé abbandonati da tempo per interessati motivi utilitaristici, chiamiamoli così.

Cosa è cambiato? Ben poco direi. Localmente ci si da un gran da fare in questi giorni: commemorazioni, eventi, riflettori puntati perché è l’anniversario. Ma 37 persone mancano all’appello tutti i giorni, e non solo oggi o domani. La solita Petix su Canale 5 ha fatto vedere che poco è stato fatto. Ma non ci sono nomi né responsabilità che tengono, se domenica mattina, finiti tutti gli eventi ad hoc, ci sveglieremo con la coscienza lavata e il territorio sempre a pezzi. Domani ci sarà il corteo No ponte, in cui si chiederà con forza che i soldi per il mostro siano impiegati per la messa in sicurezza del territorio. Ci sarà parecchia gente, credo. Anche il comitato 3e32 dell’Aquila. Saremo comunque oscurati. Perché contiamo poco. E perché le persone che si presume abbiano una certa sensibilità o quanto meno voglia di ribellarsi, saranno altrove. Il popolo viola ha organizzato per domani il No B Day 2. Vien voglia di sperare che sia un fallimento. E’ stato chiesto dalla rete no ponte di venirsi incontro, ma non c’è stato nulla da fare. Errore. Berlusconi è conseguenza e contingenza. La nostra pelle no. Berlusconi morirà, che Scapagnini dia il suo placet o meno, e i nostri problemi resteranno immutati quando chi verrà dopo di lui sarà al potere. Ancora c’è qualcuno che spera che quel giorno sarà un bel giorno. Al di là delle facili battute, quel giorno ci scopriremo più idioti, perché vedremo scomparire quell’uomo che tanto abbiamo combattuto, mentre il suo fantasma resterà tra noi. E capiremo, forse, che non era la sua persona da combattere, ma la “cultura” che l’ha originato. Ma forse non avremo il tempo di badarci, perché potremmo essere impegnati a scavare nel fango, o peggio, tra le macerie di case distrutte da un terremoto.

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2 pensieri su “Fango e sabbie mobili

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