Noci di cocco

Sono consumata!! In questo momento ho ancora la pupilla dilatata da ieri (maledetta atropina!) e non potrei stare davanti al pc, ad esempio.. ma vabbè… siccome avrei finito le materie e dovrei chiudere la tesi al più presto.. sto qua. Intermezzi di Gaber che sennò gli occhi li porto direttamente a rottamare, altro che prova lenti lunedì… ascolto con gli occhi chiusi, fa bene meditare un pò allontanarsi da tutto, anche se il divieto di leggere mi fa girare alcuni li cojoni.. e pazienza, avevo cominciato Come un romanzo di Pennac (bellu!) avant’ieri, ed eccomi qua, non posso continuare. Dice, vabbè ma che ti metti a leggere che devi finire la tesi e c’hai na spada di Damocle sulla testa che è enorme? Giusto, non leggo per far pausa ma correggo la tesi… e ‘sti cazzi.. è peggio di un libro lo schermo del pc!!! E allora torno a Gaber, che tante, troppe cose, non ho ancora ascoltato. E posto qui qualche chicca, che m’ha fatto ribaltare. Certo, è un grande, non ce n’è per nessuno 🙂

NOCI DI COCCO

Coro: Che fame!

Che fame!


Che fame!


Che fame!


Che fame!


Che fame!


Che fame!


Che fame!


Che fame!




G: E qui, in quest’isola deserta, non c’è niente da mangiare!




Che fame!


Che fame!




G: Poveri noi. Così uniti, così solidali, tutti uguali senza niente da mangiare!




Che fame!


Che fame!




G: Uhè! Uhè! Vedo delle noci di cocco. Sì, ci sono moltissime noci di cocco!




Coro: Bene! Evviva! Abbiamo trovato le noci di cocco!


Abbiamo trovato le noci di cocco!


Abbiamo trovato le noci di cocco!


Abbiamo trovato le noci di cocco!




G: No. No. Ho trovato le noci di cocco!


Eh sì, le noci di cocco le ho trovate io, quindi me le mangio io!




Coro: Ma anche noi abbiamo fame!




G: No vedete ragazzi facciamo un ragionamento. Nella vita non tutti gli
uomini sono uguali: ci sono uomini normali e uomini d’ingegno. Non a
caso le noci di cocco le ho trovate io!




Coro: Ma cosa te ne fai di tante noci di cocco? Tu se solo e noi siamo in tanti!




G: Non è il numero che conta è l’intelligenza dell’individuo!




Coro: Tu se solo e noi siamo in tanti!




G: Non crederete mica di farmi paura con delle minacce vero?




Coro: Tu se solo e noi siamo in tanti!




G: È vero! Io sono solo e loro sono tanti. Bisogna che li calmi. Certo non con le noci eh?


Bisogna che inventi qualcosa, qualcosa di giusto, di civile. Guai se
cominciamo con la violenza. Il rispetto! Il rispetto di quello che
siamo, di quello che abbiamo, qualcosa di serio, di importante, di
democratico!


Ci sono, ho trovato! Invento lo Stato!




Coro: (intona l’Inno di Mameli)

IL SENSO

Secondo me è un periodo che non si capisce più niente. No, dico nelle
conversazioni, no? Sia che si parli di noi, sia che si parli del mondo.

No,
perché io posso anche capire che uno abbia delle idee politiche!
beato lui. Che si spieghi. Ecco, che non dica parole che non vogliono
dire niente o tutto. Che poi io gli rispondo, e lui mi risponde, e
io gli rispondo, e mi fa incazzare, e finisce che si litiga senza avere
neanche capito bene di che cosa stiamo parlando.

Ordine ci vuole,
ordine, a cominciare dalle parole. Bisogna ridargli un senso,
specialmente a quelle parole soggette a cambiare nel tempo. Eh! Perché
se uno dice ‘fascismo’, non è che si sa tanto bene cosa vuol dire,
però l’altro capisce che non è una gran cosa. Perfetto, si sono
accordati sul senso.

Ma se uno mi dice ‘democrazia’, io gli do lo
stop: ‘Stop! Adesso tu mi dici se per te è una cosa buona o una
schifezza!’. Allora lui mi spiega con altre parole e io: ‘Stop! Stop!
Stop!’.

Mi evitano. Solo perché voglio che ci si accordi sul senso.
Ma certo, anche per difendermi. Ma dico, se uno a tavola ti dice
‘compagno’, tu non sai se ti sta dando del cretino o no! Si potrebbe
capire sapendo lui come la pensa, questo sì, ma se te lo dice uno per
strada, eh? ‘compagno’… Dal tono forse:

‘Compagno!’. Questo è chiaro.
‘Compagnooo’. Anche questo è chiaro.
‘Compagno!’. Questo non si capisce, per esempio.
E
poi, anche se si capisse, a questo punto non si sa più perché bisogna
usare le parole. Basterebbe fare: ‘Heee bllla huuua huuu…’.

Bisogna
decidere, su! O essere delle mucche o ridare un senso alle parole. Un
senso storico. Perché è la storia che come sempre fa casino, capisci?
Ti cambia da un giorno all’altro il significato delle parole, perché
lei, la storia, c’ha un suo percorso, no? e allora tu prima di
parlare con uno devi sapere a che punto sta lui della storia, no?

Io lo guardo un po’ poi gli faccio: ‘Tu dove stai?’.
Mi evitano.
E
fanno male, perché non stanno attenti, sono disordinati. Ma dico io,
se uno non sta dietro alle cose nell’arco di una vita una parola come
‘coppia’, ecco ‘coppia’, ‘coppia¦ quando ero piccolo erano due
persone che si volevano bene. Poi c’è stato un periodo che erano due
persone¦ nemmeno due persone, era una schifezza proprio! Adesso sta
rimontando, vedi? Per coppia si intende ‘coppia critica’, e cioè loro
sanno che è una schifezza ma va bene così. Perfetto! Perfetto! Va
benissimo, si sono accordati sull’imperfezione dell’amore, eh!

Amore? Stop! Bisognerebbe ridargli un senso. Anche le ragazze mi evitano.
Ma
allora bisogna usare solo parole come cane, gatto, albero, cavallo!
Ecco, se uno mi dice ‘cavallo’ lo so cos’è, eh! Non mi diverto ma lo
so. Eh sì, perché se la gente parlasse solo di animali, di verdure¦
di cassapanche, non si gode ma ci si capisce.

E invece allora parole
di pace, di inflazione: stop! Energia, Einstein: stop! Cultura: stop!
Sfratti, religione: stop! Politica: stop! Stop! Stop! Accordiamoci sul
senso!

Il senso?
Ma che senso ha il senso?

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