Infangati

Sono comunque su, dopo quel che è successo, partita con ritardo, con senso di colpa e pensiero volto alla mia terra… forse dovevo restare… sicuramente dovevo restare.. non sarei stata indispensabile (chi lo è?) ma ci sarei stata, in questi giorni difficili. Però poi penso che sono anche i giorni in cui la foga dell’aiutarsi contagia tutti… ancora oggi funerali solenni, lutto nazionale, e occhi puntati, bene o male, sulla città. E’ quando i riflettori si spegneranno che dovremo esserci, ancora di più. Non so se è una giustificazione o una scusa, però credo che, anche in una supposta malafede, il principio resti valido. E’ facile ora sbraitare ed indignarsi, ma siamo portati a lasciar correre, col passare del tempo, qualsiasi tempesta, metaforica o reale, ci cada di sopra. E invece no.
Innanzitutto le responsabilità, bisogna trovarle. Ma poi, c’è un immenso poi. La messa in sicurezza delle zone colpite, il monitoraggio, la verifica, e gli eventuali (ma che eventuali! Certi!) interventi da svolgere in tutte le aree, anche non (ancora?) colpite. Frenare le follie, pure quelle del giorno dopo: sversamenti a mare, in discariche più o meno controllate, sui pizzi delle colline che rimanderanno poi a valle il tutto, con tante grazie. E dietro, sopra tutto questo, bisognerebbe mettere un segno enorme con la penna, per cancellare, e ricominciare daccapo. Già, perché nessuno mi toglie dalla testa che questa tragedia non è la fine ma il preludio. Il preludio dei futuri eventi disastrosi che faranno ancora più male, se l’incoscienza continuerà a far da padrona.
Nella schizofrenia generale, il cosiddetto premier ha garantito che le case saranno costruite più velocemente ed economicamente che a L’Aquila, ché non son necessari particolari criteri antisismici O.O Io stavo svenendo a leggere queste righe, e non le ho neanche lette sul Giornale (indi per cui neanche a chiedersi ma nessuno obietta?) ma su carta.org, che avrebbe una certa serietà e attenzione a determinate questioni. E non si tratta neanche di esser specializzati, lo sanno anche i sassi che la faglia sullo Stretto rende la zona terribilmente e costantemente a rischio sismico. Rischio alto, e che si concretizza con cadenza secolare. Sarà che il 1908 è lontano, ma io ho il vago sentore, usiamo pure gli eufemismi, che questa incoscienza sia criminale. Ho mandato un’email a Carta, non so se la leggeranno, ma vorrei gridare al mondo, al di là delle “stronzate” – e sia detto, tecnicamente son tali – dei loro politici (loro di loro stessi, miei non sono, neanche vostri), che tutta l’area dello Stretto rischia un’ecatombe, ben più grave di quella del secolo scorso, considerando il sacco che ha coinvolto le due sponde dello Stretto e che ha riempito tutte le colline di enormi gabbie di cemento più o meno buono. E non l’ho vista solo io la puntata di Presa Diretta in cui si mostrava la facilità con cui si accede all’autorizzazione a costruire a Reggio Calabria. Messina, lo so perché lo so, Pasolini docet, non funziona diversamente. Io non ci sto a questa violenza, del territorio, dell’intelligenza (supposta?) umana e dei più elementari principi di precauzione, ahimé abbandonati da tempo per interessati motivi utilitaristici, chiamiamoli così.

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