Giap n. 22 W i Wu Ming

Copincollo volentieri l’editoriale dell’ultima Giap che sottoscrivo interamente.. se non ci fossero bisognerebbe inventarli!!

MARCIRE AL PASSO DELL’OCA
Appunti dal Paese Semplice

Alla fine il Paese Semplice è arrivato.
Anzi, meglio, il Paese Semplificato. Chi si auspicava questo esito ha
il diritto di festeggiare. Non importa quale schieramento si sia
sostenuto, e infatti sono in tanti a rallegrarsi per la fine delle
contrapposizioni frontali: si saluta una nuova stagione, non avrà più
spazio la “demonizzazione” dell’avversario politico.
Con ritrovata serenità si marcia sui campi nomadi, semplici molotov
vengono tirate in svariate regioni da nord a sud. Si annunciano sereni
e pacati pogrom. La fiammella accesa mesi addietro con link l’appello “Il Triangolo Nero” non poteva che essere profetica, e non consola il constatarlo né l’avere intuito che etc.
Cazzotti sciolti, calcioni in libertà, rilassati pestaggi nazisti
lasciano morto un ragazzo per strada a Verona. Codino di merda, chi
cazzo sei? Ti ammazzo.
Semplici adolescenti dell’estremo sud si rompono i coglioni di una loro amichetta? Ti cancello e ti butto in un pozzo.
Semplificare.
L’immondizia di Napoli deve scomparire. In che modo? Per finire dove?
Non è il caso di complicare le cose, per favore badiamo al sodo. E i
clandestini? Sono un problema e vanno eliminati.
Si apre una nuova stagione. Stagione lunga, che ha davanti a sé il
tempo di lustri e generazioni. La contingenza non può più essere la
priorità.
L’emergenza è finita.

La zona dove abito verrà presto chiusa alle auto.
Un mese fa su vetrine, muri e parabrezza del quartiere sono comparsi i cartelli, “No alla pedonalizzazione”.
L’altra sera il comitato del No ha convocato un’assemblea per decidere che fare.
Ci sono andato. Ho alzato la mano e ho spiegato che a me la zona
pedonale piace, anche se ho due bimbi piccoli e spesso girare in auto
mi diventa necessario.
Mi hanno ascoltato per un minuto, incapaci di capire se fossi lì per
sfotterli oppure per sbaglio. Poi un signore garbato mi ha interrotto e
mi ha spiegato che quella non era una riunione per confrontarsi, ma per
decidere come contestare il provvedimento.
Allora mi sono scusato e ho chiesto se la riunione di confronto
l’avessero già fatta o messa in programma, perché ci tenevo davvero a
spiegare le mie ragioni.
Mi ha risposto una signora, scandendo le parole come si fa con gli stranieri.
– Noi siamo già contrari. A che ci serve parlarne ancora?

Prima Regola: eliminare il dubbio. Il Paese Semplice è un paese a priori.

Uscito
dalla riunione, sulla strada di casa, passo davanti ai tavolini di un
bar e inciampo in una frase, buttata in mezzo al portico da una ragazza
giovane, segni particolari nessuno.
– Certo, – dice con il tono di chi fa una concessione – però gli zingari sono zingari.

Seconda Regola: ridurre il mondo a verità necessarie. X è sempre uguale a X. Il Paese Semplice ammette solo identità.

reductio ad hitlerumAscolto
spesso i discorsi del prossimo. In treno, se non ho un paio di cuffie
da infilarmi nelle orecchie, sono incapace di leggere, troppo attento a
quel che dicono i vicini. A volte mi faccio contagiare anch’io dalla
voglia di semplicità. Immagino di essere un agente segreto, assoldato
per schedare i responsabili di determinate frasi in stile Borghezio. A
seconda del sogno, le persone che segnalo vengono poi deportate in
Libia oppure private del diritto di voto. Lo so che non va bene, e
infatti mi sveglio, mi schiaffeggio e poi rido della contraddizione:
deportare i razzisti o convincerli con la forza.
Il problema è che altri fanno sogni peggiori e non si svegliano affatto.
Ti ammazzano di botte perché hai il codino e non offri una sigaretta.
Ti buttano in un pozzo perché forse sei incinta e gli incasini la vita.
Ti bruciano la casa perché sei rom, o romeno, insomma, quella roba lì.
Tutto pur di restare in pace, al sicuro, lontano dal conflitto.
Una ragazza mi supera a passo veloce. Discute con un amico, forse il fidanzato.
– Che poi i dati delle questure parlano chiaro:link non risulta che un bambino sia mai stato rapito dagli zingari. E’ una leggenda metropolitana.
Mi metto a correre, la raggiungo, le stringo la mano e prima che il
tipo mi metta le mani addosso, sono più o meno in ginocchio che la
ringrazio e le chiedo se per caso non ha voglia di andare a parlare con
un’altra ragazza, seduta al bar pochi metri più indietro.
Poi arrivo a casa e c’è la tivù accesa sul programma di Santoro.
Castelli, Lega Nord, messo alle strette sulla questione clandestini, si agita.
– La gente ci ha votato per questo – taglia corto – e noi andremo avanti.

Terza Regola: eliminare le minoranze. Nel Paese Semplice democrazia fa rima con maggioranza.

A
seguire parte un servizio, credo girato in Romagna, credo per
dimostrare che anche i bonari comunisti d’antan non ne possono più
degli stranieri. Forse vale la pena ricordare che in provincia di
Bologna il giornale più venduto è sempre stato il Resto del Carlino, anche quando il direttore era un entusiasta della Repubblica di Salò. E l’espressione maruchèin (marocchino = meridionale) non è mai stata un complimento, da queste parti.
Intervistano un tizio che con l’aria dell’illuminista sostiene:
– Quelli che lavorano è giusto che restino. Ma i clandestini no, quelli fuori.
Milioni di italiani, di destra o di sinistra, sottoscriverebbero una
frase del genere, sentendosi più o meno nipotini di Voltaire.
Se capisco bene, l’uomo che la pronuncia è appena uscito da una
fabbrica. Lavora lì insieme a molti stranieri, in gran parte senza
permesso di soggiorno. Solo che nella sua cornice mentale clandestino
significa “senza lavoro” e non è disposto a modificarla nemmeno davanti
ai fatti. D’altra parte qualunque teoria può essere difesa dall’attacco
della realtà. Copernico rigettò il sistema tolemaico non perché non
riuscisse a spiegare nuovi fenomeni, ma perché per farlo aveva bisogno
di calcoli troppo complessi. Il problema non è la scomparsa dei fatti,
ma l’uso di un linguaggio allo stesso tempo troppo semplice e troppo
oscuro per poterli descrivere.

Quarta Regola: eliminare le informazioni. Il Paese Semplice ammette solo tautologie.

Ci sono leggi che si scrivono per sancire l’illegalità, l’arbitrio, l’assenza di diritto.
L’attuale legislazione italiana in materia di immigrazione dai paesi
extra-comunitari (promulgata da un governo di centrodestra e lasciata
tale e quale dal governo di centrosinistra) è un caso paradigmatico.
La legge Bossi-Fini stabilisce che per ottenere un permesso di
soggiorno è necessario avere un contratto di lavoro. Ma per avere un
contratto è inevitabile… venire in Italia. Ovvero entrare
clandestinamente, trovare un datore di lavoro disponibile, il quale
spedirà una formale richiesta di assunzione all’ambasciata italiana nel
paese d’origine, fingendo di non avere già in organico il lavoratore
(in nero). Il quale lavoratore dovrà poi tornare al suo paese a proprie
spese, fingere a sua volta di non essere mai entrato clandestinamente
in Italia, presentarsi all’ambasciata italiana per ottenere i documenti
e quindi rientrare in Italia da regolare.
Che l’iter sia questo lo sanno anche i sassi, ma tutti, dai legislatori
alle autorità preposte al personale diplomatico, fino ai diretti
interessati, fanno finta di niente. Nessuno affiderebbe la cura dei
propri anziani o della propria casa a un estraneo, che in teoria
dovrebbe vivere a Kiev, a Bucarest o a Manila. Vogliamo parlarci,
vederla in faccia, la persona che cambierà il pannolone a nostra nonna,
sapere qualcosa di lei, prima di assumerla, metterla in regola (ammesso
che si sia disposti a farlo). E possiamo scommettere che anche
l’impresa edile che ci ristruttura casa non ha assunto il muratore
rumeno sulla parola, scegliendolo da una lista di collocamento
internazionale.
Piccolo spazio pubblicitàCi sono leggi “contro la clandestinità” che si fanno per favorire la clandestinità.
Il dipendente perfetto è quello che deve al proprio datore di lavoro la
garanzia di non essere sbattuto in un CPT, quello sottoposto al doppio
ricatto di perdere il lavoro ed essere espulso oltre frontiera.
Ci sono leggi che sembrano paradossali, ma in realtà rispondono a una
logica ferrea. Quella dell’esclusione per poter includere al minor
costo possibile. Quella del profitto spacciato per sicurezza. La stessa
logica che porta a gridare “padroni a casa nostra” mentre si appoggiano
operazioni di guerra in casa d’altri.
Quelli che per ultimi in Europa si sono sbarazzati di un regime
fascista e ne hanno ancora fresca memoria se ne sono accorti che
l’Italia sta marcendo al passo dell’oca (no, non è un refuso, marciare
è troppa fatica) e ce lo dicono in faccia. Gli spagnoli non ci vanno
certo teneri con gli immigrati, men che meno con i clandestini, ma in
Spagna non si respira l’aria pesante che asfissia il Paese Semplice,
togliendoci l’ossigeno necessario a riconoscere le cose e chiamarle con
il loro nome. Colpa dei miasmi della spazzatura, dei gas di scarico,
dell’odore di benzina bruciata.
Per onorare le promesse elettorali si è appena istituito un Commissario
straordinario ai rom. Le istituzioni si occuperanno degli zingari. Non
di cittadini italiani o stranieri, ma di un’etnia. E’ un bel salto di
qualità, un passo in avanti nella storia a ritroso di questo paese e di
questo continente. E possiamo stare certi che ci sarà sempre qualcuno
disposto a discuterne… pacatamente, serenamente.

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