cecità e storia

Sono perplessa. La situazione è tragica ma non seria. Le regole valgono a liste alterne, in questo paese. E la chiamano democrazia. Non che abbia tutta questa fiducia nella democrazia rappresentativa, ma finché c’è questa farsa, che sia fatta bene, e non all’italiana. Il problema è che siamo italiani. Mussolini non c’è stato per errore, alle fatalità storiche non credo. Così come l’olocausto nella sua eccezionalità non è stato una tragica fatalità, né tanto meno una deviazione momentanea dalla modernizzazione, come Bauman spiega molto bene. La modernità è anche l’olocausto, non è nonostante esso tale. Divago perché tendo ad allargare, a collegare cose che sembrano distanti ma non lo sono. Quel poco che ho potuto apprezzare della presenza di Morin a Messina è proprio questo. La conoscenza oggi genera ignoranza, perché è iperspecializzata e non permette di comprendere, ma solo di sapere. Sappiamo tante di quelle cose che ci facciamo scorrere addosso qualsiasi zozzura, perché non comprendiamo la gravità di ciò che ci accade. Era così durante il ventennio? Era così nella Germania di Hitler? Fatto sta, che se le premesse non vengono smentite, non siamo affatto fuori pericolo. Il Novecento non ci ha insegnato nulla, se non a farci regolari lavaggi di coscienza tramite celebrazioni insulse condite da frasi fatte. “Mai più” e accade tutti i giorni. E allora penso al muro di Berlino, e ai muri che stanno ancora in piedi, in Palestina ma non solo. “Mai più” e i rom, i migranti, sono gli ebrei del 2000. Anche i palestinesi lo sono, nel generale silenzio dei distinguo ridicoli. E mi tocca leggere, A. D. 2010, che Stalin e Hitler sono la stessa cosa. No, got punk, non lo sono, se non in quanto “criminali”. Ma nazismo e stalinismo sono due atrocità troppo diverse per essere messe sullo stesso piano. Maledetto benaltrismo. E se da un lato c’è chi inneggia ancora oggi a Stalin (ma ci sono anche i neonazi, purtroppo) d’altra parte c’è chi ritiene che Stalin a Yalta era abusivo, perché è passato da Auschwitz per caso. Opposte cecità, che ci dicono semplicemente una cosa: siamo fritti. Sì, perché se dopo tanti anni ancora non c’è memoria condivisa, se non si accettano verità storiche come tali, se non si ha una chiara visione etica della storia, allora questa storia siamo davvero condannati a ripeterla, al di là delle ipotetiche frasi fatte, sempre uguale e diversa da se stessa. Sempre tragica, e mai seria. Perché siamo oggi nella provincia dell’impero, a subire passivamente l’ennesimo affronto alle regole democratiche, ma anche solo al buon senso, e siamo solo piccole pedine di una scacchiera immensa. E siamo, ne sono convinta, gli artefici dei nostri disastri. Pagheremo.

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