Wu Ming, Subsonica e dintorni

Passando dall’ultima Giap! del 2007, meravigliosa come è giusto che sia, approdando ad ascoltare nuovamente i Subsonica, per dargli nuovi e più belli significati… XD INIZIO RASSEGNA:

Giap #16/18, numero triplo, VIIIa serie – A chi finisce nel tritacarne – 26 novembre 2007

A Raigama Achrige Rumesh Ku detto "Ganesh"
ridotto in fin di vita a 19 anni causa "irriflessa pressione del grilletto"
da parte di un vigile anti-graffiti, Como, 29 marzo 2006.
[E’ ora di aggiornare il conto dei "morti e feriti da Legge Reale"]

A Florin Draghici
morto a 4 anni bruciato vivo, causa marginalità
e mancata accoglienza, Bologna, 19 novembre 2007.
Pronto per il dimenticatoio.

A chi finisce nel tritacarne, nel silenzio,
senza medaglie, senza bandiere.

"Ditemi se andiamo incontro a un Santo Natale."
Bernardo Provenzano

DOPO L’APPELLO "IL TRIANGOLO NERO"
L’appello "Il triangolo nero / Nessun popolo è illegale", diffuso a partire dal 15 novembre scorso, è nato dall’incazzatura nel vedere un intero paese comportarsi da cane rabbioso.
Non che sia la prima volta: da anni sfrigola nell’aria la voglia di
linciaggio, e in certe occasioni si fa desiderio violento. Ogni tot
mesi, per qualche giorno sembra di stare in 28 giorni dopo, con le città in preda a un’epidemia di collera.
Solo che ogni volta è peggio: uno scoppio di xenofobia tanto esplicito
e privo di pudore – e per giunta trasversale, senza distinzioni tra
destra e "sinistra" – non pare avere precedenti nella storia recente
del paese. E da un mese a questa parte sembra del tutto normale,
accettabile e "di sinistra" (!) parlare come Borghezio, ed è diventato chic rivendicarlo.
Insomma, alcuni scrittori e artisti hanno cominciato a discutere al
telefono e via e-mail, e in 48 ore è nato l’appello. Promosso da una
ventina di persone, in un battibaleno ha raccolto oltre cinquecento
firme, tra cui molti esponenti noti della cultura e dell’informazione,
da Gad Lerner a Moni Ovadia, da Andrea Camilleri a Chiara Ingrao, Bernardo Bertolucci a Franca Rame, da Sandro Veronesi a Erri De Luca, da Lidia Ravera a Nanni Balestrini, da Enrico Ghezzi a Giuseppe Pederiali, da Melissa Panarello a Sandrone Dazieri.
Spedito in giro, l’appello si è trasformato in cometa dalla lunga coda.
Mentre scriviamo sta per toccare le seimila firme. Compare integrale su
centinaia di blog e siti, google restituisce oltre 25.000 risultati.
Inoltre è disponibile in diverse lingue: rumeno spagnolo francese catalano.
Da quest’appello forse nasceranno altre iniziative pubbliche. Se ne sta
discutendo tra i promotori, che si sono dati un nome temporaneo: "Nei
campi".
 

Nei campi NEI CAMPI
[WM3,
11 novembre 2007, h.11:30] La tempesta di mail che si è scatenata da
ieri rincuora. Ha la consistenza di un filo d’aria che entra in una
cella sotterranea. E’ il restringersi dell’orizzonte l’asperità più
dura da affrontare, oggi. Per me. Le prospettive anguste che chiudono
lo sguardo, fanno vacillare. C’è ancora spazio, tempo? E’ tutto, solo,
un problema di margine. Margini.
Margine è l’ossessione
dell’economia. Dove ricavarlo, come estrarlo. Gli schiavi e le donne,
appunto. Anzi, Prima le donne, poi gli schiavi. L’antica e nuova
frontiera. Del potere, di sempre. E margine è il nostro problema. Dove
trovarlo, come collocarci. Per esibire un altro modo di dire, di
pensare, di guardare. Senza spocchia, o soluzioni confezionate senza
amore. Perché soluzioni non ce ne sono, questo lo sappiamo, no?
I marziani sono arrivati, il loro capo ha la faccia di un comico. Ma non sarà lui a comandare. Anzi, è già evaporato.
I nuovi capi fanno la faccia feroce. Facit’ammuina!
Preparate pacchetti.
Eppure. Ritengo necessaria, salvifica, quest’ondata di scambi, questo
affannarsi a cercare il margine, il nostro, dove attestare lo scarpone
della dignità, il disperato bisogno di comunanza, l’imprescindibile
necessità di evadere dagli appartamenti dove siamo detenuti, agli
arresti.
Chiamerei quest’aggregato che si va formando "Nei Campi". Perchè c’è
bisogno d’aria, perchè si soffoca. Nei campi dove gli scarti
dell’umanità, a noi necessari, si addensano. Nei campi dove le puttane
soddisfano i nostri bisogni notturni.
Nei campi diventati discariche di noi stessi.
Non è una proposta, si tratta di una sigla senza appeal, priva di
penetrazione mediatica, che è invece è utile, necessaria. Dò grande
valore a tutte le valutazioni emerse finora, e altrettanto mi scuso per
l’approccio non organizzativo di queste righe. Ho molta fiducia nella
concretezza che molti sapranno imprimere a questo slancio collettivo.
Si trattava solo di esprimere, di ribadire, una condivisione piena, una
partecipazione incondizionata. E in qualche modo ringraziare tutti voi
per aver aperto la finestra. Facendo passare aria.

L’Odore
(…)

forse nel mondo


non sapevamo stare


così distanti


ad aspettarci ancora.

(…)

Sei il suono, le parole


di ogni certezza persa dentro il tuo odore.


Siamo gli ostaggi di un amore


che esplode ruvido


di istinto e sudore.


È stato un lampo

(…)

Ma voglio che tu


tu piano piano scivoli dentro me,


ma voglio che poi


nell’insinuarti sia incantevole.


Ma voglio che tu


tu piano piano faccia strage di me


in un incerto compromesso


tra la mia anima e il suo riflesso.


Sei il suono, le parole


di ogni certezza persa dentro il tuo odore.


Siamo gli ostaggi di un amore


che esplode fragile


di istinto e sudore.


Quanti graffi da accarezzare


per tutti i cieli che possiamo tracciare,


tutte le reti del tuo odore


dentro gli oceani che dobbiamo affrontare.


Ma voglio che tu


tu piano piano scivoli dentro me,


ma voglio che tu


nell’insinuarti sia incantevole.


Ma voglio che tu


tu piano piano scivoli dentro me,


ma voglio che tu


nell’insinuarti tu sia incantevole.


Ma voglio…

Incantevole


Se leggera ti farai


io sarò vento


per darti il mio sostegno


senza fingere


se distanza ti farai


io sarò asfalto


impronta sui tuoi passi


senza stringere mai.


Se battaglia ti farai


io starò al fianco


per darti il mio sorriso


senza fingere


se dolore ti farai


io starò attento


a ricucire i tagli


senza stringere mai.


FUORI È UN GIORNO FRAGILE


MA TUTTO QUI CADE INCANTEVOLE COME QUANDO


RESTI CON ME


FUORI È UN MONDO FRAGILE


MA TUTTO QUI CADE INCANTEVOLE COME QUANDO


RESTI CON ME.


Se innocenza ti farai


io sarò fango


che tenta la tua pelle

senza bruciare.

Se destino ti farai


io sarò pronto


per tutto ciò che è stato


a non rimpiangere mai.


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